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Giovanni Ricciardi
Giovanni Ricciardi

Giovanni Ricciardi e l’ubiquità dell’arte

Violoncellista di fama internazionale, Direttore artistico per l’Italia della New York Classical Music Society, e Ambasciatore di Genova nel Mondo, Giovanni Ricciardi si racconta a Roberto Baghino, autore della rubrica ViaDicendo.

Partiamo dalla musica

C’è una frase di un monaco giapponese del 1200, Nichiren Daishonin che dice “Posso immaginare la vostra fede come un gioiello magico che immerso nell’acqua torbida la rende limpida”. Questo è anche l’effetto della musica e in generale della bellezza dell’arte nella nostra vita.

Ogni volta che ci troviamo di fronte a un’opera d’arte, la nostra vita reagisce in profondità e gioisce, il suono appartiene all’uomo da sempre. La musica è pratica meravigliosa che permette di guardarsi dentro, di ascoltarsi e riflettere sui suoni che produciamo e in che modo essi entrano in relazione con gli altri.

Per me la musica è una ricerca senza fine, ogni giorno provo a fare meglio, non mi interessa stupire ma comunicare e per fare questo è necessario continuare a sfidarsi nel presente guardando al futuro.

Giovanni Ricciardi
L’attesa prima di iniziare a suonare

C’è una fotografia in cui siedi in attesa col tuo violoncello, come se fossi nel vuoto o nell’attimo in cui il pubblico sparisce appena si inizia a suonare

Il nostro lavoro è fatto in grande maggioranza di assenza di pubblico, di studio. I concerti sono fotografie che ci permettono di osservare come stiamo lavorando, ricercando.

Quell’assenza di pubblico, che è scolpita dall’occhio esperto del fotografo, ricorda proprio la creazione o gli attimi in cui ti immagini o ti chiedi come reagirà il pubblico alle tue scelte.

Un attimo in cui il tempo si ferma e in cui sei solo con te stesso di fronte a una materia incredibilmente vasta. Uno stop che serve per crescere.

La fisicità del violoncello

Abbracciare il violoncello mentre suoni è come abbracciare un corpo vivo.

Roland Barthes scrive, a riguardo della musica di Schumann, che nella sua musica percepisce un corpo fremere.

La stessa sensazione la ho quando suono. Certo penso alla musica ma la relazione più importante è il rapporto del mio corpo che interagisce con il corpo del violoncello, una sorta di danza in cui ogni forzatura viene riportata in modo fedele.

Ci sono musicisti che sempre, quando qualcosa non va durante un concerto, scaricano la colpa sullo strumento o sul liutaio che non ha fatto bene la messa a punto. In realtà lo strumento è un amplificatore di noi stessi e perciò è sempre a noi stessi che possiamo chiedere qualcosa in più.

Basti pensare a quanti musicisti nel nostro campo fanno uso di farmaci betabloccanti per superare la paura del pubblico, ormai è diventata una prassi comune. Una sorta di “anestesia” che rivela un problema profondo nella relazione fra la musica, il nostro ego e le aspettative.

Fondamentalmente la musica porta gioia, l’ansia deriva da un rapporto non felice con questo mestiere. Un conto è essere emozionati, un conto è dover prendere una pillola per potersi esprimere.

Nella vita di un artista non è sempre facile mantenere la determinazione e non farsi sviare dalle critiche.

Penso a Paganini e a quanto fervore e interesse c’è adesso per la sua storica figura, il concorso internazionale a lui dedicato sta di nuovo registrando un grande successo, ma in passato, per Paganini non fu sempre così.

Paganini fu terreno fertile di dicerie e leggende da mercato, utili a chi, non potendo non riconoscere il suo grande talento, mise in giro tutta la storia del “Patto col Diavolo” per cercare di sminuire la sua arte.

Fu incarcerato a Genova e poi si trasferì lontano dalla sua città, dove ritornò nel 1832 quando iniziò la composizione dei suoi famosi Capricci per violino solo.

