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El Quetzal

El Quetzal, il calciatore venuto da lontano (terza parte)

Ma Rodrigo non vuole dormire, deve trovare qualcosa da fare che gli consenta di non perdere nemmeno un istante di questa incredibile avventura che sta cambiando la sua esistenza. Guardandosi intorno in giro per l’aereo non ha colto altro che le esternazioni dell’unico altro passeggero, e meglio dimenticarsi che ci sia anche lui. Concentrandosi intorno, nelle sue immediate vicinanze, può vedere lo schienale del sedile davanti al suo, anonimo ed inutile, per non dire ingombrante.

Un poco più in alto un monitor sul quale da un po’ hanno smesso di trasmettere film idioti. Abbassando lo sguardo vede le sue gambe che cominciano a sentirsi intorpidite per la prolungata immobilità, ma alzarsi non osa. Quando sono partiti ha sentito chiedere di rimanere seduti, e da allora non c’è stato alcun contrordine.

Le sue braccia sono poggiate sui braccioli del sedile. Osservando attentamente (il tempo ce l’ha) quello di destra, vede alcune manopole. Rimane un poco incerto, ma la noia è tanta. Magari se tocco quella sbagliata succederà qualcosa, che non sarà poi così grave. Al massimo mi potranno rimproverare, ma di che? Qui non si vede più nessuno da almeno un’ora…

Ruota la prima, ma non succede nulla. La seconda, idem. Ne rimane ancora una, nella prima fila di tre, e quando la ruota, dopo lo scatto meccanico, sente come una piccola scarica sonora, che pare partire poco al di sotto del bracciolo. Si accorge solo allora di un piccolo filo nero che va a finire in uno sportellino. Lo tira, e ne escono due auricolari che sembrano essere la fonte del rumore. Lesto e grato, se li infila nelle orecchie, e rimane incantato da una voce che parla, e parla, e racconta, in una lingua che non conosce ancora, ma che da ora in avanti dovrà essere la sua.

“Il Ministro dell’Interno al momento non è reperibile, ma il suo sottosegretario ha assicurato alla stampa che a breve rilascerà alcune dichiarazioni…. (rumori di disturbo, in alta quota non si può pretendere di ricevere la radio come al bar sotto casa)…”
“… i disor… strada… continua l’agitazione dei facch… “

Rodrigo inavvertitamente ruota una delle due manopole precedenti, e dopo una breve scarica elettrica, una voce differente annuncia un brano musicale.

Una canzone apparentemente ruvida ma dopo poche battute accattivante riempie le orecchie di Rodrigo, facendolo rilassare finalmente. La schiena si distende ad aderire completamente al sedile ergonomico. La testa si poggia appena reclinata all’indietro, gli occhi vanno all’oblò che fa percepire la discesa del velivolo verso il cuore delle nuvole. La voce della cantante pronuncia e modula parole su parole, alcune riesce anche a comprenderle o intuirle, “amore… città… vento…” e lo fanno fantasticare sul vero significato del testo. Magari sta descrivendo quello che lo aspetta di lì in poi nella Capitale, una vita in discesa, dopo tutte le salite, riconoscimenti, fama, amore… certo, all’inizio ci sarà da faticare molto. A questo mondo nessuno ti regala nulla. Nemmeno in questo mondo del benessere. Ma se ci saprai fare, se l’impegno sarà stato quello che deve essere…

Si continua a non vedere nessuno girare per l’aereo, hostess, piloti, ma questi è normale che se ne stiano nella loro cabina, se no come va avanti l’aereo? La sete aumenta, e si fa strada l’esigenza di un bisognino, ma non osa alzarsi. Magari non è permesso. E l’assenza di personale in giro magari è dovuta a qualche problema da risolvere, ben più importante della sua sete o del suo bisognino, che può certo attendere l’atterraggio.

Passate le nuvole, si vede bene la terra ferma, laggiù, e in mezzo a tutto quel verde e quella roccia, quasi vicino al mare, si avverte nettamente l’immensa mole di un essere vivente in ferro vetro e cemento. La Capitale.

Ormai ci siamo quasi, pazienza… la radio termina il brano musicale. Uno speaker fa per iniziare a dire qualcosa, dice che a parte la musica ci sono cose anche più urgenti, come… ma a questo punto la voce si interrompe… la trasmissione si interrompe, e gli auricolari mandano solo un fruscio. Rodrigo pazienta fino a cinque minuti, poi, visto anche il fatto che la sua attenzione è concentrata sulla mole metropolitana che si avvicina a vista d’occhio, se li sfila, da un’occhiata al borracho lì dietro, che pare essersi immobilizzato in un’attesa febbrile, dopo di che si concentra sull’oblò.

Un suono metallico gli fa girare lo sguardo verso il monitor in fondo al velivolo, e lì vede illuminarsi un segnale che pare aver a che fare con le cinture che aveva indossato alla partenza. Suo fratello gli ha raccontato che al decollo e all’atterraggio vanno indossate, se no si viene sbalzati chissà dove. Con aria seria Rodrigo le indossa, lancia uno sguardo apparentemente distratto al señor, e vedendolo assorto con aria quasi stupita verso l’oblò, osserva anche lui, appena in tempo per cogliere lo spegnersi di alcuni bagliori strani nelle strade della Capitale.

All’improvviso una voce gracchiante dice qualcosa su panico, incidenti, governo partito, e qualcosa d’altro che non si riesce nemmeno a percepire. Si accorge di aver lasciato pendere gli auricolari senza spegnere il contatto con l’apposita manopola. Indugia un attimo nella tentazione di sentire di che stanno parlando, ma visto il veloce avvicinarsi della pista di atterraggio, decide che sarà meglio andare a vedere di persona questa Capitale, senza farsela raccontare da una radio. E ruotando la manopola, spegne. Tanto, un secondo prima che ci riuscisse, la radio era caduta nel silenzio ad ogni modo.

È la prima volta in vita sua che viaggia su di un mezzo del genere.

L’anno addietro i suoi genitori lo avevano portato in viaggio su di un vecchio pullman che si era diretto lungo strade a volte fangose, altre polverose, un poco in pianura desertica poi anche costeggianti dirupi rocciosi. L’altezza anche lì lo aveva impressionato, ma mai come il vedere il mondo da diecimila metri di altezza.

Bisogna capirlo se si impressiona adesso nel vedere dall’oblò una larghissima strada asfaltata, la pista di atterraggio, che gli si avvicina a velocità impressionante. L’ultimo istante prima dell’impatto gli pare eterno e terribile, ma non avviene nessun impatto. L’aereo si appoggia prima con le ruote del carrello, poi, dopo un breve tragitto in impennata, poggia anche la ruota anteriore. Da dietro sente il señor esibirsi in un applauso:
“Bravo! Ora andiamo a saldare un poco di conti”.

Evidentemente, pensa Rodrigo, qualche rischio lo abbiamo corso, ma il pilota, abile, ci ha salvati. Dovrei anche io ringraziarlo. Certo, in maniera più educata di questo strano señor.
Ma quando l’aereo si ferma del tutto, e sente netto il rumore di portelli che si aprono, dalla cabina di pilotaggio non esce nessuno con cui congratularsi. A dire il vero, non esce proprio nessuno.

 

fine terza parte….

 

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Info Stefano Alias

Stefano Alias, origine sarda, vive da molto tempo a Genova. Operaio nella vita si è occupato di musica nel circuito indipendente come suonatore, fonico e organizzatore di concerti.

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