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El Quetzal

El Quetzal, il calciatore venuto da lontano (seconda parte)

Rodrigo in quel momento ha chiuso gli occhi, appoggiando la testa allo schienale, e ricorda un evento che mai in tutta la sua giovane vita avrebbe mai sognato di vivere. Una conferenza stampa!

Lui! Ma chi parlava non era lui, che se ne stava a prendersi tutti quei flash e sguardi dai giornalisti accorsi in massa. Parlava il señor Talent Scout, e diceva cose che lui capiva poco:

“È da anni che lo stiamo osservando, la sua fama in Europa si è già diffusa e non è stato facile battere la concorrenza degli altri club…”
“Caspita, allora sono davvero bravo e importante…”
“Da noi si sa già quasi tutto su di lui, a partire dal fatto che qui lo chiamano El Quetzal, il serpente piumato!”
“Ma chi, a me? Ma quando mai? Mai saputa ‘sta cosa… e poi el quetzal è un piccolo uccello, che c’entrano i serpenti?”
“E si sa che il nome è dovuto al fatto che come il serpente piumato incute timore e rispetto. Non c’è traguardo che non possa raggiungere con le sue capacità, e noi siamo orgogliosi di poter aver vinto la concorrenza, anche se il costo è stato alto, altissimo”
“Beh, in effetti, non avrei mai pensato che si potessero spendere addirittura seicento dolares per farmi giocare nella loro squadra”.

Nessuno aveva parlato di cifre, ma magari era per il fatto che tutti conoscevano i dettagli dell’operazione, e parlare di vile denaro in una occasione come quella sarebbe suonato terribilmente volgare. Nessuno aveva chiesto nulla a Rodrigo, El Quetzal.

“Ma certo, da quanto dice señor Talent, sanno già tutto, anche se non so come… e poi… cosa…”

Facile perdere la concentrazione sui propri pensieri quando sotto di te scorre solo acqua, la grande acqua, quello che tutti ti hanno detto chiamarsi Oceano, sempre con la O maiuscola. Non sei mai riuscito a capire cosa volesse dire, cosa fosse davvero, anche perché a scuola avevi altro a cui pensare, tutti ti dicevano di concentrarti sui palleggi che avresti fatto a lezioni terminate, e i tiri in porta, e gli insegnamenti di quello che chiamavano tutti il Mister, perché aveva allenato una squadra addirittura nel capoluogo…

Certo che non lo si può paragonare al señor Talent, anche se pure lui ne deve aver viste, … e la sua la sapeva… ma quando gli ho chiesto che cos’era l’Oceano, mica era stato molto chiaro; tante parole staccate fra loro, e gli occhi a guardare in alto, che l’Oceano mica è in alto, io lo vedo qua sotto.

Ma quando invece gli avevo chiesto cosa ci sta al di là dell’Oceano, allora era un’altra musica. Gli occhi si spalancavano, ma stavolta su di me, e la voce si faceva aiutare dalle mani che gesticolavano larghe quando mi parlava di campi da pallone grandi tre o quattro volte i nostri, e gradinate piene di gente grandi quanto quartieri, macché… città… e milioni di persone che urlavano il tuo nome… ad ogni goal che facevi,, e tu ne facevi a migliaia, perché lì gli arqueros, i portieri, mica avevano idea di come sappiamo tirare la palla qui…

Mi manca il Mister, ma soprattutto mi manca di arrivare presto al di là di questo Oceano, che con tutta questa acqua mi mette ansia; nessuno mi aveva detto che dovevo passare sopra tutta questa roba. E comunque, non c’è niente da vedere, il film è finito, e non c’è nessuno con cui parlare. Se non quel signore lì dietro. Che mi sembra un poco strano. Ma c’è solo lui,… quasi che gli chiedo che ora è…

“Pido desculpa, señor, que hora es?”

Quello distoglie di scatto gli occhi dai fogli che sta leggendo, forse un quotidiano, o una rivista di quelle meno diffuse stampate su carta tipo quotidiano. Lo fissa con occhi un poco spiritati dopo di che se ne esce “Che ora è? L’ora buona, stai sicuro! Questa è l’ora buona!”

Poi, vedendo che il ragazzo lo guarda con aria perplessa aggiunge
“Sta tutto scritto qui,” indicando i fogli, “ma stava già scritto da tempo, e adesso è l’ora. Capisci? L’ora buona!”

Rodrigo non capisce, se non che deve far finta di aver capito, assentire e ringraziare, e poi chiudere lì la cosa. Quello deve essere tutto matto, o magari solo un poco borracho dalla festa del giorno prima. Ma questo non gli fa capire nulla dell’ora, e di quanto manchi all’arrivo; anche su di un monitor verso la prua dell’aereo, l’immagine di un aeroplanino si sta avvicinando a lentezza esasperante ad una sagoma che lui riconosce essere l’Europa.

E lì, da qualche parte che ha imparato a conoscere nelle frenetiche ricerche sul computer del fratello, ci sta l’Italia, che poi è praticamente Roma. Ma si continua a non vedere nulla dall’oblò, e le voci dall’altoparlante tacciono, e le hostess chissà dove sono finite… gli piacerebbe poter avere un bicchiere d’acqua, ha la bocca secca, ma non vuole disturbare. Anche perché le ha viste l’ultima volta che si dirigevano con aria preoccupata nella cabina del comandante. Magari c’è qualche problema, figuriamoci se hanno il tempo di badare alla mia sete. Mica sono ancora un grande campeon, col suo aereo privato e tutto…

Dietro di lui el señor loco, o magari anche solo borracho, anche se non pare, per cui loco, ha finito di leggere quell’ammasso di fogli, ha tirato fuori da uno zainetto un telefono, o qualcosa del genere, si è infilato nelle orecchie gli auricolari e ascolta assorto qualcosa. Magari della musica, chissà che non lo calmi un poco.

Rodrigo si sente immerso in quel qualcosa che quando stava lì di sotto, da qualche parte del lontano indietro, tutti chiamavano il cielo, immaginandoselo luminoso e pieno di colori e uccelli colorati e forse, chissà, con un poco di fortuna, con qualche altra immagine misteriosa che si poteva cogliere con un angolo dell’occhio. Ma ora pare lo schermo di un vecchio televisore difettoso, con le immagini del suolo di sotto che appaiono sbiadite in mezzo alla foschia. Sta per scendere il torpore sulle palpebre, molto prima che il carrello dell’aereo possa anche solo immaginare di scendere sulla pista di Roma.

fine seconda parte….

 

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Info Stefano Alias

Stefano Alias, origine sarda, vive da molto tempo a Genova. Operaio nella vita si è occupato di musica nel circuito indipendente come suonatore, fonico e organizzatore di concerti.

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