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Mastelli: dalla Valle Armea per biorivitalizzare i coreani (e non solo loro…)

Chi l’avrebbe mai detto che nel disordinato fondovalle del torrente Armea, tra Sanremo e Arma di Taggia, tra centri commerciali amati dai turisti dell’Est Europa, cimiteri, isole ecologiche e aziende di servizi pubblici si “nasconde” un’eccellenza dell’imprenditoria italiana al femminile.

Vero che i dirigenti sono uomini ma le menti-guida (che hanno anche scelto i dirigenti maschili) sono quattro donne: una madre, Maria Claudia Torlasco, e tre figlie diverse tra loro per indole e carattere ma unite e convinte nel governo del gioiello di famiglia.

Il gioiello si chiama Mastelli, è un’azienda di respiro internazionale nel settore farmaceutico ed estetico.

 

I suoi prodotti raggiungono una trentina di paesi dall’Europa a Singapore e sono apprezzatissimi in Corea del Sud.

Mastelli è nata dopo la guerra per volontà del suocero della dottoressa Torlasco, che era venuto a Sanremo negli anni Trenta da Ferrara per dirigere una farmacia nel centro città. Fu richiamato in guerra, finì prigioniero americano in Grecia, da lì scappò e tornò a piedi a Sanremo.

Riprese la sua attività e un giorno un conoscente di Montecarlo gli propose di prendere la concessione per l’Italia di un prodotto che si faceva in Francia: estratto di placenta umana a base di DNA. Una cosa moderna che serviva a far ricrescere le cellule e che veniva usato come cicatrizzante.

Da qui venne l’idea di utilizzare questo prodotto come materiale ricostruttivo a fini ortopedici ed estetici.

Perché il DNA fa ricrescere le cellule più in fretta, è un accelerante della ricostituzione cellulare, e ragionandoci su si comprese che oltre alle cicatrici si possono aiutare altri organi umani che necessitano di ricostruirsi, come un osso dopo un’operazione, ad esempio.

Ma il successo internazionale (“da vergognarsi un pochino” dice sorridendo la dottoressa Torlasco) arrivò dalla medicina estetica.

Quando “il nonno” farmacista fondatore dell’azienda morì la direzione passò al figlio – medico all’ospedale di Imperia – e alla nuora (la dott.ssa Torlasco) che divenne direttore tecnico.

In settant’anni di attività il prodotto si è evoluto.

In origine era letteralmente un brodo di placenta umana bollita, che poi veniva filtrata (i vecchi filtri di carta in un imbuto…) e si metteva nelle fiale. L’azienda aveva una rete di congelatori nelle sale parto di vari ospedali italiani, da Como a Palermo, e un camion che faceva il giro d’Italia per raccogliere le placente.

Ma negli anni Novanta venne deciso, a livello europeo, di vietare l’uso di organi umani per realizzare prodotti farmaceutici per evitare il rischio di infezioni (erano gli anni della grande diffusione dell’Aids e del “morbo della mucca pazza”).

Il prodotto di Mastelli fu sospeso nel 1997 per rischio per la salute pubblica, e anche se dopo un anno e mezzo di istanze e discussioni in sede ministeriale venne ufficialmente riconosciuto come processo di lavorazione non a rischio, l’azienda aveva ormai deciso di abbandonare la placenta.

Era pronto il piano B con un’altra materia prima in grado di fornire DNA.

Una materia, se possibile, ancor più inimmaginabile della placenta per i profani: lo sperma di trota.

Si iniziò  con la collaborazione di allevamenti del Parco del Ticino – un ambiente naturale di particolare purezza e scarsità di inquinamento – e ora ci si rifornisce nei pochi allevamenti che tengono trote maschio (la troticoltura sembra essere un altro settore professionale ricco di sorprese per chi non è addetto ai lavori, ma non è questa la sede per approfondire), soprattutto in Danimarca e in Trentino.

