Seguici su google news
Cupola ellittica
Cupola ellittica di Vicoforte

Dentro la cupola ellittica di Vicoforte

C’era una volta, intorno al XV secolo, un pilone votivo solitario tra i boschi di Vico, borgata agricola a breve distanza da Mondovì, nel Piemonte sud-occidentale.

Il pilone raffigurava la Madonna col Bambino ed era stato eretto forse da un fornaciaio, un costruttore di mattoni.

Nel 1584 il diacono Cesare Trombetta decise di farsi carico di questo vecchio pilone dipinto e volle erigere una cappelletta intorno ad esso.

Questo anche perché in quel periodo c’era stata un’epidemia di febbri mortali che però aveva lasciato quasi indenne Vico e i vichesi si recavano a venerare l’effigie mariana in ringraziamento per la protezione ricevuta contro la malattia.

Le notizie correvano rapide (anche senza i social) e in breve tempo la devozione per la Madonna del Pilone portò a Vico una quantità inaspettata di fedeli da ogni parte del nord-ovest d’Italia.

Nel 1595 furono migliaia i pellegrini, tanto da suscitare l’interesse del Duca di Savoia Carlo Emanuele I.

Nel 1596 il Duca commissionò ad architetti di fiducia della corte sabauda la costruzione di un grande santuario intorno alla cappelletta e al pilone. Santuario che avrebbe dovuto diventare il mausoleo di Casa Savoia, il luogo di sepoltura di tutti i regnanti della famiglia.

Sappiamo che in realtà questa funzione fu poi svolta dalla Basilica di Superga, molto più vicina alla capitale Torino, e che qui venne sepolto solamente il duca Carlo Emanuele quando l’edificio era ancora ben lungi dall’essere completato.

Riassumendo moltissimo le lunghe vicende della costruzione del santuario (fatta di lunghe interruzioni tra una fase costruttiva e l’altra) dirò solo che sopra il basamento tardocinquecentesco in arenaria di stile manierista (il vano abitabile della chiesa), dal 1728 al 1732 sotto la direzione dell’architetto Francesco Gallo furono eretti il tamburo e la cupola in mattoni in stile barocco.

L’architetto volle realizzare una cupola ellittica, alta – con la lanterna sommitale – ben 74 metri, lunga 37,15 metri sull’asse maggiore e 24,80 metri sull’asse minore.

Ne risultò la cupola ellittica più grande del mondo, record che tuttora detiene.

Si narra che a iniziare lo smontaggio delle impalcature che erano state necessarie per costruirla fu lo stesso architetto Gallo  perché né le maestranze né la popolazione credevano possibile che questa megacupola dalla forma insolita potesse reggere.

L’interno della cupola e della lanterna è interamente affrescato sul tema della Salvezza ad opera di diversi pittori settecenteschi.

Dal 2017 la cappella laterale che ospita la tomba del duca Carlo Emanuele accoglie anche le spoglie del re Vittorio Emanuele III e della regina sua moglie Elena di Montenegro.

 

Tombe del Re Vittorio III e della Regina Elena

 

Il dipinto sacro porta la traccia di un foro di proiettile, sparato per errore contro la Madonna quando il pilone era ancora isolato nel bosco da un cacciatore del luogo che confessò il fatto in punto di morte.

Questa in molto sommi capi la storia del santuario basilica della Natività di Maria Santissima o della Regina Montis Regalis sito presso Vicoforte di Mondovì.

Per approfondire i dettagli dalla sua storia e per osservare in modo particolareggiato e insolito l’edificio e la sua grande cupola è possibile compierne la salita interna.

 

Cupola ellittica
Santuario di Vicoforte

Come raggiungere il Santuario

Accompagnati da giovani guide molto ben preparate si può salire fino alla balconata interna della lanterna e osservare vis-à-vis la parte più alta degli affreschi che colorano la cupola, per poi affacciarsi vertiginosamente verso l’interno della chiesa 60 metri più in basso.

Si arriva lassù salendo più di 260 gradini nella non molto larga intercapedine tra la struttura interna della cupola e la sua copertura esterna.

Prima di iniziare la salita si viene forniti di caschetto (per evitare di dare zuccate nei punti più stretti e bassi del percorso) e imbragatura (necessaria in verità solamente per salire i diciotto gradini di una scala a pioli verticale che porta nel “sottotetto” alla sommità della cupola, da cui si accede alla lanterna).

Due ore sono necessarie per la visita, comprensiva di diverse tappe intermedie.

Ci si ferma sulla balconata esterna e in quella interna alla base della cupola, dove ci si trova immersi nel grandioso ciclo di affreschi che non lasciano nemmeno un punto della cupola senza colori e senza figure. E in un paio di “punti di riposo” dove le giovani guide raccontano più compiutamente la storia e le vicende architettoniche del grande edificio.

Giunti al termine della salita fa un certo effetto osservare dalla lanterna l’altare centrale e le minuscole figure dei fedeli che si muovono intorno ad esso, 60 metri sotto.

Chi soffre di vertigini sappia che non c’è mai il rischio di cadere ma è possibile comunque limitarsi alla visita breve, solo un’ora, che si ferma alle balconate alla base della cupola, a 23 metri di altezza.

 

Nell’intercapedine tra la sua copertura esterna

 

Il panorama è meraviglioso nelle belle giornate col cielo limpido. Dallo stretto balcone esterno della lanterna si può scorgere mezzo Piemonte, le Langhe e la catena delle Alpi Occidentali dominate dal Re Monviso.

L’ampio porticato poligonale che delimita il lato sud-est della piazza del santuario offre ai visitatori diverse possibilità di riposarsi e rifocillarsi con le gambe sotto il tavolo al termine dell’esperienza.

Ché dopo aver salito e sceso 260 gradini dentro un capolavoro di architettura e pittura è facile avvertire un leggero languorino…

www.santuariodivicoforte.it

 

Può interessarti leggere anche

Ospedaletti, Alì Babà e la pista ciclabile più lunga della Liguria

Condividi su
Spazi pubblicitari Liguria.Today

Info Gianni Dall'Aglio

Genovese, per ragioni familiari divido (anzi, raddoppio) la mia vita tra Genova e Sanremo. Dopo la laurea in Geologia ho lavorato all’Università di Genova ma da più di vent'anni collaboro con case editrici locali e nazionali come autore di libri, guide, articoli su turismo, storia, arte e scienze; sono Direttore Responsabile del Gazzettino Sampierdarenese, socio del Club per l'UNESCO di Sanremo e delegato regionale del FAI, Fondo Ambiente Italiano. La mia famiglia comprende anche cinque gatti e un numero quasi incommensurabile di alberi di bosco e piante da giardino.

Lascia un commento

Liguria.Today