PIL verde ONU
Nazioni Unite - Photo by Pixabay

I limiti della crescita di un pianeta finito (terza parte)

 

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Secondo il rapporto “The Limits to growth“, dunque, se non si pone un freno ai consumi smodati, e senza una programmazione delle risorse del pianeta, si raggiungeranno i limiti naturali del nostro pianeta entro il XXI secolo con risultati devastanti su tutta la popolazione a causa di forti diseguaglianze, epidemie, malattie, fame, conflitti e guerre.

Per evitare il collasso gli autori suggeriscono di perseguire un modello di sviluppo che non sia basato esclusivamente sulla crescita della produzione e della popolazione.

In altre parole cercare un punto di equilibrio tra questi due elementi che sia in sintonia con l’ambiente e che valuti lo spreco delle risorse non rinnovabili e il depauperamento dell‘ambiente.

The Limits to growth” mette in discussione la visione di un modello di società che nessuno vuole rinnegare poiché siamo consapevoli che ha portato prosperità e benessere, sviluppo industriale e sociale, miglioramento delle aspettative di vita e il raggiungimento di importanti traguardi in ogni campo della scienza.

Lo stesso modello che ancora oggi governa la nostra economia.

Oggi possiamo dire che il rapporto del MIT può aver sbagliato la previsione temporale degli effetti della crescita senza freni dell’economia ma non ha certo sbagliato la sintesi e le conclusioni.

Questo modello di sviluppo non può reggere all’infinito, è solo questione di tempo. La soluzione per scongiurare la catastrofe esiste ma è di difficile applicazione, se non impossibile.

Oggi i paesi ricchi non sono disposti a rinunciare al loro benessere e questo stato di cose si riassume lapidariamente nella famosa frase del Presidente Reagan nel 1984: ”Credevamo allora, riferito al rapporto, e crediamo oggi che non vi siano limiti alla crescita e allo sviluppo del progresso umano.

Solo 7 anni prima il precedente presidente Jimmy Carter dichiarava, sempre riferito al rapporto del MIT: “Abbiamo imparato che “più” non è necessariamente ”meglio” e che anche la nostra grande nazione deve riconoscere che ci sono dei limiti.” Insomma, è bastato cambiare un presidente per assistere ad un mutamento radicale del pensiero economico nazionale… La politica !!!

Tuttavia dobbiamo ricordare che fu grazie a questo discusso rapporto che nel giugno del 1972 pochi mesi dopo la sua pubblicazione i leader mondiali sentirono il bisogno di riunirsi a Stoccolma per il Primo Summit delle Nazioni Unite sull’Ambiente, presieduto dal canadese Morris Strong.

Facciamo un passo in avanti e andiamo a vedere cosa ci sta dicendo la scienza di oggi in relazione all’impronta ecologica del genere umano sul pianeta.

L’Earth Overshoot day nel 2021 è caduto il 29 luglio questo vuol dire che sono state utilizzate risorse non rinnovabili al di sopra delle capacità rigenerative pari ad un altro mezzo pianeta (che non abbiamo).

Eravamo in equilibrio sino ai primi anni 70. Da quel momento in poi il consumo delle risorse è aumentato costantemente sino ai giorni nostri e non vi è alcuna ragione per ipotizzare che questo trend possa arrestarsi o retrocedere. Procedendo con questo ritmo nel 2050 appare scontato che avremo bisogno delle risorse di due pianeti per mantenere in vita questo modello di sviluppo totalmente basato sulla crescita continua.

La stella polare dell’economia rimane ancora il PIL, un indicatore di un presunto successo fermamente posto al centro delle politiche occidentali. Siamo certi che il valore totale dei beni e dei servizi prodotti coincide con il benessere e il progresso della società?

Il PIL viene identificato come una vera unità di misura della ricchezza prodotta dal paese ma con il tempo si è compreso che è un indicatore strabico perché guarda in una sola direzione senza fornire una indicazione sulla distribuzione del reddito e del benessere all’ interno della società.

Come disse Robert Kennedy alla Kansas University durante la campagna elettorale del 1968: “ Il PIL è ritenuto capace di misurare tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta”.

Più recentemente il governo francese commissionò nel 2008 a venticinque professori di altissimo livello di studiare la relazione tra PIL e benessere sociale.

Il voluminoso studio redatto da nomi come Joseph Stiglitz, Amartya SenJan Paul Fitousse giunge alla conclusione che benessere e PIL sono due cose separate e distinte.

Nonostante questo si continua a usare questo acronimo come unità di misura dei propri successi ed espressione dell’unità di misura della ricchezza prodotta da un paese, quasi a simboleggiare il benessere di una collettività nazionale.

Oggi gli analisti sono propensi a definire il Pil una misura fuorviante del benessere e del progresso di una società poiché non indica realmente il livello di equità sociale.

Secondo il filosofo Zygmunt Bauman il potere finanziario è totalmente fuori controllo e fornisce una nuova lettura del problema:  “Se lei fa un incidente in macchina l‘economia ci guadagna, lavorano i medici, i fornitori di medicinali, lavora il suo meccanico, il carrozziere…etcc. Questa sua disgrazia farà aumentare il Pil.

Proprio per queste ragioni sono attualmente allo studio altri indicatori in alternativa al PIL.

Uno tra tutti è il BES (Benessere Equo e Sostenibile ), un indicatore realizzato dall’ISTT ( Istituto di Scienze e Commercio Tecnologico) e dal CNEL ( Consiglio Nazionale dell’Rconomia e del Lavoro) capace di valutare il progresso sociale e ambientale di una società.

In conclusione proprio in questi ultimi mesi ci giunge notizia che l‘ONU ha dato vita ad un PIL verde, una vera rivoluzione rispetto al passato poiché questo nuovo acronimo SEEA EA (System of Environmental Economic Accounting- Ecosystem Accounting) incorpora all’interno del vecchio PIL anche il capitale naturale.

Un passo molto importante sottolineato anche dalla dichiarazione del Segretario Generale dell‘ONU Antonio Guterres: “Questo è un passo avanti storico verso la trasformazione del modo in cui consideriamo e valorizziamo la natura. Non permetteremo più incautamente che la distruzione e il degrado ambientale siano considerati un progresso economico”.

Walter Pilloni

Divulgatore Ambientale

 

 

 

 

 

 

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Info Walter Pilloni

Affermato Imprenditore, da anni porta avanti la missione di divulgatore ambientale. Laureato in Giurisprudenza, ha pubblicato centinaia di articoli su clima e ambiente, realizzato 3 libri e un programma tv. Per le sue frequentazioni dei mercati asiatici, è stato nominato Ambasciatore di Genova nel mondo. E' consigliere municipale medio ponente di VINCE GENOVA.

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