Palmaria Porto Venere
Isola di Palmaria - Photo by Pixabay

Palmaria addio?

Qualcuno dovrà pur decidersi un giorno a conferire una medaglia al valor civile alla Marina Militare e all’Amministrazione Penitenziaria, per avere – nei limiti del possibile – salvaguardato alcune tra le parti più preziose del nostro patrimonio naturalistico, sulle isole e lungo le coste: dall’Arcipelago Toscano, a molte spiagge della Sardegna; all’isola Palmaria, la più grande della Liguria, prospiciente Porto Venere.

Proprio alla Palmaria si rivolgeva il mio sguardo uscendo da casa la mattina, quando abitavo a Lerici.

Assieme agli isolotti del Tino e del Tinetto, mi rassicurava sull’intangibilità di quel paesaggio che a buona ragione prende il nome di Golfo dei Poeti. La Marina Militare vigilava su quel pugno di isolotti, difendendoli non dagli attacchi di una improbabile flotta nemica, ma da quelli – assai più incombenti e gravi – del nemico interno: lo speculatore del cemento, il più insidioso, quello travestito da ambientalista ’doc’.

Da qualche anno la severa vigilanza militare è venuta meno, e sono cominciati gli attacchi alla miracolosa integrità del piccolo, selvaggio paradiso, la Palmaria, inserita dall’UNESCO tra i Patrimoni dell’umanità.

Il 14 marzo del 2016 è stato infatti siglato il Protocollo d’Intesa tra l’Agenzia del Demanio, la Marina Militare, la Regione Liguria e il Sindaco di Porto Venere per la ‘valorizzazione’ di numerosi beni immobili, fabbricati e terreni, siti nell’isola Palmaria.

Grazie al ‘protocollo’, una serie di beni è passata al patrimonio del Comune di Porto Venere, ‘al fine di avviare il loro processo di valorizzazione’, per la ‘riqualificazione ambientale e lo sviluppo turistico’.

A leggere il ‘protocollo’ c’è veramente di che tremare per la sorte dell’isola, che vi è definita ‘un prodotto innovativo e di alta qualità nell’offerta turistica internazionale’ che si vorrebbe dotare – con l’avvio del consueto ‘tavolo tecnico’ – di fognature, gas, strade, strutture per la nautica, centro convegni oltre – ovviamente –  di ‘nuove forme di ospitalità e turismo sostenibile’. E ti pareva…

Il ‘protocollo’ e il successivo ‘Masterplan Palmaria 2019’ che ne rappresenta la puntuale filiazione, denunciano senza pudore le vere finalità dell’operazione ‘Palmaria’, manifestate a suo tempo dalla componente politica regionale.

L’assessore Scajola parlava per l’isola di un ‘futuro da Capri’, mentre il Presidente Toti si dichiarava felice di contribuire a un progetto ‘di grandissima qualità capace di diventare un faro sul mercato internazionale.’ Vorremmo fare di Porto Venere – aveva aggiunto –la Capri della Liguria’.

Evidentemente, Toti e Scajola non si sono mai fatti traghettare da Porto Venere al piccolo approdo offerto da un’isola ancora miracolosamente selvatica, non molto diversa da come – a metà dell’ottocento – la descriveva il diplomatico inglese Timothy Yeats Brown, che vi dimorò per un paio d’anni, probabilmente per spiare la realizzazione della nuova base navale della Spezia, e che volle ricordare quel luogo incantato dando a sua figlia il nome di Palmaria.

Si assiste oggi al tentativo di portare avanti quello sciagurato disegno. Un nuovo intervento si prospetta, avallato a spada tratta dal Sindaco di Portovenere Matteo Cozzani (‘per incidens capo di gabinetto del Presidente Toti): piscine,33 cabine, un nuovo ristorante, zona fitness, solarium. La popolazione, mai consultata, e le organizzazioni ambientaliste sono insorte, ma tutto sembra pronto per fare dell’isola la nuova Capri della Liguria.

Palmaria, addio?

MM

Articolo scritto dalla redazione de La voce del Circolo Pertini 

N.d.R: L’opinione degli autori non coincide necessariamente con quella della Redazione. 

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