missili russi in Polonia
Cratere dell'esplosione (sinistra) e rottame del razzo (destra)

Precisazioni sui “missili caduti in Polonia”. Il punto della situazione con Mirko Campochiari

Dopo l’incidente avvenuto nella città di Przewodów, in Polonia, a seguito del bombardamento russo, sono morti due cittadini polacchi. La notizia ha avuto molta risonanza, ma nella concitazione del momento è stato difficile fornire un informazione puntuale. In particolare, a causare l’incidente, non sono stati due missili, ma uno solo, e la provenienza era ucraina, non russa. Questo smentisce le teorie più fantasiose diffuse dopo le prime ore: non c’è stato alcun attacco diretto ad un paese NATO, né la Polonia si è bombardata da sola per avere un casus belli. Del Resto, il presidente polacco Duda aveva già parlato di “sfortunato incidente“.

A fare il punto della situazione ci aiuta Mirko Campochiari, storico e analista militare, nonché articolista presso Limes e “padrone di casa” della celebre trasmissione online Parabellum. Dall’inizio della guerra in Ucraina, si è occupato di coprire e divulgare informazioni sul conflitto, con live molto dettagliate e ospiti d’eccezione, tra cui i generali Paolo Capitini e Luigi Chiapperini, Michele Boldrin, il colonnello Giorgio Stirpe e molti altri.

“Dalle analisi dei pezzi è venuto fuori che si tratti di un missile S300 ucraino” conferma. A corroborare le sue affermazioni anche le analisi balistiche. Si è trattato, in buona sostanza, di un incidente. Gli ucraini si sono difesi da un attacco di oltre 100 missili russi, ma uno dei razzi inviato ad intercettare le armi nemiche ha invece colpito l’insediamento polacco. “Un probabile guasto al motore” spiega Mirko, precisando che non ci sia stata alcuna collisione con i sistemi d’arma russi, come inizialmente ipotizzato. “La colpa rimane dei russi” aggiunge in una diretta su Parabellum. “Gli Ucraini hanno diritto a difendere il proprio spazio areo da un attacco. Sono i russi a non dover lanciare missili così vicini ai paesi NATO.” Sui rischi di un’escalation rimane molto scettico.

Articolo 5 della NATO?

Che si invocasse l’attivazione dell’articolo 5 della NATO, ovvero l’articolo che prevede tra le soluzioni ad una minaccia anche l’intervento armato, era già fuori questione nella giornata di ieri. Si era parlato, invece, dell’articolo 4, che prevede una consultazione tra gli aderenti al Patto Atlantico in caso di una minaccia alla sicurezza. Mirko ha spiegato che anche questa sia in realtà un’esagerazione. Ci sono stati dei colloqui, ma nessuna concreta invocazione dell’articolo 4.

“Secondo me non succederà nulla. È deprecabile che siano morti due polacchi, ma non è che si fa la guerra mondiale per due morti. Soprattutto se è un errore.”

Provocazione o rappresaglia per Kherson?

Non vi è dubbio che il tempismo di questo attacco russo sia stato particolare, proprio in concomitanza con il G20 a Bali. Durante il summit si è infatti discusso proprio della soluzione al conflitto ucraino. Alla domanda, se questa potesse essere una risposta ai 10 punti per la pace di Zelensky, Mirko ha risposto che si è trattata di una “palese ritorsione per la disfatta di Kherson“. Questa lettura è in contrapposizione con quella di Orsini a Cartabianca, il quale, in un dibattito con Minniti, ha affermato:

“Non si è trattata di una ritorsione, ma di una strategia per distruggere le infrastrutture energetiche ucraine. L’analisi che lei (Minniti ndr) dà della sconfitta di Kherson è totalmente sbagliata. L’esercito russo non si è ritirato perché più debole, tant’è vero che c’è stata una mattanza di ucraini durante l’assalto a Kherson. I russi si sono ritirati perché era stato danneggiato il Ponte Antonivskyi: è stata una ragione strategica. I russi dovevano accorciare le linee di rifornimento.”

Insomma, una ritirata strategica, ma non una sconfitta. In merito al “bagno di sangue” previsto da Orsini ai danni Ucraini, Mirko Campochiari risponde di sostenere da mesi che la posizione di Kherson fosse indifendibile. “Gli Ucraini non hanno avuto bisogno di assaltare la città”, spiega. “Per ottenere una vittoria importante, non è necessario che ci sia una battaglia campale.” Aver abbandonato la città è stata certamente una mossa “razionale“, ma comunque una sconfitta su piano militare e soprattutto simbolico. La fantomatica “trappola russa” ventilata nei giorni successivi alla caduta della città non c’è più stata. Anzi “Gli ucraini stanno martellando talmente forte le linee russe, che questi sono dovuti arretrare ancora di quasi 30km, a riprova che non sono in grado neppure di assestarsi oltre il Dnepr. Sembra che nonostante l’arrivo dell’inverno gli ucraini siano intenzionati a continuare. Ci sono anche notizie di uno sbarco a sud di Kherson.” Di questo ha anche parlato durante l’ultima puntata di Parabellum:

“Il fatto che, una settimana dopo l’evacuazione di Kherson, abbiano dovuto evacuare nuovamente le linee difensive retrostanti è significativo del fatto che non riescano a fare neanche tiro di controbatteria. Questo sarebbe uno smacco incredibile. Già lo è stato Kherson, figuriamoci se non riescono a tenere neanche l’altra riva del Dnepr. Il morale sta andando giù talmente velocemente che gli ucraini hanno deciso, al netto delle difficoltà, di andare avanti. Può essere una trappola? Gli ucraini certamente rischiano ed in guerra tutto può essere, ma onestamente, vista la ritirata con fuga male organizzata, perché fare delle linee finte se poi le abbandoni direttamente? Si parla di una doppia ritirata.”

missili caduti in Polonia
Frame della puntata che mostra la situazione a Kherson

 

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