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Ex Ilva: sembra di vivere in attesa della vittima designata

Lo avevamo già scritto o lo scriviamo ancora: all’ex Ilva si vive e si lavora in una costante mancanza di sicurezza.

I lavoratori si recano ogni giorno al lavoro con la paura che succeda qualcosa. E qualcosa, purtroppo, succede. Come i due incidenti di aprile, che non hanno provocato feriti o vittime soltanto per puro caso o per fortuna. O come il deragliamento sui binari interni di ieri, che ancora, per puro caso o per fortuna, non ha coinvolto nessuno.

Ma la sensazione, all’interno e all’esterno della fabbrica, è che da un momento all’altro possa accadere il peggio. E il peggio, in queste situazioni, si sa benissimo qual è.

La mancanza di verifiche, di manutenzione e di messa in sicurezza del luogo e dei macchinari, e l’arroganza con cui l’azienda accusa gli stessi lavoratori di causare gli incidenti, fa tornare indietro nel tempo. A quegli anni in cui i lavoratori avevano zero o pochi diritti, e le loro vite valevano un soldo.

Invece le loro vite sono preziose, come lo è ogni vita, e i loro scioperi contro questa gestione malandrina del lavoro dovrebbero essere supportati dall’intera città. Non soltanto dai sindacati o dai parenti.

Ma ecco dunque la notizia del deragliamento avvenuto ieri, o meglio ancora, l’ennesima segnalazione di incidente causato da scarsa manutenzione che i lavoratori hanno inviato alla ASL e al Prefetto di Genova.

“In occasione del deraglio di questa mattina 5 maggio 2022, segnaliamo nuovamente i continui deragli che affliggono locomotori e carri. Chiediamo la verifica delle procedure di recupero e riposizionamento sui binari alla luce del fatto che la gru semovente utilizzata in queste operazioni continua a essere ferma per la mancanza del collaudo decennale”.

Rsu e sindacati hanno deciso che in caso di incidente serio lo stabilimento si fermerà e nel contempo ogni anomalia negli impianti e problema ai macchinari sarà contestualmente segnalato alle autorità competenti e alla stampa.

Questa seconda “nota” circa l’attesa di un incidente serio non è certo degna di un paese civile. Nel senso che vivere e lavorare in attesa di una tragedia annunciata – anzi, diciamolo meglio: costringere a vivere e a lavorare in una costante situazione di rischio vita è totalmente indegno per un paese che si definisce sviluppato e civile. 

E specialmente per una città che di morti sul lavoro e per mancanza di manutenzione ne ha il ricordo vivido sulla pelle. La storia insegna ma non ha scolari, speriamo che l’iconica frase di Gramsci non si abbatta anche sull’ex Ilva.

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