riforma reddito di cittadinanza

Riforma del reddito di cittadinanza: nuove regole per il 2023

Nuove regole per il Reddito di cittadinanza che verrà poi abrogato dal 1° gennaio 2024. Anno di transizione il 2023 con reintegro degli occupabili attraverso corsi di formazione, riduzione dei beneficiari e delle mensilità che passano da 18 a 8. 

Era stato il principale nemico e bersaglio della campagna elettorale di Giorgia Meloni. La causa di tutti i mali e il motivo principale per cui i datori di lavoro non trovavano dipendenti. Non era infatti per la crisi o per lo sfruttamento che dilaga in alcuni settori con paghe misere, no…la colpa era del Reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza: dal 2023 le nuove regole

Così il 2023 sarà un anno di transizione per il reddito che verrà riformato ad una nuova misura, più simile ad un Reddito di sussistenza per i poveri da far gestire però ai Comuni e non più ad Inps. Ci sarà poi una riduzione passando dai 18 mesi attuali alle 7/8 mensilità.

Sicuramente era un impegno dispendioso per le casse dello Stato: l’RDC costava quasi 9 miliardi l’anno ma aiutava 2,4 milioni di persone con una mensilità media intorno ai 550 euro. Da quando era entrato in vigore – cioè dall’aprile 2019 – fino a settembre di quest’anno è costato 26 miliardi.

Una riforma che aveva sicuramente bisogno di più accorgimenti: a causa dei furbetti del reddito – una minoranza che però pesava – così ci saranno maggiori controlli e sarà ridotta la platea salvando però famiglie con minori, disabili e anziani in difficoltà.

All’inizio c’era l’idea di abolirlo già dall’anno prossimo. Poi è stata accolta invece la proposta della ministra del Lavoro Calderone:

C’è un anno transitorio nel quale comunque tutte le persone in difficoltà saranno tutelate, chi non è in grado di lavorare avrà piena tutela e chi è in grado di lavorare invece avrà una riduzione dei mesi di sostegno“.

Riforma reddito di cittadinanza: la sfida del Governo

Un anno di cuscinetto, un’uscita soft dall’assistenza del reddito, per reintegrare e rendere occupabile chi è in grado di lavorare, mantenendo invece sostegno alle persone fragili e più bisognose.

Non ci saranno più i due bonus di rifiuto dell’offerta di lavoro ma ce ne sarà uno solo (all’inizio erano tre, poi Draghi diminuì a due) dopo il quale verrà ritirata la card del reddito.

Resta in salita però la strada per reintegrare gli occupabili perché secondo i dati si tratta di persone con bassa scolarizzazione – il 70% arriva al massimo alla licenza media – non più giovani e persone che sono lontani dal mercato del lavoro da almeno 3 anni.

Fino ad ora ai percettori del Reddito offerte di lavoro non ne sono mai arrivate o quasi. In più ci sono 170 mila persone che già lavorano ma ugualmente percepiscono il sussidio visto il basso salario e solo 327 mila risultano “vicini” al mercato del lavoro.

Il mancato lavoro però non è quasi mai dovuto alla poca volontà ma alla mancanza di offerte congrue, di salari minimi, di stipendi adeguati nel solito scenario della drammatica situazione retributiva italiana, spesso al di sotto di un livello di semplice sussistenza.

Francesca Galleano

 

Ti può interessare leggere anche:

Blue Skills a Genova il 24 e 25 novembre alla scoperta delle professioni legate all’economia del mare

 

Condividi su
Spazi pubblicitari Liguria.Today

Info Francesca Galleano

Avatar photo
Francesca Galleano, 25 anni, laureata in Lettere e in Informazione ed Editoria. Appassionata di calcio, cultura, viaggi e fotografia. Caparbia, determinata e responsabile ma anche sognatrice e capace di stare contemporaneamente con i piedi per terra ma la testa tra le nuvole.

Lascia un commento

Liguria.Today