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Anselmo Cachorro 42 43
In copertina Saverio Rampin, senza titolo, 1990

Anselmo Cachorro, paragrafi 42 & 43

Il giorno seguente c’erano nuvole basse. La pioggia cadeva sottile in silenzio, e l’umidità che avvoltolava ogni cosa penetrò nella cute di Anselmo Cachorro. E per la prima volta da quando gli segarono il gesso, avvertì un fastidioso e insistente dolore al polso sinistro. Ti fa male, domandò la bambina. No, le rispose. Mi prude soltanto. Bugiardo, gli sorrise ordinando a Faustino di preparare un impacco di fango. Per poi mettersi a piangere appena lui ritornò con tre impacchi da viaggio. Mentre invitava Cachorro a raggiungere Bar nel salone. Dove scoprirono dalla bocca del nonno che dovevano andarsene. Dove, chiese Bar davvero stranito. Dovete fare gavetta, rispose il nonno. Ogni piazza può essere buona, ogni strada e ogni taverna, Andate, suonate, e tra un anno tornate da me. Se sarò ancora vivo e voi meno acerbi allora vi aiuterò di sicuro. Aiutare in cosa, domandò Anselmo Cachorro. A incidere un disco, no? Prima però vi serve una ricca colazione. Anselmo Cachorro accarezzò la bambina, e poiché gli sembrava inconsolabile si accucciò per parlarle all’orecchio. Stai tranquilla le disse, croce sul cuore che tra un anno esatto ci rivediamo. Ma voglio partire col tuo sorriso, non col tuo pianto. La bambina annuì. Tirò un respiro profondo, e si asciugò gli occhi e le guance con entrambe le mani. D’accordo sospirò infine, ma a una condizione. Terrò io il diario di tua nonna. D’accordo, sospirò a sua volta Anselmo Cachorro. Adesso possiamo fare colazione? Sì, disse la bambina di fronte alla RETAS. La classica colazione della magica, inquietante ma solare isola di ZURETTA. Buona RETAS a tutti, augurò Faustino scoprendo il coperchio di avocado e papaia, uova e salame, frittata e gamberetti, pane fresco e tostato, zucchini saltati in padella con aglio ortica e cipolline, riso di BULTA, succhi d’arancia e di ananas, rum della costa e naturalmente il caffè di LAMBO.

Mentre mangiavano in silenzio, Anselmo Cachorro pensava all’amatissima nonna che lo aveva cresciuto e nutrito. Si chiedeva se le sue dita fossero ancora avvinghiate ai fornelli come ai comandi di un razzo. E se la sua bara, anziché sottoterra, fosse decollata davvero. Svolazzando dapprima sui tetti di SALMI LITURGI, per poi puntare di colpo verso l’alto dei cieli. La vide volare lungo il fiume sino al paese, volteggiare sulle case e il mercato, e colpire tutti quanti con la sua ombra radente costringendoli a sollevare il naso all’insù. I bambini correvano lungo le vie inseguendo la bara e toccandone l’ombra sul selciato o sui muri. Uno sciame di suore in visita alla basilica incominciò ad agitarsi muovendo qua e là senza senso. E in quel parapiglia alcune di loro si scontrarono cadendo per terra, Gli operai che riparavano il tetto del municipio scapparono a nascondersi dentro il solaio. Il parroco la guardava sconvolto, tenendosi al cordone come all’ombelico del suo Signore. Il sindaco si affacciò alla finestra sporgendosi troppo, e se i due consiglieri non l’avessero tenuto sarebbe precipitato di certo. Alcune vecchie ghignavano, altre muovevano la testa con sdegno. Ci fu anche qualcuno che prese il fucile da caccia per impallinare la bara. Ma per quanto mirassero bene, l’amatissima nonna schivava ogni colpo. Poi puntò dritta la Basilica dell’Orma Santissima. Sembrava decisa a schiantarsi nel suo campanile. La gente tratteneva il fiato e il respiro. Da tanto non partecipavano di un evento coi fiocchi. La bara volava veloce come un falco in picchiata. Ormai mancavano pochi secondi allo scontro. C’era già chi vedeva la campana cadere e fare un buco profondo. O chi invece vedeva il campanile oscillare e abbattersi a destra. Qualcuno pregava in ginocchio. Qualcun altro nel palmo di mano. Noooo, gridava il trio di perpetue che all’ombra di quel campanile ne aveva combinate parecchie. Sìììì, pensava il più vecchio contadino di SALMI LITURGI a cui avevano confiscato la terra dove sorgeva l’Orma Santissima. Ma la bara non lo sfiorò neppure il campanile. Rallentò sino a fermarsi contro ogni legge della fisica. E dopo aver dato un colpetto di coda alla campana della chiesa,producendo un suono malinconico e arioso simile al canto di un’oca selvaggia quando vola verso terre lontane,si impennò al sole e sparì per sempre allo sguardo di SALMI LITURGI. Anselmo Cachorro sorrise pensando che appena superata l’atmosfera, la bara si sarebbe incendiata e l’amatissima nonna avrebbe proseguito a salire avvinghiata ai fornelli. Un po’ bruciacchiata e annerita sul viso, ma col suo ghigno di sempre, Finalmente libero di avvicinarsi alle stelle che metteva in posa dall’aia col suo mattarello.

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Info Roberto Baghino

Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

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