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Liberazione d'Italia e Costituzione
Opera di Walter Festuccia

L’Anniversario della Liberazione d’Italia

Il viaggio che ci porta a riconoscere i nostri valori comincia dalla storia. Siamo figli di tutte le azioni politiche del passato e sappiamo che qualsiasi cosa facciamo nel presente è importante e avrà delle conseguenze nel futuro.

Il 25 aprile è stata una nuova e preziosa occasione di celebrazione dell’Anniversario della Liberazione d’Italia, nonché di sentita evocazione delle memorie collettive intorno ai temi fondanti della Costituzione.

I padri costituenti, dopo la fine dell’ultimo Conflitto Mondiale, hanno impresso nella legge fondamentale del nostro popolo quei principi e quei valori figli e conseguenti del precedente disastro planetario e umano.

Molti di loro combatterono e si trovarono a uccidere, altri lottarono contro la propria solitudine, confinati e sorvegliati nelle remote località del paese, in qualità di esiliati politici. Tutti loro ebbero nel cuore un fine comune: la sopravvivenza del popolo italiano e la sua rinascita.

Ma condivisero altresì un prospetto lungimirante e futuribile sul mondo e sugli altri paesi, un progetto di ecumenismo e di relazioni internazionali come strumento essenziale per il ripudio della guerra e per la garanzia e la protezione della dignità umana.

Tra i Principi fondamentali della Costituzione Italiana, recita in questo modo l’Articolo 11:

«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.»[1]

Credo che siamo tutti coinvolti, ognuno a modo proprio, nel fare il mondo nella storia. E credo anche che nessuna ideologia possa portarci da qualche parte, o possa farci costruire qualcosa di utile alla umana sopravvivenza.

Avere delle idee, come scrisse il poeta e cantautore Fabrizio de André, è “affascinante” al pari di poterne morire; ma le idee non sono le ideologie.

E quello che segna la profonda differenza tra le prime e le seconde sono gli interessi deviati di chi, per il troppo potere detenuto, può decidere degli altri, senza che ci siano dei freni al loro strapotere e alle pericolose decisioni che possano attuare.

Conservare delle idee positive, cioè comunitarie, come quelle dei nostri padri costituenti, credo che sia la difficile arte di una vita al servizio della comunità.

E allora “morir per delle idee”, che siano condivisibili, sarebbe la grande virtù da ricordare e cantare di tutti coloro che, con le proprie azioni, ci hanno permesso di vivere.

 

[1] La Costituzione – Articolo 11 | Senato della Repubblica

 

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Info Laurent Vercken de Vreuschmen

Professore di lingue romanze e scrittore. Tra le sue pubblicazioni, le sillogi poetiche: Qualcuno di inadeguato (2018) e Gli sbagliati (2020).

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