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Cosio d'Arroscia
Panorama di Cosio d'Arroscia

Erbe, fiori, arte contemporanea. A Cosio d’Arroscia la cultura è di casa

A Cosio d’Arroscia, nel profondo entroterra di Imperia, non ci arrivi per caso. Devi proprio volerci andare.

Le due strade che da Pieve di Teco risalgono la valle Arroscia verso le cime delle Alpi Liguri passano una a levante (la SS 28 del Colle di Nava) e una a ponente (la provinciale per Mendatica) del panoramico crinale di roccia e boschi a 700 metri di quota.

Ma quando arrivi ti accorgi che Cosio non è “fuori dal mondo”.

Anzi il mondo si è preso la briga di arrivare sin lì già in epoca preistorica.

Vi sono, infatti, tracce di frequentazione umana nella vicina grotta della Cornarea risalenti al I millennio a.C. Inoltre i Romani qui ebbero una “villa” cioè una azienda agricola, a cui seguì il Castrum Cuxii con torri erette a scopo difensivo, una della quali è oggi il campanile dell’oratorio dell’Assunta.

Cosio non è solo un borgo col centro storico ben conservato, le antiche case in pietra, i vicoli ripidi, le piazzette e la grande chiesa parrocchiale seicentesca.

 

Cosio d'Arroscia
Il vecchio lavatoio

A Cosio d’Arroscia si fa cultura; una cultura forse di non grandi dimensioni e visibilità ma vera, concreta, che si tratti di arte contemporanea come di etnografia popolare o di gastronomia.

In questo paese ci sono quattro musei, che per un paese di duecento abitanti non sono pochi.

Il Museo delle ErbeIn herbis salus” è ospitato nel vecchio palazzo comunale con il suo “portico della conferenza degli uccelli”. Nasce dal lavoro di una tesi di laurea a otto mani (quattro studenti, insomma) e custodisce esemplari di numerose specie di piante aromatiche, medicinali, eduli, apparecchiature d’epoca per la preparazione di tinture, estratti e tisane e per la distillazione della lavanda (una coltivazione un tempo tipica dell’alta Valle Arroscia che dopo un periodo di crisi sta conoscendo una interessante ripresa nell’entroterra di Imperia).

 

Museo delle Erbe di Cosio d’Arroscia

 

Diciamo che è un museo di colture ma anche di cultura, perché in tempi passati, meno farmaceutici di adesso, la conoscenza empirica delle proprietà delle piante era di grande importanza e il territorio di Cosio attirava l’attenzione di medici ed erboristi.

 

Erbe essiccate

 

Al Museo si accompagna, la terza domenica di luglio, la Festa delle Erbe, dove è facile immaginare che “gnam gnam” sia la parola d’ordine….

Sperando che la pandemia del Covid-19 non costringa a nuove chiusure, tra pochi mesi sarà possibile girare per i caruggi e gustare buonezze come le raviole d’erbe spontanee, le “turle” ripiene di patate ed erbe aromatiche, le dolci “catarinette” al profumo di lavanda.

Al piano terreno dell’alto campanile-torre dell’oratorio dell’Assunta è stato aperto nel febbraio 2020 il piccolo ma molto interattivo Museo dei Fiori Eduli.

 

Museo dei Fiori Eduli

 

Mai data di apertura fu scelta così male, visto che pochi giorni dopo l’inaugurazione è arrivato il mega lockdown del marzo-maggio 2020 che costrinse alla chiusura del sito appena aperto…

Oggi è di nuovo accessibile e nel piccolo ambiente si assiste a video che raccontano storia e coltivazione di alcune piante con fiori commestibili, dalla lavanda all’aglio orsino, dall’ortica alla begonia, e leggendo le ricette e osservando le eccellenti cuoche cosiesi all’opera si impara a preparare prelibatezze salate e dolci in cui i fiori sono elementi fondamentali del piatto da portare in tavola.

Due esempi su tutti: il risotto ai petali di rosa con rugiada di miele e le già citate catarinette, dove signoreggia la lavanda. E pazienza per la tragica storia di violenza femminicida che sta all’origine leggendaria di questo dolce delizioso…

 

Ricetta del risotto ai petali di rosa con rugiada di miele

 

Ma è ora di uscire dalle stanze dei musei.

Una prima tappa la facciamo nell’Oratorio dell’Assunta per ammirare i “cartelami” della Flagellazione di Cristo, datati 1775. I cartelami sono apparati scenografici in cartone dipinto e decorato che rappresentano scene della Settimana Santa.

In Liguria si trovano soprattutto nel Ponente ma con altri nomi esistono anche in altre zone dell’Europa mediterranea; questi di Cosio, ritrovati quasi per caso e restaurati, sono stati esposti a Genova a Palazzo Ducale nel 2013.

 

I cartelami della Passione

 

Su e giù per i vicoli si va alla ricerca del Museo a cielo aperto “Gli oggetti del passato raccontano…”, un ricchissimo museo etnografico allestito con ammirevole impegno e ingegno dentro cantine e locali sparsi per i paese.

Il museo raccoglie una incommensurabile quantità di oggetti utilizzati nei tempi pre-tecnologici per la vita quotidiana e le attività professionali degli abitanti, le cui storie sono leggibili – in dialetto con traduzione italiana a fronte – su cartelli affissi all’ingresso dei vari ambienti. Ci sono gli attrezzi dei contadini e del falegname, la bottega del barbiere, la banda che suona, il corredo di nozze della nonna, i banchi di scuola, etc…

 

Cosio d'Arroscia
Attrezzi dei pastori

 

E alla fine del giro non si può non entrare nello Spazio Piero Simondo, galleria d’arte dedicata al pittore, originario di Cosio, che il 28 luglio 1957, insieme ad alcuni giovani artisti internazionali (cito solo il pittore scultore danese Asger Jorn, che visse e lavorò a lungo ad Albissola Marina) fondo l’Internazionale Situazionista, un movimento filosofico, sociologico e artistico di ispirazione marxista libertaria che ebbe un periodo di attività e fama di una quindicina d’anni, soprattutto in Francia.

 

Cosio d'Arroscia
Mostra permanente dell’artista Piero Simondo

 

Da Cosio d’Arroscia a Parigi, una bella strada….

 

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Info Gianni Dall'Aglio

Genovese, per ragioni familiari divido (anzi, raddoppio) la mia vita tra Genova e Sanremo. Dopo la laurea in Geologia ho lavorato all’Università di Genova ma da più di vent'anni collaboro con case editrici locali e nazionali come autore di libri, guide, articoli su turismo, storia, arte e scienze; sono Direttore Responsabile del Gazzettino Sampierdarenese, socio del Club per l'UNESCO di Sanremo e delegato regionale del FAI, Fondo Ambiente Italiano. La mia famiglia comprende anche cinque gatti e un numero quasi incommensurabile di alberi di bosco e piante da giardino.

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