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Ponte Morandi: un processo col bavaglio

Tutti noi siamo vittime del crollo del Morandi, e tutti noi abbiamo diritto di sapere cosa succede in tribunale.

Per questo l’ordinanza del Presidente del Tribunale che vieta la presenza di telecamere in aula ha lasciato tutti sorpresi e irritati. Il crollo del Ponte Morandi non si limita alle 43 vittime e ai loro famigliari, bensì a ogni singolo genovese e a ogni singolo italiano che ha avvertito e vissuto quella tragedia come una tragedia personale e collettiva. E impedire la “narrazione” del processo, significa anche impedire di stare vicino alle vittime e al loro ricordo.

Il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Carlo Bartoli, intervenuto appositamente a Genova a causa di questa ordinanza, ha affermato che:

“Il crollo del Ponte Morandi è un evento che ha scosso non solo il nostro Paese ma tutto il mondo. E’ un fatto eclatante e clamoroso. Non siamo davanti a fatti intimi ma a responsabilità pubbliche. Non è accettabile che venga oscurato un processo per un fatto di questo genere. Faremo il possibile perché questo non sia un precedente”.

Ieri mattina, video operatori e fotografi hanno potuto filmare e fotografare soltanto i primi dieci minuti di processo. Dopodiché è scattato il divieto.

“Come in un concerto rock” ha sbottato il presidente dei cronisti liguri Tommaso Fregatti, che ha poi proseguito dicendo: “E’ assurdo. Siamo qui per protestare e chiedere al giudice di cambiare idea e consentirci di raccontare il processo per una tragedia che ha sconvolto Geova. Non condividiamo la motivazione usata che parla di spettacolarizzazione del processo. I giornalisti non spettacolarizzano nulla ma raccontano i fatti”.

Sullo stesso tono le parole di Alessandra Costante, vicesegratario dell’Fnsi: “Noi abbiamo il diritto e il dovere di fare informazione, e questo diritto dovere in questo momento viene negato da un giudice con un’ordinaza francamente incomprensibile. E’ una delle pagine più brutte e oscure della storia italiana, vorrei raccontare che il 14 agosto del 2018 è caduto un ponte per la mancata manutenzione e l’incuria prolungata: la drammatica spettacolarizzazione è questa, non può essere quella dei cronisti e degli operatori che entrano in un’aula di giustizia e documentano quello che accade. La giustizia viene amministrata in nome del popolo italiano, e l’articolo 21 della costituzione dice che i cittadini hanno il diritto di essere informati“.

Roberto Baghino

 

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