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Omicidi di Sarzana: sull’azione del killer grava l’ombra di un disguido burocratico

Daniele Bedini è indagato per entrambi gli omicidi di Nevila Pjetri e di Carlo Bertolotti, alias Camilla.

L’iscrizione a modello 21 è avvenuta per consentire agli inquirenti di proseguire le indagini. L’interrogatorio di convalida del fermo avverrà domani mattina 10 giugno nel carcere di La Spezia.  E sempre domani verrà eseguita l’autopsia sulla seconda vittima. All’anatomopatologa Susanna Gamba il compito di stabilire se Camilla è stata uccisa prima o dopo Nevila, e se l’arma del delitto è una calibro 22.

Nelle stesso tempo, però, è affiorato un inquietante interrogativo che non riguarda direttamente il presunto killer.

La domanda è questa: Perché Daniele Bedini,  che avrebbe dovuto essere in carcere da quattro mesi per la condanna definitiva di rapina aggravata. era libero di circolare?

Sul suo mancato arresto  sono stati attivati accertamenti interni al tribunale di Massa. A confermarlo è stato il presidente stesso del tribunale Paolo Puzone.

Gli accertamenti servono per capire quale disguido abbia impedito alla procura di avere la disponibilità del fascicolo delle misure applicate a Davide Bedini. A febbraio scorso, infatti, la Cassazione aveva convalidato, rendendola definitiva, una condanna nei suoi confronti a tre anni di reclusione per rapina aggravata.

“Nel caso in esame” ha spiegato Puzone ” a fronte di una sentenza di condanna divenuta definitiva, la Procura della Repubblica di Massa, per conoscere il presofferto, ha chiesto il fascicolo delle misure cautelari sia alla corte d’appello sia al tribunale di Massa, organi giudicanti che potevano avere la disponibilità di quel fascicolo a seguito della restituzione degli atti da parte della Cassazione. Ora stiamo verificando quale disguido o disservizio possa essere accaduto per impedire che la procura avesse la disponibilità del fascicolo delle misure in questione”.

Dai primi accertamenti, sembra che quando la procura della Repubblica di Massa inoltrò la sua ricsta il fascicolo delle misure fosse nella disponibilità della corte d’appello, cui era stato restituito dalla Cassazione.

“Se così fosse” ha concluso Puzone ” sarebbe stato quindi quell’ufficio a dover rispondere alla procura inoltrando il relativo fascicolo”.

Roberto Baghino

 

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