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Referendum: quando il quorum è un flop di successo

I referendum sulla giustizia naufragano miseramente: affluenza definitiva appena superiore al 20,9% e quorum fallito con la peggiore partecipazione di sempre. 

I dati del Viminale sui referendum indicano le seguenti percentuali di affluenza:

Referendum per incandidabilità dopo condanna affluenza del 20,95%

Referendum per Limitazione misura cautelari affluenza del 20,93%

Referendum per Separazione funzioni dei magistrati affluenza del 20,93%

Referendum per Membri laici consigli giudiziari affluenza del 20,92%

Referendum per Elezioni componenti togati CSM affluenza del 20,92%

Tra le cause del fallimento, lo scarso coinvolgimento politico e la poca chiarezza dei quesiti stessi. Infatti sono stati scritti in maniera complessa e su certe tematiche l’utenza media non è informata. La battuta che circola sui 5 referendum è che “neanche i laureati in giurisprudenza sanno di che cosa si tratta”.

La questione che si pone dunque è questa: perché i referendum sulla giustizia sono naufragati così miseramente? 

Se è vero che gli italiani sono sempre più stanchi di una politica autoriferita e inconcludente, allora l’astensionismo è diventato qualcosa di più di un semplice gesto di arrendevolezza e rassegnazione. Si potrebbe infatti dire che l’astensionismo è diventato il Voto.

Un Voto che espresso in percentuale arriva all’80%, e che indica non più lo scollamento, ma l’inesorabile distacco tra cittadini e politica. Ciò che sino a ieri si poteva ancora raccontare come disaffezionamento, oggi lo vediamo chiaramente senza più maschera.

L’astensionismo è diventato il Voto con cui l’80% dei cittadini maggiorenni ha votato contro una politica che non li rappresenta e non li tutela, e ai quali negli ultimi due anni ha solamente imposto scelte indotte e anticostituzionali. 

E’ chiaro che oggi e nei prossimi giorni ci riempiranno le orecchie e la testa dei motivi di questo flop referendario, indicandoli per esempio nell’assenza di copertura mediatica, nello snobismo dei partiti, nell’ambiguità dei rispettivi leader, nella complessità dei temi e nel poco interesse che hanno suscitato nei cittadini. ma in realtà questi sono strumenti, non motivi. 

E cioè gli strumenti di una concertata crisi sistemica che serve proprio a tenere i cittadini lontani dalle decisioni politiche. In poche parole: ciò che viene chiamato flop è invece un successo dell’attuale classe dirigente.

Perché è vero che gli italiani hanno sentito come marginali i referendum su un tema fondamentale per il sistema democratico, ma la ragione per cui è avvenuto è semplice: gli italiani avvertono sempre meno la presenza della democrazia e il fine di un bene comune e condiviso.

L’unica condivisione di cui sono capaci i nostri politici è quella del potere – ecco perché il flop dei 5 referendum è un flop di successo.

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