Negli anni Duemila si è pensato di iniettare lo stesso principio attivo sotto le rughe per favorire la biorivitalizzazione.

Il procedimento di preparazione del prodotto è naturalmente segreto e brevettato (si parla di Polinucleotidi HPT, Highly Purified Technology). E il concetto informatore è che l’acido ialuronico è un egregio riempitivo (un “filler”) ma i suoi effetti sono temporanei.

Invece il prodotto della Mastelli stimola la ricostruzione delle cellule, che è permanente.

In azienda si lavora con due turni al giorno sette giorni a settimana, ci sono 75 dipendenti e 17 interinali  per un totale di 92 persone.  Una bella realtà nel panorama lavorativo non sempre facile della Liguria.

Si producono fiale iniettabili (Placentex, è stato mantenuto il nome storico) per cicatrizzazione di lesioni cutanee acute e croniche, poi fiale-siringhe preriempite da iniettare nelle rughe e infine una serie di prodotti per ortopedia, iniettabili nelle articolazioni, contro usura e danni alle membrane articolari, molto utili per i danni a lungo termine che subiscono gli appassionati della corsa sollecitando troppo le articolazioni.

Adesso l’azienda è gestita dalla terza generazione: le tre figlie della dott.ssa Torlasco, Silvia, Laura e Giulia.

Ma ad esse si affiancano, per scelta unanime delle quattro donne, alcuni manager con esperienza internazionale in direzione aziendale (due arrivano dalla Pfizer, mica bruscolini). E anche se vivono a Roma, a Pisa e a Londra trascorrono due settimane ogni tre a Sanremo.

Segno evidente, penso io, che, anche se quasi nascosta in un angolo poco evidente del Ponente ligure, la Mastelli gode davvero di stima internazionale se arrivano addirittura da Londra per lavorare qui. Ed è anche grazie a costoro se l’azienda è molto attenta al “welfare”, ai bisogni dei dipendenti.

Un aspetto anche questo che pone Mastellli a livello delle grandi aziende internazionali.

Il successo internazionale è una bella cosa ma non deve servire per riposare sugli allori. Sono, infatti, in corso i lavori per realizzare un laboratorio di ricerca tutto aziendale per fare ricerca di base sui prodotti a DNA.

Chiedo chi sono i concorrenti, in giro per il mondo. Mi si risponde che non esiste una concorrenza vera, almeno finché nessuno comprende il processo di fabbricazione HPT brevettato.

Esistono piuttosto contraffazioni, roba diversa che viene presentata con confezioni e nomi quasi identici (forse una cosa un po’ come il Parmesan degli americani…).  “Comunque” mi si dice “noi siamo i primi, gli altri se verranno saranno solo imitatori“.

Chi lavora in Mastelli e non ha ancora trent’anni dice che questa azienda è un riferimento importante per i giovani liguri che trovando lavoro qui non sono costretti ad andare in altre regioni o all’estero.

Considerando che siamo la regione più vecchia d’Italia (che è quasi come dire del mondo), chiunque riesca a trattenere i giovani a lavorare in Liguria compie un’opera meritoria a prescindere da cosa produce, vende ed esporta.

Il sito web, molto ricco di informazioni, è www.mastelli.it.

Grazie a Maria Claudia Torlasco e alle giovani leve dell’azienda, le dott.sse Giulia Garello e Claudia Cerruti

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Info Gianni Dall'Aglio

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Genovese, per ragioni familiari divido (anzi, raddoppio) la mia vita tra Genova e Sanremo. Dopo la laurea in Geologia ho lavorato all’Università di Genova ma da più di vent'anni collaboro con case editrici locali e nazionali come autore di libri, guide, articoli su turismo, storia, arte e scienze; sono Direttore Responsabile del Gazzettino Sampierdarenese, socio del Club per l'UNESCO di Sanremo e delegato regionale del FAI, Fondo Ambiente Italiano. La mia famiglia comprende anche cinque gatti e un numero quasi incommensurabile di alberi di bosco e piante da giardino.

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