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Marina Bindella nel vortice del tempo

Non lontano dalla stazione Termini, presso lo Huynnart Studio, uno spazio espositivo gestito dallo scultore Paolo Di Capua, il 5 febbraio ha inaugurato VortexT emporis, un’ipnotica mostra di opere grafiche e pittoriche di Marina Bindella artista e docente di Xilografia e progettazione del Libro d’artista alla Accademia di Belle Arti di Roma.

È difficile riassumere in poche righe l’intensa attività espositiva, soprattutto nel campo della grafica, che dal 1980 ha impegnato Bindella in Italia e all’estero con mostre personali e collettive sempre di alto livello, vincendo premi e vedendo l’acquisizione di numerose opere in importanti istituzioni. Come, ad esempio, nella recente mostra personale presso l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma che ha accolto in donazione ben cinquanta sue opere.

Ho avuto la fortunata opportunità di parlare direttamente con l’artista che qui si racconta in una breve intervista.

 

Marina Bindella mostra Roma
Mostra di Marina Bindella, Roma

 

D: Partiamo dalla mostra appena inaugurata. Il titolo Vortex Temporis è molto evocativo, come nasce? Come sono state selezionate le opere?

I titoli in latino sono pensati per allontanarmi dalla realtà contingente. In questo caso mi attraeva il termine usato da un compositore contemporaneo, Gérad Grisey, che ha scritto un brano intitolato Vortex Temporum. Sono sempre stata interessata alla dimensione temporale in senso assoluto ed è per questo che ho scelto questo titolo. Mi capita di pensare alle mie opere come fermo immagine di un continuo fluire che viene cristallizzato dalle mie trame segniche.

Questo titolo è vicino a molte opere esposte in mostra che presentano un andamento curvilineo, ma anche a quelle con elementi rettilinei che creano difficoltà di messa a fuoco.

La curatrice di questa mia mostra Paola Bonani (curatrice anche dell’interessante Tre stazioni per Arte e Scienza al Palaexpò fino al 27 febbraio) è stata attratta da elementi macro e microscopici, del molto grande/molto piccolo e del lontano/ vicino, nel mio lavoro.

La scelta è stata fatta insieme tra lavori che avevo selezionato creati appositamente per questa mostra che era stata progettata da due anni. La pandemia ha poi creato la rara opportunità di poter avere una concentrazione particolare dovuta all’obbligato eremitaggio. La sospensione spazio-temporale mi ha risucchiata in una dimensione propizia alla sperimentazione di nuove strutture. Come se uno speciale coraggio mi abbia portata ad osare più del solito nella elaborazione delle forme.

I miei lavori, nel loro astrattismo, sono contaminati da personali rielaborazioni di materiale sociale e vitale.

Come artista sento molto la necessità di filtrare attraverso il mio linguaggio tutti gli stimoli interni ed esterni, mantenendo una propria coerenza.

 

Marina Bindella mostra Roma
Mostra di Marina Bindella, Roma

 

Il tipo di astrazione a cui mi riferisco si rivolge a forme vagamente geometriche ma non legate al rigore dell’astrattismo classico. Il lavoro di texture e di segno è in realtà destinato a rompere schemi geometrici ricercando una certa irregolarità e creando strutture che vengono di fatto contraddette.

Nel mio lavoro si possono trovare anche suggestioni di tipo filosofico e scientifico nell’aspetto delle ambiguità spaziali create dalle texture luminose che si sovrappongono creando complessi sistemi di segni anche opposti tra loro. Il tema della trasformazione e della relatività delle forme del cosmo possono essere messi in relazione con il mio lavoro.

La curatrice della mostra definisce gli spazi e le forme da me creati come «pur bloccati nella loro dimensione “materiale” di segni scavati nel legno o nel materiale plastico, o stesi sulla superficie con l’acquarello o la pittura, restituiscono al nostro sguardo la sensazione di un continuo divenire nel tempo(…) Li si potrebbe definire passaggi (…) L’esplorazione di questi spazi richiede all’osservatore un tempo lungo».

D: Ci può raccontare in breve la sua poetica e come si traduce nelle tecniche che si sono evolute nel tempo?

