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Morto Sinisa Mihajlovic

Morto Sinisa Mihajlovic: mondo del calcio in lutto

Morto Sinisa Mihajlovic: mondo del calcio in lutto.

Ieri è arrivata la notizia che ha lasciato sgomenti e attoniti tutti gli appassionati di questo sport. Se ne è andato Sinisa Mihajlovic il sergente di ferro dal cuore grande.

Ci lascia a soli 53 anni dopo aver combattuto come un leone, come era nella sua natura, contro il male invisibile che però non gli ha lasciato scampo. Da tre anni Sinisa combatteva contro una leucemia aggressiva, che lo aveva colpito a luglio 2019. Lo aveva annunciato in una conferenza stampa mentre era ancora tecnico del Bologna. Non voleva essere compatito, non cercava pietà. Si presentò davanti alle telecamere con la dignità e il coraggio che sempre lo avevano accompagnato nel mondo del calcio ma anche nella vita.

Morto Sinisa Mihajlovic: il peggioramento degli ultimi giorni

Ieri se ne è andato. E’ morto nella clinica Paideia di Roma dove era ricoverato da domenica 11 dicembre. Pochi giorni fa il progressivo peggioramento: un’infezione divenuta subito grave a causa del sistema immunitario compromesso dalla malattia e una febbre alta lo costrinsero al ricovero.

E poi l’inaspettata accelerata.

Venerdì e sabato scorsi Sinisa parla agli amici dei suoi programmi futuri. Voleva rimettersi in gioco a gennaio, dopo aver concluso il suo ciclo di terapie e tornare a vedere le partite negli stadi. Non ha mai avuto intenzione di arrendersi lui, nemmeno un secondo.

Ma lunedì le sue condizioni sono ulteriormente peggiorate: l’ex mister è entrato in coma farmacologico e accanto a lui sempre la moglie Arianna, fino all’ultimo istante.

Si è spento ieri pomeriggio e ha gettato nello sconforto il mondo del calcio e soprattutto quello blucerchiato.

Oggi tutti lo ricordano per la sua ironia, per il suo cinismo e per la sua schiettezza. I suoi marchi di fabbrica, i suoi tratti distintivi che lo rendevano unico e lo facevano spiccare in un mondo di personaggi composti e ingessati.

Sinisa: la storia di un guerriero dalle mille vite

Sinisa non aveva paura di sbagliare o di apparire burbero. Lui figlio della Jugoslavia e uomo dalle mille vite, cresciuto sotto i bombardamenti della guerra balcanica e approdato poi in Italia, il paese che ha fatto suo e che oggi piange un suo figlio.

Gli esordi

Muove i primi passi a Borovo – vicino alla sua città natale Vukovar – poi passa al Vojvodina e nel 1990 il salto nel calcio che conta con l’approdo alla Stella Rossa. In Italia approda nel 92′ partendo dalla Roma giallorossa poi tocca alla Samp dal 94 al 98 e poi Lazio e Inter.

Lascia il segno ovunque passa. Uomo di spessore e di carisma, una di quelle persone che solca indelebile la sua impronta durante il cammino su questa terra.

Una carriera conclusa nel 2006 con 69 gol, 55 assit e 455 partite giocate. La sua arma preferita: il mancino da calcio piazzato che lasciava tutti pietrificati di fronte alla tv.

Il Sinisa allenatore

Poi si siede in panchina e segue l’amico Mancini come vice all’Inter, poi tocca al Bologna, al Catania, alla Fiorentina, alla sua Samp, al Milan, al Torino, allo Sporting Lisbona e l’ultima tappa lo rivede a Bologna.

Nella sua lunga vita da professionista sono sei gli anni passati a Genova tra i ruoli di calciatore e allenatore. Lui, uno dei testimoni più prestigiosi dell’ultima coda della Samp D’oro che andava esaurendosi sul finire del magico decennio anni 90. Poi eccolo ritornare sotto la lanterna come mister dal 2013 al 2015.

La sua Samp

Al suo ritorno, in un momento complicato, con la Sampdoria nei bassifondi della classifica non si tirò indietro. Prese la squadra sulle spalle e trasformò i giocatori in uomini. Sono molti gli aneddoti che si ricordano, indelebile è la sua corsa forsennata alla fine di un derby: acchiappò Regini sotto gli occhi attoniti dei compagni e del pubblico ancora sugli spalti, lo alzò quasi da terra, colpevole di aver regalato un fallo inutile nel recupero in un derby ad altissima tensione.

