Traffico armi porto Genova
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Traffico d’armi nel porto di Genova. Il governo spagnolo conferma

Dopo anni di denunce dei lavoratori portuali genovesi e dell’osservatorio Weapon Watch, è arrivata la conferma del governo spagnolo, con un documento ufficiale: le navi della compagnia saudita Bahri che fanno regolarmente scalo nel porto di Genova trasportano armi.

Il governo spagnolo, in una risposta a una interrogazione parlamentare, ha rivelato che la nave Bahri Jeddah attraccata a Sagunto il 21 ottobre conteneva al suo interno cartucce per armi di piccolo calibro, munizioni incendiarie e razzi dotati di carica esplosiva.

Il documento dice anche che il cargo, dopo aver lasciato la Spagna, si è diretto verso Genova prima di attraccare a Gedda, in Arabia Saudita.

Il governo spagnolo – ha spiegato Futura D’Aprile su “Domani” – “ha però precisato di non conoscere l’uso e il destinatario finale del carico della Bahri Jeddah, un’informazione fondamentale per l’export degli armamenti”, anche se ha aggiunto “di essere pronto a sospendere le autorizzazioni per l’esportazione e il transito di armamenti in caso di uso indebito del materiale militare, in base a quanto previsto dalle leggi nazionali sul commercio con l’estero”.

Vedremo se accadrà.

La Spagna sa bene che queste armi servono per la guerra in Yemen, in atto dal 2015, ma è il secondo fornitore di materiale militare per l’Arabia Saudita…

Tuttavia il documento governativo costituisce un primo passo importante. Finora Madrid si era rifiutata di rispondere alle interrogazioni parlamentari in materia, tra le proteste delle Ong.

E il governo italiano?

Ogni due-tre settimane una nave della compagnia Bahri passa da Genova.

Da molti anni, Weapon Watch ha raccolto e pubblicato dal 2019 ad oggi innumerevoli prove che queste navi violano la legge 185/1990 – che proibisce l’esportazione verso i Paesi in stato di conflitto armato o i cui governi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani – e il Trattato internazionale sul commercio delle armi convenzionali.

L’Arabia Saudita ha tutte le caratteristiche di un Paese a cui non dovrebbero essere esportate armi.

In Yemen la situazione continua a peggiorare. Secondo il World Report di Human Rights Watch, sono stati finora uccisi o feriti 18.400 civili, mentre due terzi della popolazione – cioè circa 20 milioni di persone – richiedono assistenza alimentare e sono esposti alla crisi pandemica.

Eppure, denuncia Weapon Watch, il trasporto delle armi per la guerra in Yemen “continua ad accadere nell’apparente inerzia delle autorità e del governo italiano, in realtà con il loro pieno sostegno, e anzi su istigazione degli interessi economici coinvolti si è applicata la repressione di polizia a chi osa contestare il ‘traffico di morte’ che continua a svolgersi sotto i nostri occhi”.

GP

Articolo scritto dalla redazione de La voce del Circolo Pertini 

N.d.R: L’opinione degli autori non coincide necessariamente con quella della Redazione. 

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