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Narciso e il diario psicoanalitico con Michel David (seconda parte)

 

Leggi > Narciso e il diario psicoanalitico con Michel David (prima parte)

 

Entrando nella storia stessa del genere Diario, si potrà osservare l’effetto prodotto dalla “rottura” freudiana.

Freud stesso non si è preoccupato molto di diari, se non in una nota dedicata al parallelismo tra apparato psichico e “notes magico”. O come divertimento occasionale per la prefazione a un diario ingenuo di una ragazza viennese.

I suoi veri diari profondi sono stati realizzati sotto la copertura delle lettere a Fliess o nella Traumdeutung, oppure negli appunti delle sedute analitiche di cui alcuni sono stati pubblicati.

Ma proprio l’elaborazione riflessiva vi ha tentato una dissimulazione radicale (per ferita narcisistica?) del vissuto sotto le “razionalizzazioni”. La cura, però, fondata sul linguaggio e sulle associazioni libere non poteva non entrare in competizione con il diario intimo stesso.

Anzi, era come un invito a tener diario davanti a un ascoltatore nascosto e quasi assente.

Anche se il ritardo a pubblicare i diari, nel 1900, permetteva di conoscerne solo pochi esempi (Byron, Amiel, Goncourt, i De Guérin… oppure quelli dei pazzi di Lombroso), i contatti tra la produzione diaristica e l’esperienza psicoanalitica sono cronologicamente perturbati, con zone laterali immuni, ancora oggi del resto, e zone prematuramente immerse nel “ciclone” analitico, il che non facilita il compito del classificatore, o la ricerca delle “influenze”, delle innovazioni, dei risultati estetici autentici.

Bisognerebbe naturalmente distinguere una fase storica, per così dire prefreudiana in cui certi diaristi spingono l’analisi di sé a scoperte (di dettagli, o di ampia generalità) che anticipano elementi delle sistemazioni freudiane [Amiel, Constant, Kierkegaard, Svevo (Diario alla fidanzata) e suo fratello Elio, C. Dossi, Lombroso stesso, Tommaseo…].

Una fase che si presterà più a considerazioni di “parallelismi” o di anticipazioni fortuite, che non a influenze causali.

Si potrebbe poi distinguere una fase di produzione analitica propria, che si tratti di diari di lavoro di Freud stesso (vedi quello sull’uomo dei lupi oggi criticamente ritrascritto), di Ferenczi, di Lou Salomé (pre- e post-freudiana nei frammenti pubblicati), di Levi Bianchini forse (quando ne saranno ritrovati i taccuini), di Jozsej Brenner, di S. Blanton…, sia quelli di persone coinvolte in analisi (individuali o dirette alla didattica: Spielrein, con Jung, diarista  impubblicato,  Rilke  forse).

Vicino a questi coesistono diari stesi da gente non ignara di psicoanalisi ma non implicati esistenzialmente.

Kafka, Musil – più “narciso” nella creazione romanzesca, se si pensa al fantastico sforzo immaginativo dell’unione incestuosa dell’Uomo senza qualità che non nei più oggettivi diari di lavoro -, Mann, Pavese, Gide (il cui diario è già stato oggetto di analisi da parte di Jean Delay e ora di E. Marty), Rivière, Du Bos, V. Woolf.

Vi sarebbero poi gli scrittori analizzati del periodo più stabilizzato dell’entredeux-guerres. Se non si ha di Saba che il sublimatissimo diario poetico del Canzoniere e di Bazlen frammenti di un diario più o meno mitico (e non so quali altri diari pudicamente nascosti) per testimoniare del “ciclone” triestino, sono ormai notissimi quelli di A. Nin, la quale fu ascoltata da Allendy, Rank, e M. Jaeger, di Attida Jozsef, di Artaud, forse di Jouve e Bataille, di Sandor Màrai.

Con Nin abbiamo un caso di narcisismo coltivato come resistenza al secondo grado all’analisi. Il diario le serve più per affermare la propria autoanalisi compiacente che non per aiutare l’analista, anzi gli analisti. Bernhard, lo junghiano romano ha tenuto un diario negli anni Trenta e poi dal ’45 alla morte, di cui sono pubblicati alcuni frammenti.

Con il secondo dopoguerra, con la pubblicazione in extenso, o quasi, di casi che un tempo, sotto forma abbreviata formavano la parte più viva dei saggi di psicoanalisi e che gli analisti spingono i loro pazienti a pubblicare, inizia una produzione ormai regolare e degna di costituire un genere a sé.

