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Carolina Picchio

“Le parole fanno più male delle botte”: in ricordo di Carolina Picchio, vittima di Cyberbullismo

La lettera di addio di Carolina Picchio

“Ciao ragazzi, grazie per il vostro bullismo. Ottimo lavoro. Volevo solo dare un ultimo saluto. Il bullismo è tutto qui?

Le parole fanno più male delle botte. Cavolo se fanno male. Io mi chiedo: a voi non fanno male? Siete così insensibili? Spero che adesso siate tutti più sensibili sulle parole.”

Comincia così la lettera di addio della giovane Carolina Picchio, 14 anni, atleta e studentessa.

Era la notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013: Carolina ha poi aggiunto qualche riga per i suoi genitori, si è affacciata dal balcone della sua cameretta e si è lanciata dal terzo piano.

Il 5 gennaio 2023 saranno trascorsi dieci anni dal suicidio di Carolina.

Durante tutto questo tempo, che al papà di Carolina deve sembrare, se possibile, più di un’eternità, è stata approvata il 17 maggio 2017 la prima legge in Italia e in Europa per la prevenzione ed educazione contro il cyberbullismo. 

La legge 71/17 – “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” – intende tutelare il diritto delle nuove generazioni ad una navigazione sicura, positiva e libera. 

Entrata poi in vigore a maggio 2018, la legge è dedicata a Carolina e la si deve al lavoro incessante di suo padre che da quel tragico giorno del 2013 ha impiegato tutte le sue risorse per sopravvivere al dolore e per rendere giustizia alla sua amata Carolina.

 

Bullismo e Cyberbullismo

 

“Non posso negare di essermi commosso: nessuno mi potrà ridare mia figlia, ma questa legge è per lei.”

Così aveva dichiarato Paolo Picchio in merito all’emanazione della prima legge contro il cyberbullismo.

La notte della festa

Ma che cosa era successo a Carolina? Carolina aveva preso parte ad una festa e si era sentita male perché aveva bevuto troppo.

Era praticamente incosciente quando i suoi amici “si sono divertiti” a riprenderla con il cellulare e a girare video in cui mimavano rapporti orali con la vittima immobile e priva di coscienza.

Ovviamente il passo successivo è stato quello di far girare il video urbi et orbi. Video al quale sono seguiti quasi 2000 messaggi offensivi.

Una vergogna ed un dolore insopportabili per Carolina, la cui intimità è stata messa in rete alla mercé di chiunque.

In più, per mano dei suoi sedicenti amici. Un gruppetto di ragazzi che non si sono neppure resi conto di quanto stessero facendo.

La loro più totale inconsapevolezza è uno degli aspetti che allarma ed inquieta maggiormente.

L’incapacità di comprendere l’azione gravissima che si sta compiendo ai danni di un’altra persona è un comportamento tanto inaccettabile quanto imperdonabile.

Pensavano, superficialmente, di aver commesso una ragazzata, una cosa nata e finita lì.

Oggi, ancor più che nel 2013, il web è un mondo reale, non è più solo virtuale. Occorre essere ben consapevoli che se si insulta in un post pubblico, è esattamente come se lo facesse in un locale o per la strada.

Se si pubblicano immagini rubate che per di più violano la privacy di una persona, si commette un reato.

Le denunce per diffamazione, per commenti e video offensivi, fioccano ogni giorno in tutta la penisola e ci finiscono di mezzo anche personaggi noti e cosiddetti Vip.

“Le parole fanno più male delle botte: a voi non fanno male?”

Carolina ha messo in guardia ciascuno di noi quando ha scritto: “Le parole fanno più male delle botte. Cavolo se fanno male. Io mi chiedo: a voi non fanno male? Siete così insensibili?”

Pare, in effetti, che non siamo tutti ben consapevoli del male che possono fare parole buttate lì a caso e commenti pesanti che peraltro nessuno richiede.

Anche a fronte di eventi tragici ai quali assistiamo purtroppo piuttosto spesso, personalmente non comprendo questa esigenza di intervenire continuamente sui social.

E’ sacrosanto poter esprimere le proprie opinioni, ci mancherebbe, però dobbiamo avere sempre bene in mente che chi legge, chi diventa l’oggetto di un nostro commento, è in primis una persona, esattamente come lo siamo noi.

Una persona con le sue fragilità, i suoi sentimenti, i suoi errori: bisognerebbe praticare di più la gentilezza anziché utilizzare il/la malcapitato/a di turno per lanciargli addosso cattiverie ed insulti gratuiti. 

C’è una totale assenza di empatia. “Siete così insensibili?” chiedeva Carolina. Evidentemente sì. Gli amici di Carolina non sono stati in grado, neppure per un istante, di mettersi nei suoi panni.

 

Carolina Picchio

 

Completamente assente l’empatia che è appunto la capacità di immedesimarsi nell’altro, nel suo stato d’animo, nella sua situazione.

