Via del Molo
disegno di Martina Musio

Via del Molo: tra scambi commerciali, poesie e….fantasmi

In principio fu il Mandraccio, l’insenatura naturale luogo di scambi e commerci tra Liguri Etruschi e Greci di Marsiglia. Poi venne l’oppidum, a protezione del Mandraccio e delle genti, privo però del confine sacro tipico dell’urbe. Infine il punico Magone distrusse rabbioso ogni cosa, ma dalle ceneri nascerà il Molo che calpestiamo ancora oggi. Io non so in quanti passi si percorra la strada sino a Porta Siberia, ma facciamo così, quando attraverso la Porta smetto di raccontare ciò che questa Via mi ha appena ricordato. Ricca com’è di significati simbolici, reali, e perché no, immaginari.

Circa vent’anni fa aspettavo un fax da Pieve di Soligo. Lo aspettavo da Andrea Zanzotto, poeta “lacaniano” il cui oggetto a dicono fosse il paesaggio, che era già molto vecchio ma ancora molto vivido e lucido. Il fax però non riusciva a inviarmelo per un problemuccio tecnologico – anche i fax sono stati “tecnologia”. Insomma, dopo alcuni tentativi Zanzotto mi telefona e sbotta “PUTTENA GALERA lo faccio inviare domani da mio figlio”.

È chiaro che ogni volta che sento nominare Zanzotto mi risuona nella testa la sua imprecazione urlata nel telefono, ma non solo… il fax arrivò puntuale il giorno dopo, e conteneva una poesia dedicata a Michel David, altro grande vecchio uomo di lettere – nonché il primo a occuparsi negli anni ’60 del rapporto letteratura e psicanalisi, per il quale stavamo organizzando a Genova un omaggio pubblico… ma chi è che sta passeggiando di fronte a noi?

È un famoso psicanalista allievo di Lacan. Proviamo a chiedere a lui cosa corre tra Zanzotto e il suo maestro. In parole semplici, mi raccomando. “D’accordo, ci proverò” dice il famoso psicanalista. “Ho incontrato la poetica di Zanzotto occupandomi del seminario V Lesformations de l’inconscient, perché le due grandi problematiche di questo seminario – la dimostrazione della struttura linguistica dell’inconscio freudiano e la posizione del soggetto, del soggetto dell’inconscio e del grande Altro, trovano una corrispondenza nell’evoluzione del percorso poetico di Zanzotto”.

Vale a dire? “Vale a dire che la poesia non celebra il significato delle cose. La poesia celebra il significante in quanto creatore della realtà. E in Zanzotto si tratta di una realtà scomoda che sbriciola la quotidianità e lascia trasparire un reale insopportabile da sostenere.” Quindi? “ Quindi il vero trauma per l’essere parlante è l’incontro col linguaggio”.

Sta dicendo che in Zanzotto il linguaggio provoca una disgregazione dell’io? “In Zanzotto c’è un progressivo distacco del senso…” ma il famoso psicanalista si zittisce di colpo per un fruscio improvviso sopra di noi. Che sia passato un angelo? No, era il fantasma di Lacan. Ve l’avevo detto che Via del Molo evoca eventi simbolici reali e immaginari. Eccoci però giunti sulla soglia di Porta Siberia, giusto in tempo per leggervi il fax che mi spedì Andrea Zanzotto in onore di Michel David.

Dèmoni ventosi

Dèmoni di gennaio

venti innominabili

sibili di ogni invasione  azzeramento/

e maledette consacrazioni/sanzioni

di oblique glorie per il mondo e oltre –

Mondo che balugini di veglie

eppur rattratto raggricciato

in spore di grigi nitori:

ogni medietà di colori  ogni

travaglio creante di segni

in voi, venti, s’inturbina e in regni

di frantumazioni, sospetti, dispetti si spegne –

ma ritornano quegli stagnamenti

a farsi scatto di serpe

e travaglio creante che quasi si adira nel suo creare

e infine è furia che sta tutta nel suo scomparire

 

“Io non temo più: dèmoni” voi mi dite,

“Io non sto dov’è timore, ma solo dov’è

-per quanto ucciso- amore”

“Io non sto dov’è l’arcano

indice del niente, ma io ne respiro e traspiro”

