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Fantasma di Stefano Raggi
Chiesa di San Donato, Genova

Il fantasma di Stefano Raggi, il nobile caduto in disgrazia

È un fatto singolare” osserva lo scrittore Roald Dahlma la cosa più inquietante delle grandi storie di fantasmi è che il fantasma non c’è. O, se non altro, non si vede. Si vede però il risultato delle sue azioni. Ogni tanto è possibile avvertire un fruscio o intravedere tracce della sua presenza…

Le storie di spettri devono essere spettrali. Devono far rabbrividire il lettore e turbare i bambini.” conferma lo scrittore.

Ed è così per la storia di Stefano Raggi.

Conosciuto come il fantasma dal mantello color porpora, lo spettro di Stefano Raggi vaga tra Piazza Ferretto e Piazza San Donato al calar del sole nelle giornate d’autunno.

Vissuto nel Seicento come un nobile, spesso coinvolto in risse e diatribe, Raggi fu accusato di cospirazione e arrestato. L’uomo, che nel corso della vita si era fatto odiare da parecchie persone, tentò di discolparsi senza riuscirci.

Mentre era in carcere si fece così portare dalla moglie un crocifisso nel quale era nascosto uno coltello e si suicidò.

Alla Repubblica di Genova non bastò e il suo corpo fu esposto di fronte a Palazzo Ducale. I suoi beni furono confiscati, la sua casa rasa al suolo e la sua famiglia privata della nobiltà.

Ancora oggi il fantasma di Stefano Raggi vaga irrequieto rifugiandosi nella Torre della Chiesa di San Donato da cui, in vita, sparava con l’archibugio alle guardie che volevano arrestarlo per le sue malefatte.

La Chiesa di San Donato rappresenta l’esempio più rilevante di romanico genovese, in particolare per il bellissimo campanile ottagonale. Ma per Stefano Raggi era semplicemente  un perfetto nascondiglio.

Riprendere un passo del libro sui fantasmi di Dahl e contestualizzarlo per Raggi, ancora una volta, sembra una conclusione ideale:

“Cominciò a sentirsi oppresso dal silenzio della casa. Ne fu sempre più acutamente consapevole, finché la sensazione si fece quasi tangibile, una prigione di solide mura che gli s’innalzavano intorno.”

 

Foto di copertina: FotoAlpy.cz

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Info Francesco Crisanti

Docente di lettere e storico dell'arte, ma anche collezionista di dischi, libri e fumetti. Ha pubblicato: "Un capolavoro senza tempo. La Basilica di San Piero a Grado", una guida sull'Abbazia di Borzone oltre ad un testo di narrativa per ragazzi intitolato "Ventitré" e ha un cassetto pieno di nuovi progetti, testi e idee che non vedranno mai la luce o forse sì... ci penseremo domani.

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