Seguici su google news
HE SAID OMALA
Copertina del magazine Psyche Out

La “minimal art” degli HE SAID OMALA

Nel 1965, la rivista “Arts magazine“, pubblicò un saggio del critico inglese Richard Wollheim che introduceva, per la prima volta, il concetto di “minimal art“.

Mattias Tegner e Andreas Karperyd ovvero gli OMALA, duo svedese industrial/ambient, hanno certamente tratto grande ispirazione da questa idea per le loro creazioni.

A questi, si è unito Graham Lewis, ex Wire, col nome del suo progetto solista HE SAID,  apportando quei testi ambigui e quell’eleganza che contraddistinguono i suoi lavori, non solamente  per la sua lunga esperienza nel campo della moda.

 

HE SAID OMALA

 

Matching crosses” è il seguito di “Catch supposed” o meglio…è  una rivisitazione quasi totale dei brani del precedente lavoro, anche se in alcuni casi vi è uno stravolgimento totale delle esecuzioni, mentre in altri si perde addirittura il titolo originale, come per “Trobled mind“, omaggio campionato alla “Blue bayou” di Roy Orbison.

Le sonorità minimaliste sono davvero impressionanti: freddissime, totalmente schematiche, scaldate solamente dalla voce di Lewis, che pare fondersi nel mood, come una voce narrante che ci accompagna in questo percorso quasi asettico.

Clock DVA e Kraftwerk  indubbiamente le influenze maggiori, senza dimenticare il ruolo degli Wire, qui rappresentati da Graham, per ricreare la colonna sonora degli ipotetici nuovi episodi della serie “Black mirror “, dove tecnologia e insanity, vanno delicatamente e oniricamente di pari passo.

 

HE SAID OMALA “Matching crosses”origin 1997

 

Può interessarti leggere anche > Sound anni ’90: il rock psychedelico dei TADPOLES

Condividi su
Spazi pubblicitari Liguria.Today

Info Silvano Pertone

"Dio del rock ( e non solo...) fa' che resti sempre alternativo" Coinvolto per un decennio nel mondo dell'underground grazie alla mia fanzine, oggi guardo ad altre scene sempre alternative, in primis la mail art.

Lascia un commento

Liguria.Today