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Popoli migratori
Opera di Walter Festuccia

Popoli migratori. Gli italiani verso l’estero

La nostra Italia è un insieme di popoli a formarne uno. Tra le innumerevoli tradizioni, testimoni di una storia culturale inestimabilmente ricca, gli italiani vivono diverse regioni, derivano la propria comunicazione da diverse lingue e hanno storicamente cercato opportunità di sopravvivenza emigrando verso l’estero.

Così recita un brano di un articolo di Repubblica del 28 aprile scorso, acuto approfondimento sul tema:

«L’emigrazione è la vicenda umana che ha più ha segnato la storia “civile” dell’Italia; nel Sud ancora più marcatamente perché si è trattato di un elemento di assoluta continuità, non un’eccezione di un periodo economico difficile, non un fatto limitato nel tempo, ma dato strutturale, un metodo di sopravvivenza e al tempo stesso di riuscita sociale dalla seconda metà dell’Ottocento a oggi.  La questione meridionale si è manifestata e resa evidente nella storia italiana grazie all’emigrazione permanente dei suoi abitanti. Secondo un dato recente, metà degli italiani all’estero sono meridionali, un terzo del Nord e un decimo del Centro.»[1]

I giovani italiani che scelgono di emigrare verso altri paesi del mondo rappresentano un lucido esempio di come in Italia sia ostacolata la loro carriera lavorativa, o la loro stessa sopravvivenza. Le variabili sono molte a causare questo fatto e, tra queste: il cambiamento dello stato del welfare, anche a causa dell’incremento delle crisi economiche endogene ed esogene. Non si hanno più garanzie di benefici lavorativi similmente a decine di anni orsono, perché le risorse a disposizione della popolazione mondiale si sono decurtate a causa del numero sempre maggiore della complessiva demografia mondiale, causato da un eccessivo consumo di massa delle risorse naturali e materiali e dallo sfruttamento criminoso delle stesse.

Ma se siamo più di otto miliardi di persone umane nel pianeta, allora perché la popolazione italiana sembra diminuire?

Questo avviene perché il tasso di natalità italiana è in decrescita e la stessa popolazione tende a contare un numero sempre maggiore di persone anziane. Il boom economico della seconda metà del secolo scorso ha portato con sé sempre più ricche aspettative sul futuro dell’economia nazionale, ma anche abitudini di propensione al consumo sempre più rischiose.

In sostanza, avvengono le crisi economiche per moltissime ragioni sociali, le quali però sono riconducibili alle abitudini tipiche e ripetute nel tempo, all’interno della società e delle società; in questo modo, se in Italia non c’è ancora una sana spesa pubblica, un equo modo di gestire le esternalità dei capitali – come le sedi produttive di grandi aziende multinazionali aperte su suolo estero, per abbatterne i costi della manodopera dipendente –, una cultura della valorizzazione del patrimonio e una educazione ambientale, ebbene, ecco che possiamo dire: “non siamo ancora pronti”.

Il segreto per la valorizzazione del lavoro dei cittadini di un popolo risiede nella sua stessa cultura e i giovani italiani che partono verso altre realtà non tornerebbero se non attratti da una nazione che sia per loro anche una casa accogliente, che possano amare come proprio serbatoio di memorie.

E, infine, il segreto per amare la propria patria si nasconderebbe tra i ricordi più amati a farne da letto e da confine.

[1] https://www.repubblica.it/cronaca/2022/04/28/news/migranti_italiani_storia_dellemigrazione_oltreconfine_e_da_sud_a_nord-347144186/

 

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Info Laurent Vercken de Vreuschmen

Professore di lingue romanze e scrittore. Tra le sue pubblicazioni, le sillogi poetiche: Qualcuno di inadeguato (2018) e Gli sbagliati (2020).

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