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“Ti sta bene”: il verdetto del killer sul cadavere di Nivela Pjetri

Dopo averla uccisa con due colpi di pistola e infierito sul suo cadavere, il killer di Sarzana ha gettato Nevila Pjetri nel Parmignola con queste parole “Ti sta bene”.

Ci sono due testimoni oculari che hanno visto un giovane uomo scendere da un pick up bianco, sbarazzarsi di un corpo e fuggire via nella notte. Per questo Daniele Bedini, falegname di 32 anni di Carrara e cocainomane conclamato con precedenti per spaccio e rapina, è formalmente accusato dell’omicidio di Nevila Pjetri.

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Foto del profilo facebook dell’indagato.

Inoltre, la Procura di La Spezia e i carabinieri sospettano di Bedini anche per l’omicidio di Carlo Bertolotti, la transessuale uccisa sempre con due colpi di pistola e trovata a pochi chilometri di distanza da Nevila.

Intanto i pm Monica Burani e Rossella Soffio cercano di far luce sul movente che avrebbe spinto l’assassino a compiere i delitti. L’idea prevalente, al momento, è quella della rapina finita nel peggiore dei modi. Anche se non si possono ancora escludere altri moventi di natura patologica e seriale.

Il movente della rapina, comunque, considerata la dipendenza da cocaina di Bedini e la sparizione delle borse delle vittime, resta per ora il più plausibile. Nevia e Carla, come si faceva chiamare Bertolotti, in quelle zone isolate intorno al Parmignola erano vittime facili da aggredire e rapinare.

Per quanto riguarda la cronologia degli omicidi, prende corpo l’idea che siano stati compiuti entrambi nella stessa notte tra sabato e domenica. Questo è quanto emerge dai primi rilievi eseguiti sul cadavere di Carla, anche se naturalmente sarà l’autopsia di domani a sciogliere ogni dubbio. Incluso la durata della batteria della sua auto, dato che la Ford Fiesta grigia martedì mattina aveva ancora il quadro acceso.

In ogni caso, pare che gli inquirenti siano sempre più convinti che Daniele Bedini, nella notte tra sabato e domenica scorsi, abbia rapinato e ucciso sia Nevila che Carla, occultando alla bene meglio i loro cadaveri straziati. Ciò che ancora manca, però, è l’arma del delitto alla cui ricerca sta lavorando anche una squadra di sommozzatori dei carabinieri. Con la speranza di trovarla magari proprio sui fondali del Parmignola.

A dicembre scorso, Daniele Bedini era stato condannato a tre anni di carcere per rapina.

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