Via Luccoli
disegno di Martina Musio

Via Luccoli: il nome di una famiglia potente o un luogo sacro agli Dei?

Si dice che i figli di Romolo Lucco mutarono il loro cognome in Luccoli. Dando fiato a una famiglia sempre più ricca e potente. Grazie al sacro commercio di oggetti della Santa Chiesa di Roma. In virtù di un’audace esclusiva suggellata con Leone IX. Che dopo lo scisma d’Oriente si estese anche ai monasteri francesi. Certosini Cistercensi ma soprattutto Cluniacensi, per l’indiscussa abilità nella cesellatura nonché nell’arte orafa e amanuense.

Angeli, anelli, bracciali, brucia incensi, acquasantiere, bibbie rilegate e paramenti, oltre uno sterminato campionario di ex voto in oro e in argento.

Questo fece la fortuna dei Luccoli. Ma con lo scisma d’Oriente iniziò pure la loro rovina.

Perché rivelò il lato oscuro di tale famiglia. Dedita al sano commercio romano, come all’impuro contrabbando ortodosso.

Infatti da quei luoghi importava di nascosto quelle croci, candelabri, turiboli e addirittura ostie lievitate, per venderle a collezionisti o chissà chi. E si dice, sempre negli annali, che furono traditi da un contabile mal pagato. Così che alla fine della fola, la famiglia pagò dazio al Santo Uffizio con la vita.

No… non è vero. I Luccoli non sono mai esistiti.

Spero che nessuno me ne abbia se ho raccontato una storia che non sta né in cielo né in terra. Perché ciò che mi ha trascinato a farlo è opera di magia simpatica e contagiosa, per dirla con James Frazer, che proviene dal nome stesso della via.

Via Lucculi prende il nome dal lucus che vuol dire bosco sacro.

Come quello di Nemi, per esempio, il cui lago era anticamente chiamato lo specchio di Diana. Ebbene, si dice che in quel bosco andasse in scena una strana tragedia. Poiché soltanto uno schiavo fuggitivo poteva diventare sacerdote del santuario di Diana, ma solo dopo aver spezzato un ramo dell’albero che stava nel recinto, acquisendo così il diritto di uccidere il sacerdote in carica. Se ci riusciva, regnava col titolo di re del bosco. Rex nemorensis, appunto.

Chissà se anche il bosco sacro a cui si accedeva da Via Luccoli era teatro di simili omicidi. Ma questa sì che sarebbe una vera storia.

Leggi anche: “ViaDicendo: Via Assarotti”

Condividi su
Spazi pubblicitari Liguria.Today

Info Roberto Baghino

Avatar photo
Scrittore e organizzatore di eventi culturali. Tra le sue pubblicazioni Il sipario di Maissa(2004), Virginia (2006), Atti lunici(2008), Storie di cani (2019). Tra i testi teatrali rappresentati Il sesso di Igor (2007), Puntura (2008). Con Davide Barabino ha realizzato i cortometraggi Scheria(2008), Ecco (2008). Fondatore e redattore della rivista cultura Il Cormorano dal 2000 al 2006.

Lascia un commento

Liguria.Today