Anselmo Cachorro 10 e 11
In copertina Saverio Rampin, senza titolo, 1990

Anselmo Cachorro, paragrafi 10 & 11

 

Della quale non conosceva figura. Dato che l’amatissima nonna defunta non l’aveva neppure abbozzata. Limitandosi a scrivere bestia in un punto imprecisato della via, mentre fingeva un vuoto di memoria. Che importa, una bestia è una bestia pensò Anselmo Cachorro convinto di scovarla. Ma dopo alcuni andirivieni, si ritrovò di nuovo sotto la vergine segnata. Dove rimuginava che la bestia era stata certamente rimossa. Forse da un sindaco o un prefetto. Se non da un vescovo. Nel frattempo passò una donna col suo bambino. Che si girò alla vergine per farle le linguacce. Sei impazzito? Urlò la madre. Chiedi subito scusa. Uffa, disse il bambino inginocchiato. Ti sembra il modo di scusarsi? Tieni, brutta bestia che non sei altro. E dopo il manrovescio sulla nuca, lo trascinò per i capelli sino a un cancello. Anselmo Cachorro sorrise ancora un po’ quando sparirono. Poi diventò serio. Si girò spalle alla vergine, e imboccò la via in balia di un’intuizione. Sicuro di trovare la bestia che cercava incisa su una targa. Anziché raffigurata in un’effige. Sulla prima che vide c’era scritto Arturo Paloma Avvocato. Sulla seconda Rodrigo Velas & Figli Spedizionieri. Sulla terza Aglaia Vozducha Maestra di Danza. Sulla quarta Isaac & Groucho Tappeti Pregiati. Sulla quinta Luisito Luisito fu Luis Notai in Guantalco. Sulla sesta Helenio Scopigno Dentista. Sulla settima Angelo Herrera Veterinario e Ginecologo. E sull’ultima Irina Pascucci dalle Dieci alle Ventitré. A quel punto Anselmo Cachorro decise di fare una pausa per rifocillarsi del giusto. Entrò in un’osteria, e si accomodò vicino alla finestra che dava sulla via. Così che poteva continuare a osservarla, mentre rifletteva su quelle targhe. Chiedendosi quali scartare per ovvi motivi temporali. E quale, tra le superstiti, meritasse l’appellativo di bestia. Ma chi era la bestia, si disse. La persona o l’attività che svolgeva? O tutte due insieme? Lo spedizioniere più vecchio potrebbe aver perso o rubato alla nonna qualcosa di molto prezioso. Il notaio defunto falsificato una vendita. La matrona del bordello attaccato la sifilide a un amore giovanile della nonna. Il dentista è una bestia suo malgrado, ma non è certo quello di allora. A meno che non ha lasciato la sua targa per vezzo o nostalgia. L’avvocato potrebbe essere lo stesso. I venditori di tappeti sono un’incognita. La maestra russa pure. Quanto al veterinario e ginecologo, credo faccia il paio col dentista. Se la nonna avesse pronunciato una sola volta il nome, avrei già scoperto chi è la bestia. Poi fece cenno di pagare. E mentre l’oste gli porgeva il conto, Anselmo Cachorro saltò dalla sedia dicendo invece sì, l’ha pronunciato. Quando mi raccontava storie di angeli bestiali. Allora corse dalla targa di Angelo Herrera, piantò i talloni in terra, e incominciò a contare i passi. Cento sempre dritti, quarantadue a sinistra e altrettanti a destra, infine ancora sedici a sinistra. Ecco si disse, il portone è questo. Non mi resta che bussare.

Chi sei? Domandò la vecchia che apriva il portone. Sono Anselmo Cachorro. Anselmo chi? Il nipote di Sofia. Quale Sofia? Quella di SALMI LITURGI, rispose. OH PORCO MONDO, esclamò la vecchia. È lei che ti manda? Non lo so. Come fai a non saperlo? Non mi ha mai detto di venire da lei. Allora perché sei venuto? È la prima cosa che ho fatto appena uscito di prigione. Eri in prigione? Sì, ma per guarire. Da cosa? Mi hanno sparato senza motivo. Chi spara ce l’ha sempre un motivo, tagliò secco la vecchia. Può darsi, sussurrò Anselmo Cachorro. Può darsi un corno. Cosa vuoi da me? Niente, ero soltanto curioso di vederla. Bene, adesso che mi hai vista gira i tacchi e fila. Aspetti, le disse mentre chiudeva il portone. Quand’ero piccolo, la nonna aveva disegnato la sua casa e una mappa per arrivarci. Tua nonna era una pazza, ridacchiò la vecchia sbattendo il portone. Non è vero, urlò Anselmo Cachorro. Non è vero. E poiché urlava e bussava, la vecchia aprì uno spiraglio per dirgli stai calmo, ragazzo. Com’è la mia casa? Anselmo Cachorro la descrisse con le parole dell’amatissima nonna, e la vecchia commossa nascose il suo pianto dietro il portone. Per questo Anselmo Cachorro non vide la sesta delle cose da fare per lei. E quando infine gli permise di entrare, lui non ne aveva più voglia. Allora lo afferrò per un polso sussurrando hai ragione, ero io quella pazza. Senza tua nonna sarei ancora rinchiusa in quel manicomio. È stata lei a farmi fuggire e salvarmi. Nei tuoi occhi c’è il suo stesso lampo. Che lampo? Hai fatto bene a venire da me, gli rispose. Sono lo specchio in cui potrai riconoscerlo. Poi lo condusse nella stanza da bagno. Dove controllò la ferita mentre si riempiva la vasca. Se ti brucia resisti, che è ancora infiammata. Disse versando un miscuglio di erbe. E prima di uscire dal bagno, lo fece giurare croce sul cuore di non dirle mai se sua nonna era viva o defunta. Anselmo Cachorro si calò volentieri nell’acqua calda e verdastra. Ma il bruciore lo drizzò subito in piedi. Allora strinse i bordi della vasca per inzuppare la ferita come faceva da bambino coi biscotti, e alla decima flessione, da quel filo di ricordi sbucò la nonna che diceva prendi fiato porcellino, ti butto sotto anche la testa. Quando riemerse sentì cantare come non aveva mai sentito. Chi è questa sirena, si chiese col mento a pelo d’acqua. Lasciandosi cullare dal canto misterioso che leniva il suo bruciore. Poi si rivestì. Scese silenzioso i gradini della scala. Felpò nel corridoio sino all’entrata del salotto. Strisciò ancora qualche passo, e inciampò nell’angolo rialzato di un tappeto. La vecchia si girò verso di lui e disse grazie, era tanto tempo che non cantavo. Sei tu in quella fotografia? Le domandò seduto in terra. Sì, ero io. Se lo eri lo sei, sorrise Anselmo Cachorro mentre traduceva la sua firma nella fotografia. E temendo di irritarla come irritò il pescatore disse ti prego, Anita Loi, insegnami a cantare. La vecchia chinò il viso come fa di solito chi piange. Ma in quel gesto così comune, fatto però da Anita Loi, Anselmo Cachorro avvertì qualcosa che non riusciva a definire, e scartata ogni parola si accontentò di averla vista. Grazie, disse allora Anita Loi a viso largo. Lo farò croce sul cuore.

Leggi Anselmo Cachorro, paragrafi 8 & 9

Leggi Anselmo Cachorro, paragrafi 12 & 13

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Info Roberto Baghino

Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

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