Sechehaye, Diel, A. Adler, Blanton, Allendy, P. Mauco…, oppure direttamente sotto la firma del paziente stesso (E. Kauffman, F. Fornari, Domenico Vaiti, Franco e Fiorella, M. Marcone, F. Cordelli, R. Paris, Ph. Rupp, A. Del Bo Boffino), stanno tra diarismo e romanzo, analisi autentica e tentativi ingenui di autoanalisi.

In Francia, Giauque, Mara, M. Cardinal, M. Chapsal, Weyergans (Lacan in poltrona), P. Giron, M. Manceaux, gli Yeinick, ecc., offrono diari più o meno puri di analisi individuali o familiari.

In Italia, casi letterari come Il male oscuro (1964) di G. Berto e Porci con le ali, diario sessuale – politico (1976) hanno fatto epoca attorno al decennio convulso, e stanno a provare come il diario si sia metamorfosato recentemente, per una moda non terminata, in un resoconto più o meno formalmente ascrivibile al genere diario, di un’esperienza ideologico-tecnica esposta all’influenza psicoanalitica.

La storia del diario è quindi complessissima.

Diari d’analisti al lavoro (E. Bernhard, Ecrire la psychanalyse), diari d’analisti in crisi (Allendy e la malattia), diari di analisi didattica (Nin, Spielrein, Blanton), diari di analizzati (Nin e tanti altri), diari di casi (Sechehaye, Adler), diari stesi su consiglio del consultante (Diel), sedute rubate al magnetofono dal paziente polemico, tutte le combinatorie possibili hanno ormai un rappresentante eponimo, nella sola area italiana e francese.

Figurarsi nel mondo americano o tedesco, o britannico!

Ma il caso più fantasioso, è quello di Morris West che si permette d’inventare un diario alternante di Jung e una sua presunta amante, proprio negli anni dell’idillio con la Spielrein e in cui Jung teneva un diario che faceva leggere (sarà narcisismo?) alla moglie e all’amica.

A parte casi di resistenza ideologica o d’ignoranza fortunata, il diario oggi non può più fare a meno dell’apporto psicoanalitico.

In forme svariate che vanno dal semplice uso di termini tecnici e di alcuni concetti orecchiati o no, a quello tecnicissimo di un analista attento all’esame di sé.

Così lo psicoanalismo rafforza il narcisismo secondario e la pulsione oggettiva per creare un oggetto riparatore della ferita “narcisistica”. Ma ogni individuo lo fa con “stile” suo, con scelte personali che lasciano all’analisi letteraria ogni possibilità di lettura ermeneutica o di “piacere”.

Il diarista, ad ogni modo, se è come noi tutti Narciso, è sempre nello stesso tempo Pigmalione, attivo, sublimato, oblativo (ma è ancora permesso usare questo aggettivo?), o meglio ancora Prometeo che ruba il fuoco e si rode il fegato iniziando l’Umanità a nuove forme di cultura.

Il diarismo che Bourget condannava nel 1884 come decadente (la paralysie progressive de la sensibilité par égotocentrisme) come tutte le altre forme del “decadentismo” ha permeato di sé la cultura democratizzata del nostro tempo.

La cultura di sé può apparire oggi come prodotto dell’alienazione del “narcisismo sociale” e prendere forme più corporali che non scritte. Ma il diario intimo, che è, secondo i caratterologi, possibilità offerta specialmente ai “sentimentali” (affettivi – non attivi – secondari), rimane però a disposizione poi per un mucchio di usi proficui, dall’analisi alla riparazione, al transfert simbolico, alla fuga dall’Es, alla trasformazione del Super-Ego in Ideale dell’Io.

Il narcisismo terziario corrisponde, sembra, alla sublimazione (altro concetto problematico), e con altrettanta legittimità che le due prime fasi, entra nel campo psicoanalitico.

Il diario, la cui prima forma “esteriore” è il protocollo scientifico di laboratorio, conserva di questo suo uso iper-razionale una valenza oggettuale più forte di qualsiasi altro genere letterario: la poesia o l’epica può ancora convivere con la paranoia ossessiva, con la schizofrenia, ma con il diario intimo autentico, non credo.

 

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Info Roberto Baghino

Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

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