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The limit to growth
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I limiti della crescita di un pianeta finito (seconda parte)

Leggi “I limiti della crescita di un pianeta finito (prima parte)

 

Il rapporto stilato negli anni ’70 dall’Università di Boston, intitolato “The Limit to growth“, prendeva in esame i risultati di decine di migliaia di simulazioni di calcoli eseguiti per la prima volta con l’impiego di un computer .

Il libro fu molto criticato sin dalla sua pubblicazione poiché attaccava i principi fondamentali dell’economia occidentale. Tutti gli esperti in scienze economiche si infuriarono e lo stesso New York Times, sotto la spinta di questa indignazione diffusa dedicò la prima pagina a questo argomento a firma dei tre più quotati economisti americani che in sintesi bollarono il contenuto del rapporto come una vera idiozia.

Nonostante questa affrettata aggressione, il libro dal punto di vista editoriale fu un vero successo e si impose presto all’attenzione internazionale con tutto il suo carico di domande senza risposta venendo tradotto in 30 lingue. Le copie vendute superarono i 10 milioni.

Il contenuto del rapporto fu preso molto sul serio dai movimenti ambientalisti che già da anni condividevano preoccupazioni molto simili.

Tuttavia la politica si dimostrò scettica rispetto alle conclusioni a cui giungeva poiché di fatto lo studio poneva in discussione le previsioni di crescita continua dell’economia dei paesi industrializzati instillando un senso di pessimismo e preoccupazione.

Più semplicemente la visione finale di questo rapporto non coincideva con i piani di sviluppo del presidente Reagan e dei paesi più industrializzati. Quindi ebbe inizio una campagna di critica feroce al suo contenuto. Un sentimento che rapidamente si diffuse anche in Europa e da lì in tutto il mondo.

La critica travolse anche gli stessi autori di questo studio i quali si difesero strenuamente sostenendo che quei risultati erano frutto di elaborazioni analitiche e non opinioni di addetti ai lavori.

In pratica il libro si limitava ad informare il lettore che nell’ipotesi di una crescita continua nei cinque settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti, consumo delle risorse naturali) l‘umanità avrebbe raggiunto i limiti naturali dello sviluppo entro i successivi cento anni a causa di un incontrollabile declino sociale e industriale.

La terapia che veniva prospettata era quella di modificare la metrica dominante che mette, ancora oggi, la crescita al primo posto.

In altre parole, una volta compreso che le risorse non possono essere disponibili in maniera infinita sarebbe stato necessario contingentare la distribuzione delle risorse determinando una condizione di stabilità dei consumi che tenesse conto della capacità dell’ambiente di rinnovarsi autonomamente.

Veniva richiesta una maggior sobrietà nei comportamenti dei singoli e dell’economia nel suo insieme.

No quindi al declino sociale ed economico incondizionato. E neanche a un ritorno al Medioevo, come qualcuno polemicamente profetizzava, quando si evocava la decrescita.

Ma piuttosto – come dice il filosofo economista francese Serge Latouche – “bisogna prepararsi ad un atterraggio morbido piuttosto che ad una picchiata improvvisa“.

L’ipotesi della decrescita (felice) verso lo stato stazionario rimane lo scenario più plausibile.

La parola chiave è (e deve essere) sobrietà!!

fine seconda parte…

Walter Pilloni

Divulgatore Ambientale

 

Leggi anche “I limiti della crescita di un pianeta finito (prima parte)

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Info Walter Pilloni

Affermato Imprenditore, da anni porta avanti la missione di divulgatore ambientale. Laureato in Giurisprudenza, ha pubblicato centinaia di articoli su clima e ambiente, realizzato 3 libri e un programma tv. Per le sue frequentazioni dei mercati asiatici, è stato nominato Ambasciatore di Genova nel mondo. E' consigliere municipale medio ponente di VINCE GENOVA.

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