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Via dei Simboli
disegno di Martina Musio

Via dei Simboli, dove si trova di tutto

In Via dei Simboli si trova di tutto. È un mercato a cielo aperto. All’entrata, si leva sempre il canto di ATON, dio egiziano a cui il suo faraone, il re ebbro di Dio, dedicò un culto esclusivo

Salute o dio

O Disco vivente che spunti in cielo

Egli sommerge i cuori

e tutta le terra è in festa

grazie al suo gioioso fremito

Un maldestro tentativo di monoteismo spazzato via dal desiderio degli egizi di possedere tutti gli dei del mondo.

Ma andiamo avanti, passiamo oltre questo canto e fermiamoci qui, davanti alla bancarella dove vendono aureole. La donna che le vende se le fa girare intorno a un braccio. Che bel sorriso ci fa, prima di raccontare che “la luce di queste corone regali indica il sacro, la santità, il divino, e materializza l’aura fissandola in una forma specifica. Una luce che prefigura quella dei corpi resuscitati“.

Brava, bene le diciamo. Ce ne compriamo una ciascuno“.

E così proseguiamo con l’aureola per sostare di fronte a un levantino che vende bilance.

Anche lui sorride, ma non come la donna di prima. Sorride più guardingo, e ci racconta che “in Persia l’angelo Rashnu pesava gli spiriti sul ponte del destino, mentre più su, a ovest, era San Michele l’arcangelo del Giudizio. Ma non dimenticatevi di Ermes che pesa le anime di Achille e di Patroclo“.

Ohh, facciamo noi. Ce ne compriamo una ciascuno di queste bilance che sanno di giustizia, di misura e prudenza. Adesso, la sera, potremo giocare a soppesare gli atti“.

E così proseguiamo con la bilancia e l’aureola, tra un mare di oggetti e una deriva di suoni. Qui c’è un vaso di gigli, pregni di candore, purezza e innocenza.

Ricordi Silesius? “Lo sposo della tua anima desidera entrare; fiorisci: non viene se i gigli non fioriscono“.

Là c’è una copia scadente di un disegno di William Blake. Il Vecchio dei Giorni misura il tempo, e tende a chi lo guarda un grande compasso.

Emblema delle scienze esatte, del rigore matematico, strumento cosmologico, ma vi prego, non mettetelo contro la poesia. Al compasso piace la poesia.

Laggiù, invece, su quella betulla, sta frinendo una cicala. Bestiolina un tempo consacrata ad Apollo. Testimone di luce e oscurità. Di canto e silenzio. Chissà poi perché trasformata in musa di cattivi e negligenti poeti. Se ne sta là, sulla betulla, sull’albero più sacro delle genti siberiane. Albero di ragazze e primavera, su cui i Selkupi, grandi cacciatori,  appendono le immagini degli spiriti protettori.

Sotto quella betulla vendono bende e tessuti. La bambina che sta al banco ci chiede di accucciarci. E ci lega una benda intorno agli occhi. Saremo fortunati? O è un gioco di iniziazione? Questa benda simbolo di accecamento, di giustizia ed erotismo.

Eccoci qua, infine, che ce ne usciamo bel belli da Via dei Simboli con l’aureola in testa, la bilancia in mano e gli occhi bendati.

 

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Info Roberto Baghino

Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

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