Niccolò Paganini nacque a Genova nel 1782 in un antico quartiere popolare nel cuore della città che costeggiava le mura del Barbarossa (XII secolo). Questo rione nel ‘900 fu oggetto di una radicale operazione di restyling urbanistico, e alla fine degli anni’60 di una modifica del piano regolatore che sacrificò definitivamente l’antico quartiere per dare vita a un nuovo centro direzionale (Centro dei Liguri).

Al Museo Massena di Nizza sono ancora conservati i calchi delle mani del Maestro Niccolò Paganini, realizzati all’indomani della sua morte (avvenuta il 27 Maggio 1840).

I francesi, seppur con gusto macabro, hanno salvato i calchi delle mani del genio, oggetto di studio, e grazie ai calchi si possono vedere le falangi del maestro consumate dalle corde del violino.

A Parma, dov’è sepolto, gli hanno dedicato un auditorium. Le istituzioni genovesi, invece, con il sindaco Augusto Pedullà (DC) demolirono la sua casa natale che era situata in Passo di Gattamora, l’intera via e tutto il quartiere dov’era nato.

La casa di Paganini fu presidiata ogni giorno dai residenti della zona. Le gru demolitrici, raccontano alcuni anziani di Sarzano che da ragazzini parteciparono ai picchetti, riuscirono a spuntarla solo con un blitz notturno nel 1971.

La casa di Paganini venne acquistata dalla curia genovese, tramite la Società immobiliare San Gallo s.p.a. che aveva sede in Liechtenstein, al di sotto del suo valore (come tutti gli immobili della zona, lasciati cadere nel degrado proprio per poterli poi acquistare a prezzi inferiori).

Questa avviò poi la costruzione del Centro direzionale dei Liguri che costò 60 miliardi di lire prestati dalla Carige, mentre la società Cemar si occupò, il 3 luglio 1969, della demolizione lasciando solo la facciata fino al primo piano con l’edicola seicentesca.

Il resto della facciata venne demolito la sera del 13 settembre 1971, con mazze e picconi

nonostante nel nuovo piano regolatore fosse stato promesso di non sacrificare la casa di Paganini, sostenendo mendacemente che sarebbe stata risparmiata e inserita in un giardino.

Poteva essere salvata con la Legge n. 1089 del 1939 sulla Tutela delle cose d’interesse Artistico o Storico. L’architetto del Comune, che si occupava delle Belle Arti disse che la casa era in fase di “disintonacatura” e che doveva rimanere qualche traccia, mentre la dottoressa della Sovrintendenza ai Beni Culturali aveva promesso di far svolgere un sopralluogo.

La demolizione della casa provocò l’ira degli abitanti che cercarono invano di fermarne la distruzione. La società San Gallo s.p.a. fallì e in seguito lasciò uno strascico giudiziario, la targa del 1883 che era sulla casa di Paganini venne in seguito ritrovata in un magazzino.

Un aneddoto su Niccolò Paganini

Il celebre compositore rifiutò il bis, dopo un’esibizione davanti al re Carlo Felice a Torino, pronunziando la famosa frase ancora oggi intesa come espressione di arroganza “Paganini non ripete“. Quando in realtà il genio suonava senza traccia, proprio per questo motivo non era in grado di ripetere, e dando tutto se stesso, spesso non ne aveva neppure la forza.

Per questo fu espulso dal Regno e tutte le sue future date annullate. Penso che adesso sia il momento di rimboccarci le maniche per far sì che Genova diventi quella capitale europea che è per vocazione risorse e bellezza, e magari anche di proteggere e valorizzare gli artisti e le loro creazioni, siano esse di qualsiasi forma d’arte, finché sono in vita.

L’Arte è in grado di costruire relazioni importanti per la nostra città e insieme al comparto turistico può addirittura autofinanziarsi creando quel circolo virtuoso denominato “economia circolare”. Però ci vogliono idee e fatti concreti.

Marketing e arte

Mi fanno sorridere quei politici che si fanno fotografare con personaggi del jet set che spesso grandi artisti non sono, ma piuttosto ottime macchine da marketing.

Creare un ritmo artistico parte dallo slancio culturale, dalle idee e poi anche dal marketing – con scarso contenuto culturale e molto marketing nascono iniziative ridondanti e a mio avviso poco utili.

Prima di spargere ai quattro venti un’iniziativa artistica bisogna crearla ed è questo il fattore più importante.

