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Inquinamento: Piombino e la questione del rigassificatore

Il gas sul Tirreno è una questione di astio fra la parola d’ordine “transizione ecologica” e la realtà delle persone che protestano contro l’inquinamento.

A Piombino, sulla questione del rigassificatore pensato a qualche migliaia di distanza nelle acque territoriali, in tempo di campagna elettorale e già prima, è successo un miracolo laico degno di essere raccontato.

In poche parole, quasi tutte le dirigenze dei partiti nazionali di centrodestra e centrosinistra sono d’accordo sulla decisione di posizionare la nave rigassificatrice nel porto di Piombino. Mentre sul territorio, come ha dimostrato anche la manifestazione di sabato 30 luglio – non è stato il primo caso – la cosiddetta base di centrodestra e centrosinistra è quasi compatta contro l’idea.

La discrasia più rappresentativa è fra il parere contrario del primo cittadino piombinese, Francesco Ferrari (FdI) e il
potente governatore della Regione Toscana, Eugenio Giani (Pd). Ferrari è contrario. Gianni è favorevole; ma il Presidente della Regione, Giani, è pure Commissario straordinario di Governo per il rigassificatore di Piombino, grazie a un decreto di Draghi giunto, appena in tempo, a metà luglio.

Il provvedimento è arrivato in contemporanea a quello utile al presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, contestato invece per il rigassificatore a Ravenna.

“Respingiamo fermamente la decisione di posizionare la nave rigassificatrice nel porto di Piombino perché l’operazione costituisce una gravissima minaccia alla salute della popolazione, all’ambiente, alla sicurezza e all’economia di Piombino e della Val di Cornia”, hanno gridato sabato cittadine e cittadini piombinesi.

I comitati civici della città portuale toscana, nati nel giugno scorso per protestare contro la decisione del governo Draghi di sopperire alla mancanza di gas ingaggiando una nave rigassificatrice, la Golar Tundra, che la Snam ha acquistato per 330 milioni e che dovrà essere
posizionata alla fonda del porto di Piombino, hanno portato nuovamente in strada migliaia di persone. L’impianto navale è comperato per trasformare il gas liquido, trasportato dalla nave in grandi serbatoi, allo stato gassoso, e poi convogliarlo nei metanodotti per la diffusione sul territorio.

Data prevista per la partenza del mega-progetto: marzo 2023

I numeri dicono che la nave trasformerebbe 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno e rimarrebbe alla fonda del porto di Piombino per 3 anni. Cingolani e Gelmini, solamente il 13 luglio scorso, hanno firmato un accordo con la Snam, mentre i lanci di slogan sulla transizione ecologica sono sempre più rari. Una delle questioni dirimenti è che per poter avviare subito l’iter di produzione, il Governo ha distratto le leggi in materia di impatto ambientale, la VIA (Valutazione di impatto ambientale). Che non ci sarà.

La manifestazione pubblica del 30 luglio è stato organizzata da 4 comitati civici: “La Piazza”, “Salute Pubblica”, “Gazebo 8 Giugno”, “Liberi di scegliere”. Alla manifestazione sono stati presenti pure lo stesso sindaco Ferrari, il vicesindaco Luigi Coppola e altri rappresentanti del Comune di Piombino. Nel contempo in Sardegna, in coordinamento con i cittadini piombinesi, i comitati civici di Augusta e Portovesme hanno manifestato contro altri progetti governativi come è successo nella pugliese Ostuni e, ovviamente, alla più vicina Marina di Ravenna contro la nave rigassificatrice che dovrà essere installata – entro il 2024 – a 8 chilometri dal porto di Ravenna.

Per “La Piazza” Ugo Preziosi ha sottolineato fra le altre cose come “a Livorno il rigassificatore, una nave metaniera ancorata al fondale, è stato posizionato in mare aperto a 23 chilometri dal porto proprio per soddisfare alle esigenze di sicurezza, ed esiste una zona di interdizione, una ‘zona rossa’ intorno a quell’impianto offshore ampia 3730 metri. A Piombino, invece, la nave rigassificatrice
sarà installata dentro il porto e quindi in prossimità dell’abitato e non a 23 chilometri di distanza: vuol dire che se succedesse qualcosa, anche un piccolo incidente all’impianto, noi abitanti di Piombino dovremmo essere tutti evacuati perché quei 3mila700 metri di ipotetica interdizione coinvolgono la città stessa di Piombino.” La città di Piombino d’altronde paga ancora i conti aperti con la scelta siderurgica, con i suoi morti di cancro per colpa delle esalazioni nocive.

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