Sono tanti i momenti iconici targati Sinisa: personalmente mi ricordo di una partita del 9 maggio 2014, la Samp doveva ancora ottenere la salvezza matematica e quel giorno si giocava Samp Livorno al Ferraris. Un match da non sbagliare ma invece il primo tempo finisce 2 a 0 per la formazione ospite. I giocatori poi entrano negli spogliatoi e al loro ritorno in campo per la seconda frazione sono indemoniati e vincono 4 a 2. Ricordo che allo stadio si ironizzava “se i muri degli spogliatoi potessero parlare”, si fantasticava riguardo cosa avrebbe potuto dire Sinisa ai suoi ragazzi per ottenere una simile reazione.

Ma lui era così, capace di scatenare il fuoco anche negli animi più tranquilli e pacati.

Il suo amore mai celato per i colori blucerchiati

Questo era Sinisa Mihajlovic. E riuscì nella sua impresa e con lui, la Sampdoria raggiunse nel 2015 l’ultimo piazzamento in Europa fino ad ora. Al suo arrivo si presentò in un momento difficile e raccontò di aver scelto la Samp rifiutando 2 anni e mezzo di contratto sulla panchina della sua nazionale.

Raccontò di dover pagare un debito: era troppo riconoscente alla Samp per quello che gli aveva dato, era con i colori blucerchiati addosso che Sinisa ha iniziato a brillare in Serie A.

Parlò ai tifosi e ai giocatori poi, parafrasando John Kennedy:

Non chiedetevi cosa può fare Sampdoria per voi. Chiedete cosa potete fare voi per Sampdoria

Oppure:

John Kennedy davanti al muro disse Ich bin ein Berliner, io oggi dico sono fiero di essere sampdoriano.

Ma anche la sua perla:

I tifosi della Sampdoria hanno già vinto scegliendo da che parte stare

E gli ultras blucerchiati lo hanno ricordato con un’altra delle sue citazioni in cui non nasconde l’amore per i colori sampdoriani:

Giocare nella Sampdoria deve essere per tutti un onore. Questo è un club prestigioso, con 67 anni di storia. E se qualcuno dei miei giocatori questa storia non la conosce gliela ricorderò io. Ricorderò ai miei giocatori, che la maglia che indossano è stata vestita in passato da grandi giocatori e grandi uomini. Sono talmente tanti che me li sono dovuti scrivere per ricordarli tutti: potremmo partire dagli anni ’50 e andare avanti e citare Suarez, Skoglund, Brighenti, o dire che qui ha giocato un Ct Mondiale come Lippi. […] Questa è stata la squadra di una coppia irripetibile, tra le più grandi della storia del calcio italiano, come Vialli e Mancini, di una freccia come Lombardo, di talenti come Dossena e Salsano, di attaccanti come Chiesa e Montella. Fino a Cassano e Pazzini. E ne dimentico tanti… In panchina si sono seduti miti come Fulvio Bernardini e Vujadin Boskov, e tecnici innovatori come Eriksson. Questo club negli ultimi 30 anni è stata gestito da due grandi famiglie: Mantovani e Garrone. E io ho avuto l’onore di conoscerle entrambe. Qui solo vent’anni fa si vinceva una Coppa delle Coppe, uno scudetto e si è persa ai supplementari una Coppa dei Campioni. […] Perché nella sua storia la Samp è anche caduta ma si è sempre rialzata.”

Morto Sinisa Mihajlovic: il cordoglio dell’amico Mancini

Questo è stato Sinisa Mihajlovic. Dignità, senso di appartenenza, coraggio, determinazione. Uomini di un altro calcio, di un’altra vita, si dice oggi. Ma uomini di cui c’è ancora bisogno.

Messaggi di cordoglio oggi sono arrivati da tutti: dai club, dalla Serie A, dal premier Meloni, dal Presidente Toti, dagli amici della favola blucerchiata, su tutti Mancini, che ha detto:

Un giorno che non avrei mai voluto vivere, perché ho perso un amico con cui ho condiviso quasi 30 anni della mia vita in campo e fuori. Non è giusto che una malattia così atroce abbia portato via un ragazzo di 53 anni, che ha lottato fino all’ultimo istante come un leone. Ed è proprio così che Sinisa resterà per sempre al mio fianco.

Se ne va l’uomo. Ma resta la sua impronta, i suoi occhi fiammanti, il suo sorriso e la sua ironia, la sua corazza e la sua passione. Se ne va l’uomo e oggi lo salutiamo alzando il cappello, come si fa di fronte ai guerrieri, come si fa di fronte a chi ha morso la vita fino all’ultimo senza conoscere mai la parola resa.

Ciao Sinisa, esprimiamo forte vicinanza alla famiglia.

 

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Francesca Galleano

 

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Info Francesca Galleano

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Francesca Galleano, 25 anni, laureata in Lettere e in Informazione ed Editoria. Appassionata di calcio, cultura, viaggi e fotografia. Caparbia, determinata e responsabile ma anche sognatrice e capace di stare contemporaneamente con i piedi per terra ma la testa tra le nuvole.

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