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Moda usato, boom di vendite

Moda: il second-hand passa in serie A, mercato da 40 miliardi

La moda dell’usato sta dettando tendenza. Gli acquisti di second-hand hanno registrato un’impennata portando a una crescita incredibile di questo comparto.

 

 

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La moda dell’usato fa il boom di vendite? Comprare abiti pre-posseduti è la nuova tendenza? Il settore dell’abbigliamento sta cambiando, soprattutto dopo la diffusione della pandemia. In questi mesi di emergenza sanitaria lo shopping si fa sempre più online e molti negozi fisici hanno chiuso i battenti. Tra i cambiamenti del comparto emerge l’abitudine all’acquisto di capi di seconda mano. Questo settore, secondo Boston Consulting Group, varrebbe 40 miliardi di dolllari a livello globale. Inoltre è prevista una sua crescita nei prossimi anni tra il 15% e il 20%.

Se prima i capi usati erano puntati solo da soggetti desiderosi di risparmiare, oggi non è più così. Chiusi nelle proprie abituazioni durante il lockdown, molti di noi si sono resi conto come spesso si accumulino troppe cose uguali tra loro. Nelle catene dell’abbigliamento infatti vengono offerti capi che rendono la moda omologata. L’usato permette invece di acquistare modelli unici che consentono di distinguersi con il proprio stile.

A tutto questo si unisce la crescente sensibilità degli acquirenti verso le tematiche ambientali. Il settore dell’abbigliamento è la seconda industria più inquinante a livello globale. Con i suoi effetti lede il pianeta e le persone. I modelli produttivi delle grandi catene impongono la produzione di 52 collezioni all’anno offerte a prezzi stracciati. Questo comporta l’utilizzo di materiali di bassa qualità inquinanti per il pianeta e pericolosi per la nostra pelle. Inoltre, per abbassare i costi di produzione al minimo, i capi vengono realizzati da manodopera soggetta a condizioni di lavoro inique e retribuita a salari bassissimi.

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Moda dell’usato: anche i grandi brand puntano sui capi di seconda mano

 

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La moda dell’usato non solo sta attirando l’attenzione dei consumatori, ma anche dei brand di lusso. Questo permette agli acquirenti di accedere a prodotti di alta gamma a prezzi maggiormente accessibili. E’ così possibile scovare pezzi unici dal sapore vintage, differenziando in tal modo il proprio stile, senza dover investire somme elevate.

I big brand sono approdati nelle piattaforme più amate dal pubblico dedicate al second-hand. Da Vestiaire Collective, a Vinted a Depop. Quest’ultima, fondata in Italia da Simon Beckerman, con il sostegno dell’incubatore d’imprese veneziano HI-FARM, è stata acquistata di recente dal colosso Etsy per 1,625 miliardi di dollari. Zalando di recente ha invece lanciato  un nuovo servizio dedicato alla vendita e all’acquisto di abiti di seconda mano.

Un grande cambiamento per tutto il settore del fashion. In passato la moda dell’usato infatti era considerata spesso un mercato di serie B. Soprattutto per quei capi che non rientrano nella denominazione di vintage. Per essere considerato vintage un modello deve avere un’anzianità superiore ai 20 anni. In questi mesi entrambi i filoni del second-hand, sia vintage che usato, hanno dettato tendenza.

 

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Un elemento che sta contribuendo a questo cambiamento inoltre è la nuova tecnologia della blockchain che permette agli acquirenti di tracciare il capo, avendo così una garanzia sui prodotti acquistati. Ora non resta che assistere all’evoluzione di questo comparto del fashion che permette di ridare vita ad abiti altrimenti destinati alla discarica.

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Info Virginia Grozio

Classe 1990, sono laureata in Informazione, editoria e giornalismo presso l'Università degli Studi di Genova. Dopo il mio percorso di studi ho intrapreso la strada del giornalismo, collaborando con testate cartacee e online. Grande appassionata di moda e tematiche sociali, mi sono specializzata negli anni nel filone del green fashion. Ho organizzato eventi nell’ambito e mi sono occupata della comunicazione digitale per svariate realtà. Eclettica e piena di idee, da sempre credo nell'importanza di inseguire i propri sogni.

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