“Io sto ben al di qua/ben al di là del LUOGO,

sono sconnessione da ogni entità, da ogni

DATO (donato), da ogni sorte”

“Io sono cammino di ciò che a forza di squilibri si libri

in colori grigiori nitori

al più gennaio dei gennai divoratori,

divorazione STUPIDA-UNICA:

 

“Io -SELF- abbattuto sull’irto lettuccio del set

mi lascio sciogliere dai venti

faccio calmo sbranamento e sperpero

faccio spergiuro e idiozia

e v’insegno, venti, la vostra stessa mania

d’essere, infine, frigidi roghi di nuvoleeventi parenti”

“Io sono dèmone, dèmoni non temo: ma ne tremo”

QUI ALBERI ARBUSTI ERBE

QUI SUL SET PARAGGI DI TUNDRE UMBRAE

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Info Roberto Baghino

Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

4 Commenti

  1. Uno sproloquio senza senso e con scarso rispetto della grammatica.
    Un tentativo autoreferenziale di elevarsi a uomo di lettere, restando malinconicamente un modesto elettricista.
    Mi chiedo perché dar spazio a simili inutilità

    • Gentilissimo/a Obi-kenobi,
      La ringrazio per l’interessamento alla rubrica ViaDicendo e per il commento che ha lasciato. Sicuramente stimolante. Come Lei saprà, moltissimi poeti e scrittori, forse la maggior parte, hanno fatto svariati lavori per provvedere al proprio sostentamento. E credo non ci sia nulla di vergognoso in tutto ciò. Detto questo, resto a Sua disposizione per spiegarLe il testo che Le risulta ostico, sia da un punto di vista grammaticale sia del contenuto. Sperando anche che si presenti con la sua vera identità.
      Grazie ancora e buona giornata.

    • Gentile Obi-Kenobi,

      grazie per l’interesse dimostrato nei confronti di Liguria.Today.

      Come Lei ben saprà siamo un quotidiano giovane, ma la voglia di fare non ci manca. Lo testimoniano i nostri magazine, così variegati e ben curati che ogni giorno offrono ai nostri lettori tanti argomenti e curiosità interessanti.

      Magazine come ViaDicendo, new entry della nostra “famiglia”, curato dallo scrittore Roberto Baghino, di cui siamo anche fieri editori di “Anselmo Cachorro”- suo ultimo romanzo da noi pubblicato a puntate – e la cui collaborazione con Liguria.Today ci onora e inorgoglisce.

      Siamo davvero soddisfatti di come Liguria.Today sia cresciuto in questi undici mesi di vita. Tutto merito della nostra Redazione, composta da persone volenterose e appassionate come Roberto, che mettono le proprie energie, il proprio tempo, le proprie conoscenze e le proprie esperienze al servizio del giornale e dei suoi lettori, per far sì che questo bel progetto editoriale possa continuare a migliorare nel tempo.

      A tal proposito, vorremmo informarLa che Liguria.Today è sempre aperta a nuove idee e nuove “mani” volenterose. Pertanto se Lei avesse degli spunti costruttivi da proporre, saremmo ben contenti di ascoltarli e valutarli insieme.

      Nel frattempo, vorremmo invitarla ad un riflessione: dall’alto della protezione che il suo anonimato – un po’ codardo – le garantisce, si sente orgoglioso della misera e gratuita cattiveria dimostrata nei confronti di una persona che – a differenza di chi sa solo criticare – si è messa in gioco per costruire, insieme ad altre persone, qualcosa di bello e di utile alla collettività?

      Tutti leoni dietro le tastiere….

      Cordialmente,
      La Redazione di Liguria.Today

      • Resta da capire cosa di bello stia costruendo il Baghino.
        Il contenuto è solamente autoreferenziale. Utilizza un “disegno” di una sua parente acquisita e cita Lacan oggetto della tesi di laurea della sua compagna, lasciando il dubbio che molto non sia farina del suo sacco.
        Un conto è scrivere per dare un contributo alla conoscenza altrui, un conto è scrivere per compiacere se stessi e il proprio entourage.
        Tristissimo.
        Saluti.
        Ps
        Anche lei non si firma diventando d’ufficio “un leone dietro la tastiera”

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