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Siccità in Liguria: cercasi Apache per danza della pioggia

35 giorni consecutivi senza pioggia, temperature inusuali e mare che “bolle”: il solstizio è servito

Secondo i dati forniti da Regione Liguria, da inizio anno sono cadute un quinto delle piogge rispetto alla media. Se a questo aggiungiamo il caldo e il prosciugamento di fiumi e di laghi, il quadro dell’emergenza è completo.

Ma prima di addentrarci nelle misure appena intraprese da alcuni singoli comuni, nell’attesa di un piano governativo e regionale, ricordiamo che in Liguria, secondo Alisa, sono oltre 5800 le persone a rischio per le elevate temperature e le ondate di calore. Intendendo per “rischio” fattori quali l’età, l’assunzione di determinati farmaci e patologie croniche.

Alisa ha attivato dalle ore 8.00 alle ore 20.00 di tutti i giorni un numero verde regionale per la consegna dei farmaci o della spesa a domicilio, oltre che per il monitoraggio telefonico delle fasce a rischio.

Il numero verde è 800 593 235

Nel frattempo, la Regione sta preparando le linee guida per un “decreto siccità” che prevede il divieto di innaffiare orti privati e riempire piscine. Oltre a limitare l’uso dell’acqua per utilizzi diversi dagli usi alimentari, igienici e per le attività produttive. Linee guida che la Regione invierà ai singoli Comuni per contrastare l’emergenza idrica.

Il tutto in attesa di un decreto governativo che uniformi in tutto il Paese la gestione dell’emergenza a livello nazionale.

Giovanni Toti ha spiegato ieri che “Al momento i grandi invasi della regione non sono a un livello d’allarme, tant’è vero che abbiamo autorizzato anche l’irrigazione della Val Trebbia cedendo acqua ai nostri vicini emiliani per la loro agricoltura. Ma se andrà avanti così avremo difficoltà cui dovremo guardare con attenzione”.

Si attende comunque per domani, giovedì 23 giugno, il primo atto concreto della Regione inteso formalmente come argomento di giunta, con le linee guide redatte dal dipartimento della Protezione civile. 

Per quanto riguarda invece il Comune di Genova, al momento non sono state emanate ordinanze.

Intanto, a causa del caldo inusuale, si è verificato uno strano cambiamento nel metabolismo delle orate. Le cui conseguenze si sono subito abbattute sugli allevamenti di cozze nel Mar Ligure.

A La Spezia, in particolare, l’intera produzione di “muscoli” è a rischio sia per il surriscaldamento del mare, sia per l’appetito delle orate che ne divorano chili.

Nelle ultime tre settimane alcuni produttori hanno dichiarato una perdita di fatturato del 40%. Specialmente nei vivai fuori dalla diga foranea del porto, quelli non protetti dalle reti di recinzione, dove perdono quintali di muscoli ogni giorno.

E a nulla sono servite, per ora, le reti posate intorno ai vivai fuori diga: le orate sono implacabili.

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