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Anselmo Cachorro 40 41
In copertina Saverio Rampin, senza titolo, 1990

Anselmo Cachorro, paragrafi 40 & 41

Vuoi portarmi a registrare bendato? Le domandò ignaro che la sua prima volta in saletta sarebbe diventato un famosissimo aneddoto. Anselmo Cachorro entrò invece con gli occhi sgranati. Pensando al sogno che fece durante quelle tre notti. In cui i libri lanciati da adulti e bambini nella gabbia di Oskar Galapagos si ammassavano vicino all’albero secco. Sotto il copertone dove dondolava una scimmia. Ma appena la scimmia saltava giù per mangiarli, un vento tremendo le impediva di farlo. E quando la scimmia si grattava la testa in mezzo ai libri che le turbinavano intorno, adulti e bambini ridevano a gambe piegate, mentre Anselmo Cachorro li supplicava di smettere con un campanaccio che nessuno sentiva. Per questo scrisse una lettera a Oskar Galapagos chiedendo notizie, oltre a raccontargli le sue senza tacere del sogno. Poi lo ringraziò di tutto ciò che gli aveva insegnato. Aggiunse l’indirizzo a cui poteva rispondere, e spedì la lettera sbuffandoci sopra. Così come un’ora più tardi sbuffò sopra il diario dell’amatissima nonna defunta. Che ripose in valigia nonostante la schiumosa acquolina. La stessa con cui dopo due settimane di registrazioni in saletta aprì il telegramma di Oskar Galapagos. Magari mi tirassero libri, eviterei di rubarli. Ma se accadesse davvero, spero che l’ugola del tuo campanaccio se ne stia sempre muta. O mi stai forse implorando di riservarti una gabbia nello zoo di QITAPECE? OH PORCO MONDO, sbuffò Anselmo Cachorro con l’acquolina incollata al palato. Leggendo l’ultima frase in cui Galapagos ridacchiava un saluto ai disturbi del nonno. Che contraccambiò il suo saluto davanti alla tela di un uomo accucciato. Ma a differenza degli altri, scoprì in quell’istante Cachorro, non era in castigo. Forse nemmeno accucciato, pensò. E si diverte facendo specchio a chiunque, col suo sorriso più beffardo di un boomerang. È Oskar da giovane? Chiese infine Cachorro. Sì, rispose Faustino. Hai ritratto anche LUI? In cambio di libri e impacchi di fango, disse Faustino togliendo di bocca al padrone le parole sbagliate. Poiché confuse nome e pronome, per poi scusarsi undici volte appena si accorse della sua irritazione. Mentre Anselmo Cachorro cercava LUI negli altri dipinti senza riuscire a scovarlo. Dato che gli uomini avevano tutti due mani. Dove l’hai conosciuto? Domandò il nonno. Sulla riva del fiume quando è morta mia nonna. Ti ha insegnato a pescare? Sì, ma anche a fare dei nodi. Allora dimostralo, disse Faustino dandogli un pezzo di spago. Ti bastano? Chiese Anselmo Cachorro. Sì, però non sai riconoscerlo. Scommettiamo che invece ci riesco? Ci sto, sorrise Faustino. Se perdo ti do la mia villa. Se vinco mi dai il diario di nonna Sofia. D’accordo? No, rispose Bar. Bisogna aspettare il notaio. Lo faccio io, esclamò la bambina. Quanti anni hai? Nove. Che giorno è? Venerdì. Mattina o sera? Pomeriggio. Sei certa dell’identità di chi scommette? Sì. Conosci l’uomo che Cachorro dovrà riconoscere? Mai visto in vita mia. Però so qual è il dipinto. Anche se mischiassimo i dipinti come carte? No. Allora puoi fare il notaio, ammiccò Bar soddisfatto. Bene, ridacchiò la bambina scrivendo su un foglio qual era il dipinto. Poi infilò il foglio dentro una busta. La sigillò con la ceralacca del nonno, e vi impresse l’impronta del pollice. Ecco, disse dopo averla chiusa nel cassetto dello scrittoio. La chiave la tengo io sino al verdetto. Quanto tempo diamo a Cachorro? Quarantasei ore, rispose Bar. Siete tutti d’accordo? Esclamò la bambina. E poiché nessuno fiatò, lei mise agli atti il loro tacito assenso. Ordinò al maggiordomo di prepararle una merenda salata, e uscì dal salone per precedere gli altri in saletta. Ma varcata la soglia l’aggredì un’ansia assai notarile. Così ritornò allo scrittoio, dove chiese a Cachorro di firmare la clausola secondo la quale, nel caso vincesse la villa, lei suo nonno e Faustino avevano il diritto di viverci ancora cent’anni.

