Anselmo Cachorro 18 19
In copertina Saverio Rampin, senza titolo, 1990

Anselmo Cachorro, paragrafi 18 & 19

Dal primo all’ultimo, rispose Galapagos. Dove li prende i soldi per rubarli? Li fabbrico. Li fabbrica? Come la grappa. La grappa si distilla, replicò Anselmo Cachorro. Allora li distillo. Un distillatore di soldi? Soldi buoni, eh? Mica falsi. La smetta di prendermi in giro. Io? Domandò Galapagos con le mani sul petto. Mi dica chi è, per favore. Pensavo l’avessi capito. Me lo dica lei. Sono un filosofo. Un filosofo? In carne e spirito, ragazzo. Quindi è così che si guadagna da vivere. No, per vivere rubo. Non ha paura di finire in prigione? Ho rubato anche quella. Cioè? Ogni cosa che ho l’ho rubata. Compresa la casa. Ma perché ruba? Per essere dispari. L’unica alternativa sarebbe un sostanzioso vitalizio. Un vitalizio? Ti sei già dimenticato sostanzioso. Mi scusi, sussurrò Anselmo Cachorro. Figurati, succede a tutti. Le dispiacerebbe parlare come mangia? Lo sto facendo, ragazzo. O vuoi che parli come mangi tu? Ho indovinato? D’accordo, ci proverò disse rimboccandosi le maniche. I filosofi sono quotidianamente depredati, e siccome non si può farsi derubare da poveri, rubo per essere abbastanza ricco da farmi derubare. Anche se è difficile stimare il valore esatto di quel che mi derubano. E io, nel dubbio, rubo tanto. A chi li ruba i soldi? A chiunque me lo chiede. Le chiedono di derubarli? Sì, di persona o per lettera. Cioè? Consigli e ragguagli, ragazzo. Allora la pagano, sbottò Anselmo Cachorro. Certo che mi pagano, ma per me è come derubarli tanto sono futili e ignoranti. Hai capito? Domandò infine Galapagos. E poiché Cachorro annuì tirò un sospiro di sollievo. Si srotolò le maniche. Appuntò i gemelli d’oro nei polsini. Sollevò coi pollici le sue bretelle a righe, e con quell’aria sorniona e insolente che lo rendeva sgradevole a molti, guardava la faccia ancora imbambolata di Cachorro. Finché stufo del silenzio disse, ti sei accorto che avevo il tuo stesso accento mentre parlavo come mangi? Quale accento? Quello di SALMI LITURGI, e quale se no? Sospirò bussandogli in testa dove aveva bussato l’avorio, nell’identico punto dove un tempo lo baciava sua nonna per augurargli buon sonno e felice risveglio.

Ti ho fatto male? Domandò Galapagos. No, non è niente rispose. Sicuro? Soltanto un ricordo. Ti sembra niente un ricordo che fa lucidi gli occhi? Guarda, ha svegliato i miei libri. Lo incalzò Galapagos. Dice davvero? Certo che dico davvero. E adesso? Domandò Anselmo Cachorro. Adesso stai qui sino al prossimo treno per LAMBO. Quando passa, gli chiese. Se non arriva in ritardo, tra settantadue ore. Sempre che tu non preferisca alloggiare giù a TRUNCHO. Col rischio però di incontrare sai chi. Potrei partire con una corriera, disse Anselmo Cachorro. Allora devi uscire di corsa. Parte tra dieci minuti, esclamò Galapagos mostrandogli l’ora nel suo cipollone d’oro e brillanti. Frutto di chissà quale consiglio o ragguaglio, pensò Anselmo Cachorro prima di chiedergli è l’ultima? Chi può saperlo, sbuffò da filosofo. In ogni caso devi andartene subito. Perché? Perché il mio invito è scaduto. Ma io, tentò di dirgli Anselmo Cachorro. Tu cosa? Lo zittì Galapagos. Prendi la valigia e vattene. La strada la conosci. Invece no, resto qui finché non arriva il treno. Perfetto, ce n’è uno tra mezz’ora. Per LAMBO? No, per GUANTALCO. Io non ci torno indietro. Avanti o indietro non è affar mio, sbuffò indicando la porta con un disprezzo che gli scatenò la voglia di colpirlo. Ma Oskar Galapagos sussurrò, non ti conviene. Vado su a riempire la vasca, e quando scendo non ti voglio rivedere. Aspetti, esclamò allora Cachorro. Io avevo paura di accettare il suo invito. È la verità? Sì, è la verità. Fu così che Galapagos riaccolse Anselmo Cachorro, e durante quei giorni gli raccontò di antichi filosofi, mentre lui ascoltava interrompendolo spesso. E quando arrivò il treno per LAMBO, Anselmo Cachorro rimandò la partenza di altri tre giorni. Poi rimandò ancora innumerevoli volte, e a forza di rimandare passarono i mesi. In cui oltre agli antichi filosofi, Galapagos gli raccontò anche di quelli di mezzo e di quelli di qua. Secondo la sua personalissima suddivisione in quattro grandi insiemi. Includendo se stesso nel quarto, tra i filosofi al di là. Ma tu sei ancora vivo, obiettò Anselmo Cachorro. Al di là, sbuffò allora Galapagos. Hai capito? Sì che ho capito, rispose. E siccome apprendeva alla svelta, imparò anche a sbuffare di qua e di là. Con quell’aria sorniona e insolente che da lì a pochi anni avrebbe fatto impazzire il suo pubblico. Ma adesso, in quella casa sui colli di TRUNCHO, sbuffava soltanto davanti a Galapagos non appena lo esortava a cantare. E se invece cantava, sbuffavano entrambi ogni volta. Finché un bel giorno Galapagos disse ascoltami bene, Anselmo Cachorro, io sbuffo perché cantando mi annoi. Tu non ci sei quando canti. Sparisci come se bastasse la voce. Ma le voci che bastano le hanno svezzate le mani. Perché canti con le mani in tasca? Non sai dove metterle? Ci sono tanti posti in cui metterle. Perché sempre in tasca? Non puoi cantare senza le mani. Non ancora, se è ciò che vuoi fare davvero. Sono le mani, Cachorro, le mani, non gli occhi, lo specchio dell’anima. Un uomo può avere gli occhi languidi mentre le sue mani ti uccidono. Rispondi, lo incalzò Galapagos. Quante volte hai visto tua nonna con le mani in tasca? Mai. Anita Loi? Mai. Il pescatore? Mai. Lo sai perché? Perché sono inseparabili dal resto. Dal resto di cosa, Cachorro? Del loro essere. Bravo, proprio così. E quante volte hai visto me? Tante. Quando? Quando pensi camminando. Ecco dunque la mia domanda, lo incalzò ancora Galapagos. Quali pensieri nascondi mentre gorgheggi? Sempre lo stesso. Sicuro? Sì, sono sicuro. Non dirmelo, fammi indovinare. Canteresti su un ring circondato da pugili? Neanche morto, rispose. Allora incomincia a morire, nel frattempo che ti organizzo l’incontro.

Leggi Anselmo Cachorro, paragrafi 16 & 17

Leggi Anselmo Cachorro, paragrafi 20 & 21

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Info Roberto Baghino

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Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

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