Caso Quagliarella

“caso” Quagliarella: il Capitano non si tocca

Caso Quagliarella. In casa Sampdoria occhi puntati sul “caso” Quagliarella, l’attaccante e capitano blucerchiato che pare essere finito nella lista dei bocciati stilata da mister Stankovic.

Siamo solo all’inizio di questa lunga – forse troppo – pausa Mondiali e le difficoltà della Sampdoria rimangono sotto gli occhi di tutti. Oltre alla già evidente crisi di risultati affiancata allo stallo cessione, adesso sembra essere scoppiato il caso Quagliarella. Idolo della tifoseria e simbolo della storia recente del club.

Il capitano sta per spegnere 40 candeline (il prossimo 31 gennaio) e sta soffrendo anche lui le difficoltà del gruppo. Talmente è difficile la situazione che era impossibile non esserne contagiati e trascinati. Così sono già stati avviati i primi contatti telefonici tra la società e il giocatore; probabilmente la palla passerà poi al Presidente Lanna che avrà un incontro faccia a faccia con la punta nei prossimi giorni, ed ha tutte le intenzioni di trattare la questione con il dovuto rispetto che Quagliarella merita per quanto fatto.

Però stona tantissimo vedere il suo nome nella lista dei cattivi. Sembra ingiurioso colpevolizzare il numero 27 anche perché il mister stesso lo ha impiegato pochissimo – solo 4 volte in 7 partite e mai dall’inizio – e questo attacco appare incoerente e pretenzioso, perché non è giusto aspettarsi miracoli da un giocatore che seppur talentuoso è sul viale del tramonto.

La situazione ha subito scatenato le polemiche dei tifosi che si schierano dalla parte del loro fidato idolo. Scelta comprensibile visto che il giocatore ha disputato con la Samp 282 gare segnando 105 gol e vincendo anche il titolo di capocannoniere nella stagione 2018/2019. 

Sono impressi nella memoria dei tifosi e di tutti gli appassionati a questo sport i fotogrammi dei suoi gol. L’uomo dei gol impossibili segnati da tutte le posizioni e in tutti i modi: lo scavetto, la sforbiciata, l’elegantissimo tacco – il più recente che fece strabuzzare gli occhi ai tifosi fu quello segnato contro il “suo” Napoli al Ferraris nel 2018 in un rotondo 3 a 0 per i padroni di casa – e poi i gol dai 40 metri, i tiri al volo, e il suo cinismo nel battere i rigori.

Insomma a Fabio Quagliarella il tifoso blucerchiato deve molto. Le gioie – seppur poche – degli ultimi anni sono passate tutte dai suoi piedi.

Ha fatto impazzire i tifosi ai derby andando a segno per ben 3 volte, ha fatto rimanere incantati di fronte alle sue prodezze, ha creato stupore e magia con le sue giocate affascinando il pubblico e diventando idolo dei ragazzini. Ci ha salvato tutte le volte, senza mai tirarsi indietro. Ha rifiutato il corteggiamento di club più ambiziosi per amore della maglia blucerchiata. Ha trasmesso i valori del club ai giocatori più giovani, che spesso peccano di presunzione. Ma quando parlava Quagliarella tutti stavano in ascolto, un veterano e un capitano saggio che ha di certo contribuito a mantenere coesione all’interno dello spogliatoio nei momenti difficili.

E Fabio Quagliarella ha pianto davanti ai suoi tifosi alla fine dell’ultima partita con il Lecce. Perché quei fischi lo hanno ferito anche se lui non è il colpevole. Perché anche lui, come noi, si sente tradito da qualcosa a cui ha dedicato tutto. Ma il capitano è rimasto, non ha approfittato per andare a godersi le ferie extralusso come i suoi colleghi. Quagliarella è rimasto a Bogliasco, a cucirsi le ferite e a prepararsi continuando gli allenamenti, come chi sa che al rientro ci sarà una battaglia dopo l’altra da combattere. E come chi è consapevole di metterci tutto se stesso per uscirne vincitore.

Per tutto questo e molto altro oggi levo il cappello di fronte a Quagliarella. L’ultima bandiera, l’ultimo giocatore simbolo di una squadra, l’ultimo idolo dei ragazzini in questa epoca povera di casacche di spessore tra le fila genovesi, l’ultimo “adesso segno alla Quagliarella” che si sentiva dai campetti della città.

L’eterno Quagliarella come si diceva fino a qualche tempo, e spero in una buona riuscita di questa questione ma la riconoscenza dei tifosi, quella si che sarà eterna davvero.

 

Francesca Galleano

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Francesca Galleano, 25 anni, laureata in Lettere e in Informazione ed Editoria. Appassionata di calcio, cultura, viaggi e fotografia. Caparbia, determinata e responsabile ma anche sognatrice e capace di stare contemporaneamente con i piedi per terra ma la testa tra le nuvole.

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