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Matteo Cigna
Matteo Cigna

Suonare le rocce con Matteo Cigna al Festival Musicale “Combin en Musique”

Alcune località di villeggiatura della Valle d’Aosta sono per antiche tradizioni familiari delle “colonie” genovesi dove è facile incontrare gente che dice “belin”, distingue benissimo una focaccia da una banale pizza bianca e parla di Genoa e di Sampdoria con passione.

E non si tratta solo di villeggianti estivi, ci sono zeneisi che vivono e lavorano tutto l’anno sotto le vette rocciose e sempre meno innevate delle Alpi Pennine.

Uno di questi borghi, di cui ho già scritto in tempi passati, è Ollomont, pochi chilometri a nord di Aosta, a circa 1300 metri di quota, ai piedi del gruppo del Grand Combin, cime tra i 3800 e i 4300 metri che pochi giorni dopo Ferragosto erano inaspettatamente e meravigliosamente imbiancate di neve caduta di fresco.

 

Ollomont

 

Il ligure avveduto che decidesse di trascorrere alcuni giorni agostani tra queste montagne troverebbe tutti gli anni – oltre a un gran numero di sentieri escursionistici – diversi eventi artistici interessanti: il principale è il Festival Musicale “Combin en Musique”, di cui quest’anno ricorre la quarta edizione, organizzato col sostegno dei tre comuni di Ollomont, Doues e Valpelline, e col lavoro – tra gli altri – del direttore artistico Federico Bagnasco, del direttore tecnico Michel Balatti, dell’operatrice culturale Simona Oliveti: due genovesi e un savonese.

“Combin” porta a esibirsi tra questi monti musicisti celebri e artisti meno noti ma (forse per questo) assai interessanti, che creano e suonano musiche non banali, servendosi di strumenti musicali insoliti o totalmente inimmaginabili, almeno per chi ama ascoltare musica ma musicista non è.

Non banale è Matteo Cigna, nato a Biella nel 1969 ma aostano di vita e di lavoro, che fa suonare le rocce: rocce, sassi, pietre.

Nel sereno e fresco pomeriggio di sabato 20 agosto ha tenuto il suo concerto di percussioni naturali “The Real Rock Music” nel prato della Casa Alpina di Ollomont, in compagnia della geologa Elisabetta Drigo, che tra un brano musicale e l’altro ha raccontato al pubblico l’evoluzione geologica della catena alpina.

 

Sta per iniziare The Real Rock Music…

 

Presentando l’artista, il maestro Federico Bagnasco ha detto che è bello che il Festival sia partecipato in prima persona dal pubblico e Cigna si è divertito a coinvolgere gli ascoltatori dando vita con alcuni di essi a una piccola orchestra percussionistica sinfonica.

Lui aveva il ruolo di primo percussionista e direttore d’orchestra ed era accompagnato da quattro giovani allievi della sua scuola di musica che suonavano veri strumenti musicali a percussione (tamburi, xilofono…). Intorno stava un gruppo di volenterosi volontari scelti tra il pubblico (compreso un bimbo di pochissimi anni che percuoteva le sue pietre col ciuccio in bocca ripetendo “ok”) che hanno dimostrato come da oggetti apparentemente semplici come sassi, ghiaia e pietre di diversa struttura e composizione mineralogica possano scaturire suoni, ritmi, armonie.

 

Matteo Cigna
Concerto sinfonico di percussioni

 

Al di là del suo ricco curriculum professionale facilmente reperibile in rete, la mia attenzione oltre che sul “maestro di percussioni geologiche” è stata attirata dalla presenza dei suoi giovani allievi e dal colorato logo del pulmino su cui trasportano gli strumenti (quelli “veri”, giacché i sassi erano stati raccolti lungo i sentieri dei monti e lì sono tornati dopo il concerto).

Il logo è quello della scuola Sgmd, acronimo che sta per SuonoGestoMusicaDanza, da pronunciare come un’unica parola perché è da pensarlo come un unico concetto. Il suono coinvolge il gesto eccetera…

L’idea nasce durante gli studi di Matteo in conservatorio e da una sua esperienza in Senegal, dove è stato coinvolto dall’unione tra suono, danza, ritmo, gesti; “suono e faccio musica con oggetti e rumori, imparo ad ascoltare ciò che mi circonda e ad apprezzare ogni stimolo sonoro, il tutto in movimento e perché no danzando a ritmo di musica suonata live“.

Tanto più, afferma, che è un po’ nella natura del percussionista il coinvolgimento di più parti: il ritmo del tamburo acquista senso nella condivisione del suono, nel far danzare le persone, nel dar qualcosa a qualcun altro.

La scuola Sgmd è nata ad Aosta nel 2005.

Non si tende tanto all’eccellenza quanto all’educazione musicale in generale: gli allievi hanno tutte le età e alcuni arrivano insieme ai genitori quando sono ancora molto piccoli e poi crescono. Li si fa ascoltare e apprendere qualsiasi fonte sonora, poi si arriverà agli strumenti musicali ma l’inizio è il rendersi conto che è musica tutto il sonoro che ci circonda.

Gli allievi, crescendo, prenderanno strade diverse: alcuni continueranno nel Mamima Swan, nome dalle sonorità afro-orientaleggianti per un gruppo di musica, danza e arti dello spettacolo fondato da Cigna nel 1999, che lo descrive come un “ensemble musicale, laboratorio sonoro, ma anche atelier itinerante dedicato alla danza come esperienza sociale e di partecipazione collettiva”. Altri allievi di Sgmd proseguiranno gli studi e la carriera musicale altrove, alcuni terranno la musica nel loro background formativo ma affronteranno la vita lungo percorsi differenti.

Cigna fa scuola musicale da trent’anni e da sempre cerca di trasmettere la passione più che la tecnica, mosso da quella che definirei “spinta educativa” che trascende la mera abilità artistica. Afferma che ha avuto la fortuna di vivere certe esperienze e sensazioni tramite la musica e sente il desiderio di ridarle, di trasmettere ad altri le emozioni che ha vissuto durante la professione. Un mix tra il suonare e il trasmettere.

Mi pare che il concerto di Ollomont con le pietre suonate dal pubblico abbia ben dimostrato questo suo interesse a non separare rigidamente l’artista attivo dagli ascoltatori passivi ma a dare importanza al “valore dell’interagire e del sentire, sentirsi e crescere assieme”.

 

Tutte le foto sono di proprietà di Gianni Dall’Aglio

 

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Info Gianni Dall'Aglio

Genovese, per ragioni familiari divido (anzi, raddoppio) la mia vita tra Genova e Sanremo. Dopo la laurea in Geologia ho lavorato all’Università di Genova ma da più di vent'anni collaboro con case editrici locali e nazionali come autore di libri, guide, articoli su turismo, storia, arte e scienze; sono Direttore Responsabile del Gazzettino Sampierdarenese, socio del Club per l'UNESCO di Sanremo e delegato regionale del FAI, Fondo Ambiente Italiano. La mia famiglia comprende anche cinque gatti e un numero quasi incommensurabile di alberi di bosco e piante da giardino.

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