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Insensibilità ambientale e sprechi di energia: porte chiuse nei negozi

Mentre lo scontro armato tra Ucraina e Russia prosegue da mesi, le diplomazie occidentali sono riuscite a trovare un accordo solo sul proseguimento della fornitura di armi al paese invaso. Questo comportamento di aperta ostilità nei confronti della Russia sta cagionando tensioni interne ai singoli stati della Nato sempre più preoccupati che Mr. Putin decida di ridurre sino allo zero le forniture di gas agli stati che sino a qualche mese fa erano considerati clienti autorevoli.

Lo scenario in pochi mesi è completamente cambiato.

Oggi va preso atto che, per la prima volta dal dopoguerra (tolta la crisi del ’73) viviamo una condizione in cui permangono grandi incertezze circa la disponibilità delle forniture e i costi che dovremo sostenere in futuro per garantirci le risorse energetiche primarie.

Stiamo vivendo una crisi di cui non si comprende ne la sua prossima evoluzione e tantomeno si intravvede la conclusione.

Oltre al suggestivo e blando ammonimento dell’attuale Presidente del Consiglio non credo che i nostri connazionali abbiano realmente compreso quanto sia importante oggi ridurre i consumi di gas ed energia elettrica nelle nostre case, nelle nostre fabbriche e nei nostri negozi.

Deduco questo dal fatto che girando per le vie delle città italiane osservo con grande rammarico che molti esercizi commerciali non tengono in debito conto che tenere le porte spalancate vanifica in buona parte il lavoro del condizionatore obbligandolo a lavorare senza soluzione di continuità con un incremento della spesa di oltre il 40%.

Esattamente come se tenessimo la porta del frigo aperta, chi mai lo farebbe?

A questo primo danno si aggiunge quello più subdolo dell’incremento delle emissioni di Co2 che inevitabilmente aumenterebbe del 50% continuando ad alimentare un feed back positivo dalle conseguenze drammatiche che già adesso stiamo sperimentiamo sulle nostre vite.

L’attività antropica è la responsabile dei fenomeni legati ai cambiamenti climatici e all’incremento delle temperature al suolo e nei nostri mari.

La scienza climatologica mondiale è concorde nel sostenere questo assunto e non si è mai trovata così compatta su un tema così complesso.

Ora è il momento di prendere iniziative e andare oltre le dichiarazioni.

Spreco d’energia: Tenere le porte dei negozi chiuse è un gesto semplice che fa risparmiare denaro e riduce l’inquinamento.

Se non riusciamo a fare questo figuriamoci quando saremo chiamati a scelte molto più serie.

Ciò che si richiede è un provvedimento analogo a quello assunto in altre città: Milano è in testa dal 1 gennaio 2022, ma aggiungiamo anche Novara, Modena, Pavia Bologna, Trento, Lecco, Parma, Torino, Mantova, Perugia, Reggio Emilia….

In alternativa alla chiusura totale si possono tollerare soluzioni che riducano la dispersione termica: come per esempio l‘opzione della porta girevole e  dei dispositivi a lame d‘aria.

Un segnale quindi di coerenza e civiltà che sproni altri operatori a seguire l‘esempio senza attendere le inevitabili azioni coercitive e sanzionatorie che presto saranno emanate dai comuni o dal governo centrale.

Foto di copertina: The Spruce.com

 

Walter Pilloni

Divulgatore Ambientale

 

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Info Walter Pilloni

Affermato Imprenditore, da anni porta avanti la missione di divulgatore ambientale. Laureato in Giurisprudenza, ha pubblicato centinaia di articoli su clima e ambiente, realizzato 3 libri e un programma tv. Per le sue frequentazioni dei mercati asiatici, è stato nominato Ambasciatore di Genova nel mondo. E' consigliere comunale di VINCE GENOVA.

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