Comprendere quanto ci sta accadendo intorno è fondamentale, così come lo è capire che a seconda del nostro comportamento la realtà può cambiare in un senso o in un altro.

E’ di qualche settimana fa la tragica vicenda di Civitanova Marche. Al di là di considerazioni etiche, mi chiedo sinceramente come e in base a quale s-criterio le persone presenti che hanno filmato l’agghiacciante pestaggio – che ha causato la morte di Alika Ogochukwu – abbiano potuto avere l’idea e la serenità di mettersi a riprendere un simile orrore.

Anche in questo caso siamo di fronte ad una totale mancanza di empatia, ad una sconcertante incapacità di rendersi conto di quello che sta accadendo intorno a noi.

E aggiungerei anche l’inquietante realtà di questo strano pensiero che non ci fa capire che al posto di Alika poteva esserci uno di noi.

La Fondazione Carolina

“Spero che adesso siate tutti più sensibili sulle parole” ha scritto Carolina.

Addosso alla ragazza sono piovuti insulti di ogni genere: parole che sono diventate armi mortali e macigni sotto il cui peso Carolina non ha retto.

Il papà di Carolina da quasi dieci anni è impegnato in prima persona nella lotta contro il bullismo e il cyberbullismo.

Grazie alla Fondazione Carolina, da lui creata, Paolo Picchio si impegna costantemente a salvare i ragazzi dal cyberbullismo.

 

Fondazione Carolina Onlus – Felici di Navigare

 

“E’ la mia ragione di vita. Salvarne anche uno soltanto mi dà la forza per andare avanti senza Carolina. Per fortuna, però, riusciamo a salvarne tanti.”

Nel corso di questi lunghi anni il papà di Carolina si è recato in oltre 300 scuole per raccontare agli studenti la storia di sua figlia, per far sì che i ragazzi acquisiscano consapevolezza di quanto può succedere a causa di comportamenti scellerati.

“Spero che adesso siate più sensibili sulle parole” 

La legge sul cyberbullismo, dal canto suo, ha sancito il diritto a navigare in sicurezza, ma è solo grazie alla testimonianza diretta del papà di Carolina che questi giovani adolescenti possono apprendere e comprendere comportamenti virtuosi dentro e fuori la rete.

Perché è da giovanissimi che si imparano meglio le cose e la scuola, oltre ovviamente alla famiglia, è il luogo preposto all’insegnamento di comportamenti ragionati e responsabili.

Paolo Picchio porta avanti la sua missione con coraggio e convinzione. Sa che bisogna lavorare tenacemente con gli adolescenti, saper catturare la loro attenzione per farsi ascoltare.

E lui ci riesce sempre, perché sa che questa è la strada che le ha indicato sua figlia Carolina. Questa è la missione del papà di Carolina: far sì che non ci siano altre morti come quella di sua figlia.

“Spero che adesso siate più sensibili sulle parole” ha scritto Carolina. E l’ha scritto non soltanto ai suoi amici che l’hanno spinta in un baratro profondissimo.

Carolina ha scritto queste parole per ciascuno di noi.  Cerchiamo di tenerle bene impresse nella mente ogni giorno, ogni qualvolta leggiamo le notizie e guardiamo le foto sui social.

Cerchiamo di ripeterle nella nostra mente quando decidiamo di scrivere un commento in merito ad un fatto che coinvolge persone a noi totalmente estranee.

E ricordiamoci di Carolina, dei suoi quattordici anni, del suo sorriso. E di suo Papà Paolo.

 

Fondazione Carolina

Fondazione Carolina crede nell’intervento continuativo di educazione, sensibilizzazione e formazione a tutti i livelli della comunità educante e della società civile,  affinché la sicurezza online non sia solo un principio ma anche un valore condiviso.

www.fondazionecarolina.org

 

Legge 71/17 – Estratto

  1. La presente legge si pone l’obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte  le sue  manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l’attuazione degli interventi senza distinzione di  eta’ nell’ambito delle istituzioni scolastiche. 
  2. Ai fini della presente legge, per «cyberbullismo» si intende qualunque forma di  pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identita’, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonche’ la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o piu’ componenti della  famiglia del  minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso.

 

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Info Rosella Schiesaro

Nata a Savona, di origini toscane, Rosella Schiesaro ha svolto per più di vent'anni attività di ufficio stampa e relazioni esterne per televisioni, aziende e privati. Cura per Liguria.Today la rubrica Il diario di Tourette dove affronta argomenti di attualità e realizza interviste sotto un personalissimo punto di vista e con uno stile molto diretto e libero. Da sempre appassionata studiosa di Giorgio Caproni, si è laureata con il massimo dei voti con la tesi “Giorgio Caproni: dalla percezione sensoriale del mondo all’estrema solitudine interiore”. In occasione dei centodieci anni dalla nascita del poeta, ci accompagna In viaggio con Giorgio Caproni alla scoperta delle sue poesie più significative attraverso un percorso di lettura assolutamente inedito e coinvolgente.

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