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GENOVA SESSANTA: a Palazzo Reale il successo di una mostra evocativa e necessaria

Da una parte, com’è giustamente scritto nell’incipit del catalogo della mostra, i favolosi anni sessanta.

“Il decennio dell’ottimismo, del progresso, del boom economico, dei diritti civili, della minigonna, della dolce vita, dei media e della pubblicità, delle auto e dei mobili in serie, degli elettrodomestici, dello sbarco sulla luna, del cinema italiano, della scolarizzazione che vince l’analfabetismo, sino ad arrivare al turismo di massa e all’industrializzazione”.

Dall’altra, il rovescio della medaglia.

All’inizio degli anni ’60, infatti, l’Italia viveva un cambiamento socio economico epocale che la cultura ufficiale e le istituzioni esaltavano in maniera frenetica e spesso trionfalistica. Inventando un sintagma di propaganda di carattere impositivo dal suono roboante ed esplosivo, il famoso BOOM, il boom economico. L’Italia si arricchiva, e da paese prevalentemente agricolo diventava paese modernamente industriale. La svolta sociale era evidente, il vantaggio economico anche, ma tutto ciò aveva una parte negativa come in tutte le cose della modernità che Pasolini colse immediatamente.

Pensiamo per esempio allo spopolamento delle campagne, l’eccezionale fenomeno di inurbamento con la nascita di mostruose periferie degradate, episodi di difficile convivenza di cittadini dello stesso paese, inevitabili episodi di criminalità e così via. Lo sguardo di Pasolini si posò sulle periferie selvagge prive di piani regolatori e lontane dalle regole di qualsiasi convivenza. dove si concentrava una popolazione indigente e un sottoproletariato che usava un proprio codice di vita e un proprio linguaggio.

Ebbene, la mostra GENOVA SESSANTA fa emergere queste contraddizioni con un grande tocco di ironia e intelligenza. E ai curatori va dato anche il merito di avere realizzato, all’interno dell’ex Teatro del Falcone, un percorso vitale e sempre sorprendente. Un risultato che non è affatto scontato quando si espongono insieme trasformazioni urbanistiche, transessuali, Walt Disney, Liz Taylor, Pistoletto, Wahrol, Travasa, Mangiarotti, transatlantici, operai, il manicomio, il Marcatrè e così via.

Liguria Today è riuscita a intervistare un curatore per ogni sezione della mostra, e prima di andare a concludere con Raffaella Carrà, vi lasciamo ascoltare nell’ordine Jacopo Baccani, Leo Lecci, Gloria Viale e Luisa Chimenz.

Architettura e trasformazioni urbanistiche

Arti visive

Fotografia

Design

Per quanto riguarda Raffaella Carrà, Leo Lecci ci ha raccontato di avere subito delle critiche per averla esposta a GENOVA SESSANTA. Noi siamo invece d’accordo col professor Lecci sul fatto che anche la presenza della Carrà sia necessaria in questa mostra. E così, a mo’ di spiegazione non aggiungiamo parola, ma vi lasciamo all’ultimo video.

Servizio realizzato da Mauro Repetto Pinna e Roberto Baghino

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