Per attrarre i giovani, persone che vengano a studiare e vivere a Genova, bisogna costruire un ritmo, un impulso culturale che sia attrattivo, non solo per il suo involucro ma soprattutto per la sua essenza.

Per esempio, nel campo della musica classica a Genova è necessario costruire una realtà post laurea che è mancante. I giovani artisti hanno bisogno di occasioni concrete e di inserimento nel mondo del lavoro, perché l’arte è un lavoro spesso sottostimato e ancora più spesso banalizzato col termine “spettacolo” usato al posto di cultura. Come per il marketing, esiste un marketing culturale ma il marketing non è Cultura.

In Italia basta avere una chitarra in mano e siamo tutti artisti (anche se a grandi linee l’arte è per tutti ma esiste la professionalità), in realtà dal Conservatorio al percorso post laurea passano lunghi anni in cui vedi le giornate trascorrere dal mattino alla sera chiuso in una stanza col tuo strumento, ed esci solo per andare a lezione o a fare concerti.

Non parliamo poi delle spese da sostenere per acquisto e manutenzione degli strumenti, con la differenza che quando un architetto ci chiede 2 o 3 mila euro per una pratica ci sembra una cosa giusta, quando invece un musicista chiede la stessa cifra per un recital, apriti cielo.

La cultura o meglio la bontà della cultura è l’asse centrale.

La cultura si può manifestare anche senza marketing ma non è probabilmente vero il contrario o meglio, i “fenomeni da marketing” esistono eccome ma la traccia che lasciano nel tempo è limitata.

Grazie al marketing è possibile promuovere un’opera d’arte o un artista, ma è possibile anche sdoganare per buono chi del buono non ha. Tramite l’arte invece le persone rivelano la loro vera essenza, senza filtri o sofisticazioni. Sono due livelli completamente differenti anche se possono interagire.

Il virtuale

Il virtuale e i social sono tutti strumenti importanti se non si perde di vista che prima viene il rapporto reale, e che i social sono un complemento, un mezzo, non un sostituto.

Un esempio semplice: sulla bacheca di Facebook puoi mettere qualsiasi foto ma se pesi 100 chili e ritocchi le tue foto in modo da far intendere che ne pesi 50, la tua illusione dura poco. Stessa cosa per i musicisti e gli artisti in genere – la vetrina virtuale può essere un buon mezzo per fare pubblicità alla propria attività, ma non uno strumento per far vedere di essere ciò che in realtà non si è.

Non si può cambiare la realtà a livello profondo con Photoshop, ci si può solo illudere. Ho avuto la fortuna di studiare il violoncello in un momento storico in cui internet e i social non esistevano, e il telefono non suonava quando stavo studiando. La prima connessione internet l’ha realizzata lo CNUCE di Pisa nel 1994.

Non esisteva questo profondo e martellante caos di messaggi, news il più delle volte parziali, allarmanti e monetizzate. Quando ascoltavamo un disco o una registrazione non c’erano pubblicità di Youtube a metà del brano e a sorpresa, e la qualità dell’audio non era 128 o 320 kb ma molto superiore.

Questo non vuol dire che non bisogna utilizzare e apprezzare gli strumenti odierni, ma occorre ricordarsi che nella vita di un artista è l’essenza che importa non l’apparenza. Non sono i follower che determinano la valenza di un artista, non necessariamente, i follower si comprano anche a milioni. Tutto ciò è business non arte.

Musica e politica

La Cultura è e deve restare trasversale rispetto a ogni schieramento politico. Nella Cultura esiste la meritocrazia e così bisognerebbe pensare anche per la politica, anziché negare le idee giuste solo perché si appartiene a uno schieramento politico differente.

Questo è il grande inganno: ci sono le news, le bufale, le antibufale, un sistema che fa schierare la gente, e in questo carosello programmato si perdono di vista i punti importanti per il nostro presente e futuro, e non ci si cura dell’esperienza del passato. Un esempio chiaro nella nostra città è il Ponte Morandi.