La mia è un’astrazione relativa in quanto passibile di modificazioni. È meno progettuale e più istintiva, nega quindi l’esattezza della geometria e, come nel primo astrattismo, la dimensione cosmica è coniugata nella dimensione minima e massima.

La mia poetica è fondata sull’uso di tecniche grafiche e segniche. Per dieci anni, dopo la sperimentazione calcografica, ho approfonditolo studio della xilografia che mentalmente ha condizionato anche il mio lavoro pittorico.

La tecnica xilografica, lenta e anacronistica, è molto affascinante anche perché consente l’opposizione diretta del bianco e del nero e porta con sé la sfida con il materiale.  (L’idea di sfida l’ho appresa dallo sport che ho praticato in maniera agonistica). La forma in questa tecnica diventa linguaggio che si basa su una gestualità più invasiva rispetto alla calcografia.

Lascio fluire la forma partendo da un progetto più mentale che fisico.

 

Marina Bindella, Scripta Mutant 2021, olio e tecnica mista su forex 100×70, 1 scaled

 

Nella mia vita artistica l’incontro con il Maestro Guido Strazza e il suo entourage è stato molto importante. Fondamentale è stato soprattutto il prendere coscienza del segno come un atto di esistenza e partendo da questo concetto ho creato una mia personale sintassi utilizzando l’alfabeto segnico di Strazza.

La luce è un elemento fondamentale della mia poetica cercata attraverso le trame di neri, blu scuri e raramente gialli.

Gli acquarelli sono concettualmente il frutto del lavoro xilografico ma il procedimento è il contrario. Gli acquarelli procedono per aggiunta di segni mentre nei lavori di incisione su legno hanno bisogno della sovrapposizione di più lastre dove il segno è dato per via di levare materia.

Evoluzione della tecnica su legno è quella con il forex che ha solo uno strato di olio e poi lo incido. Con questa tecnica ottengo una dimensione spaziale su piani diversi data anche dalla presenza di segni incisi.

Durante il primo decennio del 2000 ho dedicato molto tempo a elaborare una tecnica personale che ha intrecciato con la xilografia una serie di debiti reciproci. Ogni materiale e ogni tecnica ci fa scoprire un lato diverso della nostra creatività. Nel caso degli olii e graffito su tavola, dopo aver dato uno strato di bianco e uno di colore scuro sulla tavola, vado a graffire con il coltello per scoprire la luce, cioè linee e segni bianchi. Poi passo alle linee date a pennello, dello stesso colore scuro della base. In questo modo posso togliere e aggiungere materia in base alla struttura formale del lavoro.

 

Marina Bindella, apotropaico VI 2020, acquerello 57×76

 

D: Dalle sue dichiarazioni si capisce quanto il sistema di segni che crea abbia a che vedere con una sua dimensione interiore. Quando pensa sia germogliato il suo interesse per il mondo dei segni?

Ho sempre disegnato e dipinto da quando ero piccola. Nell’adolescenza ho amato Van Gogh e l’arte xilografica giapponese, ma il momento epifanico credo di averlo avuto nel paese umbro dei miei nonni, Piegaro, dove passavo molto tempo a studiare le texture dei muri delle case. Lì c’erano già i semi del mio lavoro da adulta.

D: Infine, qual è il suo rapporto con una città complessa come Roma?

Sono arrivata a Roma dall’Umbria a dieci anni e credo che questa città mi abbia molto aiutata ad ammorbidire gli effetti di una educazione molto rigida. Roma mi ha dato la possibilità di realizzarmi come artista e insegnare all’Accademia di Belle Arti è sicuramente un privilegio.

Certo la città è caotica e faticosa ma mi ha resa più duttile e aperta.

E poi la struggente bellezza di questa città non può non commuovere.

 

Marina Bindella, Vortex Temporis, a cura di Paola Bonani, Hyunnart Studio, Viale Manzoni 85/87 Roma, dal 5 febbraio al 16 marzo 2022

Sito: www.marinabindella.com Instagram: @Marina Bindella

 

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Info Ada De Pirro

Ada De Pirro è dottore di ricerca in Strumenti e metodi per la Storia dell’arte presso Sapienza Università di Roma. Si occupa principalmente di arte italiana degli anni Sessanta e Settanta, in particolare dell'ambito verbovisivo e del libro d'artista, spesso coniugato al femminile.

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