Via Gian Battista Monti
disegno di Martina Musio

Via Gian Battista Monti: l’artista di San Girolamo, dell’alloro e del veleno

a Barabaus

Di Gian Battista Monti, artisti genovesi, ne esistono due. Il primo fu allievo di Luciano Borzone e morì di peste nel 1657. Il secondo, invece, a cui è intitolata la strada a San Pier D’Arena, morì nel 1823 a Roma “dopo dieci giorni di atroci spasmi e dolori celebrali”.

Aveva ventisei anni, era talentuoso e amante della ricerca del colore e della forma. In un suo scritto, Ezio Baglini ricorda che Gian Battista Monti eseguì in venti giorni un San Girolamo in atto di penitenza, vincendo il concorso indetto dall’Accademia romana di San Luca.

Fu Antonio Canova a “cingergli il capo con una corona d’alloro, com’era in uso per testimoniare il massimo dell’onore”. Mentre le atroci sofferenze celebrali dovute probabilmente a meningite, vengono anche imputate a un avvelenamento per gelosia e invidia. E leggenda dice che il suo aguzzino morì il giorno dopo precipitando in un burrone.

San Girolamo, l’alloro e il veleno. Potrebbero essere gli ingredienti di un editor per il solito noir di successo.

Ma a noi non interessa. Noi passeggiamo in Gian Battista Monti tirandoli via come tre petali di un’unica corolla.

Di San Girolamo, traduttore della Bibbia dall’ebraico al latino, non basta la lunghezza di una strada per parlarne. Però possiamo ricordare che c’è quello scrivente di Caravaggio di cui dicono, accostandolo alle pitture fiamminghe, che appare come una natura morta.

Io ho sempre odiato il titolo o l’espressione natura morta. E spesso anche i risultati. A meno che chi la dipinge non dipinga la propria anima morta, ma questo è un altro discorso. Il San Girolamo nello studio di Jan van Eyck sembra annoiato più che trasognato, e di conseguenza mi annoia. Come il leone-gattino ai suoi piedi. Perché una bestia a cui è stata tolta una spina dalla zampa deve perdere la propria alterità?

Del San Girolamo penitente di Leonardo mi affascina moltissimo un piccolo particolare, e cioè quell’unico dente che spunta dal labbro superiore impedendo alla bocca di essere soltanto un buco nero. A volte penso che quel dente sorregga l’intero dipinto.

Del Girolamo di Antonello da Messina dico solo che se lo tengono ben stretto a Londra insieme a tutti i suoi simboli. Inclusa la coturnice che allude alla verità di Cristo.

Per quanto riguarda l’alloro, caro Barabaus, ti consiglio di toglierlo a fine cottura e di non ingerirne un pezzetto neanche per sbaglio, poiché dicono che possa ostruire o addirittura perforare l’intestino.

E se vuoi bere un cioppino a San Francisco, di cui l’alloro è uno degli ingredienti fondamentali, sappi che l’alloro californiano non è considerato vero alloro.

Se invece ti ferisci, l’alloro può fare rimarginare più velocemente le tue ferite. Di Dafne e della corona dei medici laureati nell’antica Grecia ne sai quanto me, ma ciò che potrei ancora spifferarti su questa pianta, oltre al fatto che il suo olio volatile si chiama cineolo, è la ricetta di un risotto all’alloro con mandarino e mandorle.

Ascolta bene, tu prendi 30 grammi di foglie di alloro e dopo averle lavate e asciugate le frulli a perfezione in 200 grammi di olio di girasole. Fai bollire l’infuso di olio e foglie per 1 minuto e lo passi in un colino foderato con carta da cucina. Poi raffreddi l’infuso in una ciotola immersa nel ghiaccio, e tosti 400 grammi di riso a secco e fiamma viva per 2 minuti.

Insaporisci con un po’ di vino bianco, e ricopri con l’infuso cuocendo sempre a fiamma viva per 12 minuti. Appena tolto dal fuoco sciogli nel riso 50 grammi di burro e altrettanti di Parmigiano. Infine cospargi il tutto con olio di alloro, e porti in tavola con scorza di mandarino e mandole a lamelle.

E il veleno? Mi chiede Barabaus. Il veleno ce lo giochiamo ai dadi, gli rispondo. Anzi no, lo lasciamo ai filosofi e alle spie.

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Info Roberto Baghino

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Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

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