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Reddito di Cittadinanza: fatta la legge “scovato” l’inganno

Ieri, 16 luglio, i Carabinieri di Genova – San Martino hanno denunciato 60 persone di nazionalità italiana e straniera residenti a Genova per indebita percezione del Reddito di Cittadinanza. 

Alla percezione indebita, ovviamente, si aggiunge la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Il 23 giugno scorso, invece, nell’ambito di un’operazione più ampia perché a livello nazionale, il comandante generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana ha divulgato i dati dell’operazione stessa. Rendendo noto che grazie a controlli incrociati e alla collaborazione dell’Inps, sono stati smascherati 29 mila falsi poveri che usufruivano del Reddito di Cittadinanza.

In pratica, sono venuti a galla illeciti per 288 milioni di euro, di cui 171 milioni indebitamente percepiti, 117 milioni “fraudolentemente” richiesti e non ancora riscossi.

Questi dati provengono da un’indagine lunga 17 mesi, dal 1 gennaio 2021 al 31 maggio 2022.

In un’intervista al Corriere della Sera, il generale Zafarana aveva dichiarato che “La nostra attenzione, in sinergia con l’Inps, è indirizzata soprattutto ai sistemi di frode più strutturati, come quelli che hanno coinvolto anche soggetti collegati ai Caf“.

Un esempio su tutti, a Milano alcuni dipendenti sono accusati di avere fornito documenti falsi a circa 9 mila cittadini rumeni, che si presentavano con i codici fiscali di centinaia di rumeni alla volta. Affermando che queste persone erano residenti in Italia da dieci anni e avevano i requisiti per ottenere il Reddito di Cittadinanza. In moltissimi casi, i dipendenti sapevano di partecipare a una truffa accontentandosi anche solo del compenso di 10 euro riconosciuto dall’Inps per ogni pratica.

Per quanto riguarda l’indagine genovese, i falsi poveri sono stati individuati e stanati eseguendo controlli su residenze fittizie, composizioni di nuclei famigliari secondo le modalità previste dalla legge, mancate comunicazioni di sottoposizione a misure cautelari, omissioni di redditi percepiti, e naturalmente sulle false dichiarazioni relative ai dieci anni di residenza in Italia – di cui gli ultimi due consecutivi.

Il caso più eclatante e sulla bocca di tutti, è quello di una donna residente ad Albaro che con il sussidio di 500 euro mensili riusciva a permettersi abiti firmati e borse griffate, cene e serate mondane in locali esclusivi e via dicendo. Insomma, un tenore di vita ben al di là della soglia di povertà. A meno che non fosse sempre invitata da qualcuno, e abiti e borse regali generosi.

Roberto Baghino

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