Al di là di ogni schieramento politico non si può non ammettere che il ponte è stato ricostruito in tempo record, perché? Perché gli Amministratori locali hanno lavorato bene. Il Sindaco Bucci ha lavorato senza fermarsi un momento, con un peso addosso enorme e facendo valere le nostre istanze a Roma nella veste di Commissario Straordinario, senza mai mollare la presa. E questa, al di là di ogni schieramento politico di provenienza, è una cosa che per onestà intellettuale deve essere riconosciuta. Questo vuol dire lavorare per costruire una Genova che vince.

L’Italia è fra le prime in Europa per infrastrutture iniziate e mai terminate. Anche in mezzo a schieramenti politici deve valere la regola della meritocrazia esattamente come in campo artistico.

Nell’ottobre 2020 sei stato nominato dal Sindaco “Ambasciatore di Genova nel Mondo”

 Sì, ho iniziato a suonare il violoncello che avevo poco più di 5 anni, a 20 mi sono diplomato al Conservatorio Paganini e subito dopo, grazie al maestro Michael Flaksman, che mi ha invitato prima a fare la specializzazione in Germania e dopo molte volte a insegnare alla Hochschule di Mannheim dove aveva la cattedra di violoncello, e presentato in molti importanti festival, ho intrapreso la carriera concertistica.

Adesso ne ho quasi 53 ed è stato certamente un riconoscimento importante.

Essere nominati ambasciatori vuol dire soprattutto lavorare per la nostra città, mettere in campo le nostre conoscenze e relazioni per rendere Genova attrattiva a livello internazionale.

Attualmente siamo 129 Ambasciatori, coordinati dal nostro collega Giuseppe Franceschelli e suddivisi in aree per competenza. Anche questa realtà, unica in Italia è stata un’idea del Sindaco Bucci per costruire altri preziosi “ponti” che possano portare a Genova cultura, arte, investimenti, turismo, oltre a fare apprezzare i nostri tesori al mondo intero.

Ho vissuto anni a Londra, in Spagna e Germania e girato il mondo, per me Genova rimane la città più bella, con infinite potenzialità che vanno coltivate e ampliate e mi sembra che stiamo andando in questa direzione.

I prossimi concerti di Giovanni Ricciardi

Dopo la pausa imposta dall’emergenza sanitaria il mondo si è risvegliato con una grande voglia di musica dal vivo.

A parte alcune master class sto preparando due tournée, una a Seul e l’altra in Giappone dove a novembre, nella famosissima Tokyo Opera City Hall suonerò un recital per violoncello solo con musiche di Bach, Cassadò, Pritchard e Dall’Abbaco.

Fra l’altro sto lavorando per portare in primavera il Gala Concert della New York Classical Music Society proprio a Genova.

Inoltre sono molto contento di pubblicare su Liguria.Today queste fotografie inedite scattate da Marco Dragonetti e Rosanna Ponsano che fanno parte di un progetto importante e che sono state scattate, in tempi non sospetti, in quello che adesso è il padiglione Jean Nouvel per le vaccinazioni.

Beethoven diceva “Dove le parole non arrivano, la Musica parla”.

L’Accademia d’Archi Italiana “Antonio Janigro”

Dedicata al grande violoncellista e direttore d’orchestra Antonio Janigro (1918-1989), è un progetto iniziato insieme a Michael Flaksman, e che prosegue da venticinque anni con lo scopo di divulgare la tecnica del violoncello da cui provengono molti illustri violoncellisti.

Il mio obiettivo è portare a Genova la sede stabile dell’Accademia, che è rivolta non solo al violoncello ma a tutti gli archi, in modo da offrire l’opportunità di un percorso post laurea e un interscambio con le università musicali europee per gli studenti liguri.

Nonostante le tante difficoltà, abbiamo la presunzione e i “numeri” per donare questa opportunità a Genova (www.antoniojanigro.it).

Giovanni Ricciardi al violoncello
Giovanni Ricciardi al violoncello

 

Giovanni Ricciardi con il suo violoncello all’interno del Padiglione Jean Nouveau

 

Alcuni Concerti di Giovanni Ricciardi:

1 CONCERTO PER GENOVA SOLISTA

2 GENOVA CAPODANNO 2016

3 IRAN RASA CHAMBER ORCHESTRA

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