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Afro Somenzari - Scottadito
Cover magazine Suite Romana Scottadito

Chez Pinelli, una passeggiata con Afro Somenzari

Era inverno, e mi trovavo a Roma per la presentazione di un libro.

Siccome mancavano ancora alcune ore, per un po’ bighellonai intorno a Via del Babbuino. Poi il freddo mi spinse dentro Babingtons. Dove ordinai un tè, naturalmente, ma anche qualcosa da mangiare. Chiedendomi se fosse vero ciò che leggevo in un menù. E cioè che “durante la guerra il personale portava in sala le proprie razioni per contribuire alla preparazione dei nostri dolci“. O che “Fellini era un amante dei nostri Muffin al Formaggio e Prosciutto“.

Forse fu proprio per questo che ne assaggiai uno, per poi gustarmi la gente seduta che gustava di tutto.

Fu allora che mi venne voglia di telefonare ad Afro Somenzari. Amico, scrittore, artista ed editore della Casa Editrice più Povera del Mondo.

Lui rispose subito al cellulare, e poiché era a Milano, mi portò in giro con lui a distanza di chilometri.

Questo è il racconto che mi fece durante quella strana e insolita passeggiata.

A Milano piove a dirotto. Baj è scomparso a metà giugno dello scorso anno. Lo ritrovo al Jamaica, dove abbiamo appuntamento, e prendiamo un caffè, prima di entrare al Brera.

Qui c’è il suo Pinelli, un grande quadro che fu sequestrato ai tempi di Calabresi, perché indegno e offensivo per lo Stato…era allora, come oggi uno Stato di non diritto, poliziesco, indifferente ai problemi della gente.

Fecero un grande favore a Baj perché si creò il caso, coloro i quali lo avevano visto ne parlarono come di una leggenda, gli altri dovettero aspettarne lo sdoganamento che avvenne quando lo Stato pensò alla sua innocenza, non avrebbe più offeso nessuno, il tempo può alleviare il dolore degli altri ma il proprio ci accompagna per sempre, come la pelle e il sangue.

Baj mi accompagna fin dentro, dove Pinelli è illuminato e tutto intorno respira il fantasma del buio.

Arrivano due che si rivolgono al maestro e lui sorride poi mi dice che deve andare con loro e mi saluta.

Credo che fossero due personaggi che venivano da lontano, uno era troppo pittoresco e grasso alla Ubu, per intenderci, e l’altro elegante e raffinato che mi ricordava tanto Alik Cavaliere.

Non c’è nessuno. Mi fermo a lungo perché ci sono tanti particolari di quest’opera che hanno bisogno di silenziosa attenzione. Si divide in due parti, alla sinistra la gente e il popolo anarchico, a destra i militari. Una bambina tiene in una mano una bandiera rossa e nell’altra la mano di un uomo.

La piccola guarda lo spettatore, sembra dire che quando qualcuno muore ingiustamente ce n’è sempre un altro disposto a prendere il suo posto.

Al centro Pinelli a testa in giù, sospeso, che va a sfracellarsi al suolo. Al di sopra di tutto la lampada di Guernica illumina la scena. A terra gli oggetti di Baj, un confondersi di fiori di plastica e passamanerie.

Quando esco sono stordito, dolorante, la testa è piena di pensieri, mi fanno male i piedi, ma sono al Brera e non posso andarmene senza rivedere la Pinacoteca.

Quasi subito mi appare il Cristo morto, anche qui non c’è nessuno. Per un tempo interminabile mi fermo e mi viene un sorriso, penso a tutti quelli che hanno fatto la fila per (non) vederlo alla Celeste Galleria, in un contesto da girone dantesco, senza spazio.

Qui è solo, nella sua spasmodica audace bellezza.

Ora sto bene, mi fanno compagnia Carpaccio e Piero, Tiziano e Hayez e tutti gli altri vivi come non mai…fino in fondo, l’ultimo fulminante autoritratto di Boccioni, luminoso e intrigante.

Ho ancora tempo e allo Spazio Oberdan c’è una antologica sempre di Baj, con le opere giovanili, gli Ultracorpi, i prodotti dell’Arte Nucleare, le Dame, i Generali fino alle maschere e le ultime operazioni idrauliche con raccordi, tubi e rubinetti di ottone sovrastati da palloni di alluminio.

Da Marconi e alla Fondazione Mudima c’è chiuso, anche qui ci sono personali di Baj, ma è ora di tornare, in Centrale c’è molto da vedere.

Una bella mostra di persone che entrano ed escono da quadri per comporne altri in altri luoghi, vicini alle luci della sera, avvolti dalla pioggia o diretti al mare, ma tutti anelanti a un’esistenza più dolce e serena, senz’altro degni di fare parte, seppur per poco, di questa ammaliante creazione. 

Grazie Afro, gli dissi prima di pagare il conto e incamminarmi in Piazza di Spagna 

 

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Info Roberto Baghino

Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

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