“Una terra promessa” di Obama, una lettura piacevolmente inaspettata

Sarò onesta: le biografie e autobiografie non sono il mio genere preferito, anzi, spesso le evito per paura di annoiarmi. Poca suspense e molta introspezione non fanno per me. Perché allora nel momento in cui mi è stato proposto questo libro ho esclamato “CERTO CHE Sì!”, quasi con la stessa foga con cui noi tutti abbiamo esclamato almeno una volta nella vita “YES, WE CAN!” ?
Ecco, probabilmente è stata proprio la potenza di questo ultimo slogan e del ricordo vivido del giorno in cui è stato pronunciato per la prima volta che mi hanno portata ad accettare questo titolo senza pensarci due volte.

“Una marea di americani: le loro bandiere che sventolavano al sole sembravano una corrente oceanica. Promisi a me stesso che avrei fatto del mio meglio per tutta quella gente.”

In questo libro di memorie il Presidente racconta il suo personale cammino verso la democrazia e lo fa catapultando il lettore all’interno dello Studio Ovale della Casa Bianca, fra i corridoi delle piramidi di Giza, nella Grande Stanza del Popolo di Pechino e non solo.

Una volta ultimata la lettura, infatti, ho avuto l’impressione di avere fra le mani non tanto una semplice autobiografia, ma un vero e proprio racconto.
Con una prosa coinvolgente ed elegante Obama racconta i retroscena della sua presidenza e di come quegli otto anni siano stati intensi e molto spesso dolorosi non solo per lui, ma anche e soprattutto per la sua famiglia. Con estrema onestà l’ex presidente descrive la difficile sfida di riuscire a fare convivere il suo ruolo di presidente con il peso delle aspettative di cambiamento e il peso di decisioni sempre più determinanti e moralmente impegnative.

“Tutti questi momenti mi hanno insegnato a vedere il mio Paese attraverso gli occhi degli altri. Mi ricordavano quanto fossi fortunato a essere americano, e che questi doni non erano scontati. Ho assistito di persona all’influenza esercitata dal nostro esempio sui cuori e sulle menti delle persone in tutto il mondo. E tutto questo porta con sé una lezione: la consapevolezza di che cosa rischiassimo ogni volta che il nostro agire non si dimostrava all’altezza della nostra immagine e dei nostri ideali, la rabbia e il rancore che poteva alimentare, il danno che provocava.”

Obama non ha mai nascosto l’amore e l’ammirazione per la moglie Michelle e per le figlie Malia e Sasha, ma in queste intime pagine racconta le insicurezze e gli interrogativi di padre di fronte alla richiesta della figlia di salvare le tigri dall’estinzione (“le tigri sono destinate a estinguersi e ciò sarebbe davvero terribile. E siccome tu sei il presidente, dovresti provare a salvarle”) e di marito incapace di dedicare alla donna della sua vita tutto il tempo che meriterebbe.

Delizioso il passaggio in cui viene descritto l’arrivo del cane Bo e della sua coinvolgente allegria, ma la parte che più mi ha colpita e tenuta incollata alle pagine è quella relativa all’operazione Neptune’s Spearl’azione militare che il 1 maggio 2011 portò alla cattura e all’uccisione di Osama bin Laden. La descrizione dell’impresa dei Navy Seal è carica di adrenalina e fermento, ma quello che mi ha affascinato maggiormente è la descrizione dei dubbi e i timori del presidente che, per la prima volta, assiste in tempo reale a un’operazione militare.

Consiglio caldamente la lettura di questo libro che racconta la coraggiosa odissea del 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America che, questa volta, non lascia a casa moglie e figli, ma anzi si fa guidare da loro insieme al vivace amico a quattro zampe, chiamato non Argo, ma Bo!

La scrittura è semplice e diretta, acuta e accattivante. Ci sono molti passaggi fortemente politici, ma anche altrettanti momenti di piacevole leggerezza e dolcezza che rendono questo libro davvero piacevole.

Olimpia _del blog Le Tazzine di Yoko

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