Non mi serve la penna, le disse lanciando in aria la clausola ridotta in coriandoli. Se vinco la villa la regalo al notaio. A me? Domandò la bambina. Sì, croce sul cuore rispose Cachorro. Adesso però vorrei stare da solo con questi dipinti, se non vi dispiace. Dobbiamo andare in saletta, gli ricordò il maggiordomo. Ci raggiungerà dopo, tagliò secco il nonno. Giurando di restituire quel diario senza sfogliarlo né leggerlo. Credi di avere già vinto? Gli chiese il notaio mentre Anselmo Cachorro elogiava il nonno in silenzio. Poiché dimostrava per l’ennesima volta di possedere ricchezza e nobiltà d’animo. Non è mica facile quando hai più milioni che peli, gli aveva detto un giorno Galapagos. Dato che sono rarissimi gli uomini che usano i soldi per accrescere la propria potenza, invece di ingrassare il loro potere. Pensò Anselmo Cachorro davanti a una donna che gli sembrava Aglaia Vozducha. E che in effetti era lei parecchi anni prima di fondersi col misero dio soffocante. Gli confermò il nonno in un anello di fumo. Ma chi sono le altre persone? Si chiese Cachorro appena rimase da solo. Convinto di essere nella cerchia di amici dell’amatissima nonna defunta. Sei tu? Disse poi alle mani di un uomo. Oppure tu? O nessuno di voi, e la bambina ha imbustato un dipinto qualsiasi. Prestandosi al gioco di una falsa scommessa. No, la sua clausola non era fasulla. Aveva davvero paura di lasciare la villa. Quindi chi è il pescatore? E perché ha entrambe le mani se l’ha persa quand’era ragazzo? Mentre qui sono appesi degli uomini, anche se giovani. Forse è come lo vedeva mia nonna, e l’indizio che cerco è nella mano sinistra. Rifletteva Cachorro cantando in saletta finché non improvvisò io lo so, chi sei tu, tu che punti, le stelle, con la mano mancina, e sorriso di granchio, è per questo, che stai, in castigo, a tuo agio, tra Vozducha e Sofia. Ho vinto? Domandò Anselmo Cachorro. Sì, rispose il nonno togliendo le parole di bocca a Faustino. Che uscì indispettito con la risata del padrone sul collo. Nonché smanioso di fare uno scherzo all’intera combriccola. Anche se il nonno, in realtà, si accorse subito dello scambio di quadri. E che tra Vozducha e Sofia non c’era il dipinto di LUI, ma l’amante con cui giocavano insieme a GUANTALCO finché non gli sussurrarono addio, senza di te ci divertiamo di più. Però non disse nulla, e mentre il notaio dava le chiavi della villa a Cachorro, pensava chissà se è ancora vivo o se è morto in esilio? È ancora in esilio, bisbigliò il maggiordomo togliendo le parole di mente al padrone. Oltre a infilare la classica pulce in un orecchio di Anselmo Cachorro. Che restituì le chiavi al notaio dicendo, chi è questo qui? OH PORCO MONDO, sbottò il notaio con le guance infuocate. Poiché a rispondere il vero avrebbe tradito se stessa. Quando affermò di non riconoscere i dipinti mischiati come carte da gioco. È Octavio Pinzera, disse allora Faustino per sviare gli sguardi dalla sua padroncina. Il frate poeta? Domandò Bar sbigottito. Poeta e ruspante, ridacchiò il nonno in un anello di fumo.

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Info Roberto Baghino

Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

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