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Piazza Galileo Ferraris
disegno di Martina Musio

Piazza Galileo Ferraris, gli strani effetti del magnetismo

Io spero di vedere presto la fine di qualcuno di loro e osservare

come i vermi attaccheranno quella loro sterilità salvaguardata a lungo (Ernest Hemingway)

 

Le dico ehi ragazza è questa Galileo Ferraris? Lei mi guarda un po’ così come si guardano i cavalli quando ti spaventano, perché io me ne intendo di cavalli e di spavento, ebbene lei mi scruta come un cavallo e dice perché lo vuoi sapere?

Domanda imbarazzante avrebbe detto Josh, quello che fa il barman determinato nel senso del tempo intendo ma lui è più timido di me perciò avrebbe detto imbarazzante.

Io invece ho detto pioggia ho detto e lei allora li strabuzza ancora di più i suoi occhietti azzurri, colore un po’ troppo kitsch per certi visi così passo oltre quel fastidio mattutino ma non so perché mi volto indietro, forse per il magnetismo che aleggia in piazza Galileo Ferraris e la guardo sculettare proprio bene,

brava brava penso a fior di labbra prima di seguirla senza volerlo sotto il sole che mi scortica mentre lei cammina slava sotto il mio sguardo un po’ toccante dato che si volta ogni sei passi meno uno a controllare se la seguo perché le piace se la seguo in questa piazza neanche a debita distanza, ma anzi sempre più vicino attratto da non so bene cosa visto che tutto in lei mi dà fastidio incluso ciò che oscilla e pulsa ma non posso smettere di farlo,

e così la seguo finché tac tac sentono i miei e i suoi orecchi mai così vicini per la prima volta in vita loro sopra capezzoli drizzati che si vogliono congiungere gli uni agli altri, costringendomi a piegare le ginocchia sino a starle vis a vis finché la sua lingua slava non si appiccica alla mia senegalese

allora penso a quando studiavo fisica alle medie e dico senza dirlo maledetto magnetismo mentre i suoi occhietti kitsch tralucono il contrario gonfi come sono di umidità da salmo, al punto che adesso è lei a spaventare me perché se i suoi occhi scoppiano non saprei davvero cosa fare

ma per fortuna passa un tizio che afferra tutto al volo afferro anche le mosche e i collari delle signore ammicca frugando le mie tasche e la borsa della slava per poi dire tutto qua? Tutto qua?

Grida veramente offeso tanto offeso che ci spinge forte in terra io di qua e lei di là separati ma storditi così che adesso è lui l’arraffatuttoalvolo a spaventarsi, state bene?

State bene ci chiede era un po’ che non succedeva dice fermi non muovetevi che il magnetismo passerà intanto che racconto la storia di aretha, jukebox di cristallo regina dell’inno,

lui ferito dappertutto da un’ebbra trasfusione vorrebbe por mente all’onda sonora melodiosa e sciancata e gridare il suo tributo all’-oh grande e singolare – el dorado reel nonché a te dio malconcio e personale, ma lei non può, lei che è guida di chi una guida segue, non può, non ha la schiena, non può…

sotto neri floreali ventilatori da stazione ferroviaria, ombre di foglia di fico e porcherie che trovi solo nei caffè aperti tutta notte s’ingrossano come arcate e come medicine i battaglioni-armonica dei codardi risentiti, ossa e acqua passata mentre quanto più intensi più forti i gemiti e le braccia dell’impresario di pompe funebri che con un unico bacio appassionato fa prove di scena fin dal crepuscolo addentrandosi nei cespugli con qualche nemico prediletto e mettendosi a spezzettare francobolli mentre pazzoidi postini fanno ciao con la mano al dottore e al villano c’è bisogno di ben altra ambizione familiare per sapere che la mamma non è una signora…

aretha aretha sente dire tutto il mio corpo mentre finalmente mi rialzo e bye bye dico alla slava ai suoi occhi kitsch ancora dilatati con le mani che mi formicolano e gli orecchi ronzinanti

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Info Roberto Baghino

Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

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