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Skymetro: opera epocale o ecomostro?

Il progetto dello Skymetro per estendere la metropolitana da Brignole a Molassana è stato finanziato dal Ministero dei Trasporti con 388 milioni di euro, e la fine dei lavori è prevista per il 2027. 

Ma subito dopo la pubblicazione del primo bando da 9,5 milioni di euro necessario per assegnare il servizio di project management, la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza, è divampato lo scontro tra Giunta e opposizione circa la fattibilità dell’opera e il suo impatto ambientale.

Ma procediamo con ordine. Lo Skymetro, che il sindaco Bucci ha definito “opera epocale”, consiste in sintesi in un unico binario sopraelevato che si sdoppia nelle stazioni, e che per parte della lunghezza del suo percorso è coperto da pannelli fotovoltaici che producono l’energia elettrica necessaria al funzionamento. 7500 pannelli atti a produrre una potenza di 3 megawatt. 

I treni che porteranno gli utenti dalla Val Bisagno a Brignole e viceversa sono quelli già attivi sulla metropolitana. Lunghi 80 metri, possono trasportare 442 passeggeri per un totale di 8.840 persone ogni ora in un tempo stimato di 11 minuti e con una frequenza nelle ore di punta di un treno ogni 6 minuti.

Grazie alla pubblicazione del primo bando di gara si è saputo che le stazioni previste sono sette, e supponendo di partire da Genova Brignole la sequenza è questa: Marassi, Parenzo, Staglieno, Adriatico, Bligny, San Gottardo, Molassana. La fermata di Molassana, di fronte alla cava, funzionerà anche da capolinea e deposito treni.

Sia il binario che le stazioni saranno a un’altezza di 6,5 metri da terra, in ogni stazione la banchina passeggeri sarà posizionata nello sdoppiamento dei binari, e siccome il binario correrà lungo la sponda sinistra del Bisagno, il collegamento con la sponda destra sarà agevolato da ponti e passerelle pedonali esistenti ma con l’eventualità di creare nuovi percorsi protetti.

Ciò che invece è già previsto è la realizzazione di tre nuovi parcheggi di interscambio in queste zone: piazzale Adriatico, Gavette e Molassana.

Per sorreggere una struttura che avrà un’altezza totale di 13 metri dal livello della strada, il progetto prevede la posa in opera di pile collocate a 32 metri di distanza una dall’altra e posizionate in parte sull’argine del Bisagno e in parte sulla strada. Mentre in prossimità del Ponte di Sant’Agata si dovrà optare tra due soluzioni: una diramazione a doppio binario sorretta da 4 pile, oppura una discesa in sponda destra per poi ritornare in sponda sinistra dopo avere superato la fermata Parenzo.

L’impatto delle pile sul regime idraulico del Bisagno, secondo quanto si apprende dallo studio preliminare effettuato, risulta minimale. Il che significa che in caso di piena non costituiranno ostacolo al deflusso dell’ acqua.

Come già accennato prima, il sindaco Bucci ha definito lo Skymetro un’opera epocale. Non prima, però, di avere affermato che “Anche io volevo il tram, ma a Genova non è così semplice. Si devono fare scavi nel sottosuolo sino a 80 centimetri e vuol dire rifare i sottoservizi della Val Bisagno bloccando le strade per tre anni. Non era la soluzione adatta”.

Lo ha sottolineato durante un’intervista a Radio Babboleo, in cui ha ribadito la scelta della sua amministrazione secondo la quale “Passare in alto, con i piloni che non intralciano la circolazione, significa poter costruire l’infrastruttura senza bloccare le strade della Val Bisagno. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di sopraelevarci anziché restare sul terreno”.

Chi non è d’accordo con questa scelta sono le seguenti associazioni: Comitato contro la cementificazione di Terralba; Associazione Sì Tram; Associazione Amici di Ponte Carrega; Circolo Nuova Ecologia.

Definiscono lo Skymetro “Un ecomostro che sorgerà da Borgo Incrociati a Molassana”, e a partire da ieri hanno iniziato a volantinare le zone interessate dal passaggio del binario. 

Uno degli handicap del progetto, secondo queste associazioni, è che il percorso si snoda lungo la sponda sinistra, dove non ci sono residenze, perché il grosso dei residenti vive in sponda destra. Altro handicap che rilevano sono gli elevati costi di manutenzione dell’impianto, stazioni incluse – tra ascensori, scale mobili ed eventuali porte di banchina. Per non parlare dell’impatto visivo, dell’eccessiva distanza tra una fermata e l’altra, e del fatto che una simile opera rende conveniente soltanto il viaggio di lunga percorrenza.

“Inoltre” affermano “spariranno i marciapiedi sulla sponda sinistra. Verranno abbattuti alberi secolari di corso Galliera, e le strade sottostanti saranno più rumorose per effetto dell’eco e perciò più invivibili”.

Questi, in parte, i dubbi e le rimostranze delle associazioni non favorevoli alla realizzazione dell’opera epocale voluta da Bucci e finanziata dal Governo. Associazioni che indicano quale alternativa “La costruzione di una rete completa di tram che cambierebbe volto alla città, come sostenuto anche da Amt nel progetto Filobus”.

 

Roberto Baghino

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