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Un tavolino, un caffè e una scelta per essere felici, ecco di cosa parla “Finché il caffè è caldo”

Se vi fosse data la possibilità di tornare indietro nel tempo appena il tempo di un caffè, pur sapendo di non poter modificare nessun evento, lo fareste?
“Finché il caffè è caldo” di Toshikazu Kawaguchi parla di una caffetteria speciale, dove tutto questo è possibile. Il suo è un libro che riesce a emozionare con storie semplici, umane, delicate. Qualcuno l’ha definito un libro “scaldacuore” e credo che sia esattamente così, una lettura che si legge in un soffio e ti lascia quella sensazione di tepore di un caffè appena finito.

Appena raggiunta l’ultima pagina credo di aver rigirato il libro tra le mani un paio di volte, con affetto e riflessione. “Finché il caffè è caldo” è indubbiamente un romanzo che lascia qualcosa, non quell’euforia che mi regala tipicamente una bella lettura appena terminata, ma più una sensazione di …consapevolezza. È una lettura che parla di perdita, rimpianti, sacrifici e attese. È una lettura molto giapponese (chi ha letto la Yoshimoto mi capirà), riflessiva, placida, che vuol far soffermare il lettore sull’importanza di dire le cose al momento giusto, di approcciarsi alla vita in modo da non avere rimpianti.

Questo romanzo vi porterà in una piccola caffetteria di Tokyo, dove è possibile tornare indietro nel tempo senza però modificarlo, finchè il caffè rimane caldo nella tazzina. Il tempo è quindi davvero esiguo, ma forse per qualcuno può essere abbastanza.
Fumiko, crede di aver perso l’amore della sua vita, Hirai ha problemi con la famiglia e Kotake ha il cuore a pezzi per il marito a cui è stato diagnosticato l’alzheimer  e comincia a vedere avanzare la malattia. Ognuno dei personaggi ha una questione che lo affligge, a cui forse una piccola consapevolezza potrebbe rasserenare il futuro.

Nelle riflessioni che creano inevitabilmente le vicende mi è venuto più volte da chiedermi se nei loro panni avrei fatto le stesse scelte e ho rivolto a me stessa la fadica domanda “io tornerei indietro?”. La mia risposta è no, non lo farei, ma perché una delle poche cose che ho sempre ripromesso a me stessa è di fare le cose senza avere rimpianti, dove possibile e anche se questo voleva dire risultare fastidiosa per alcuni. E quando frangenti della vita mi hanno messo davanti a momenti difficili questa scelta è risultata essere un salvavita, una consapevolezza in grado di non farti annegare. Ecco, io credo che questo libro voglia proprio sottolineare questo. Nella realtà non esiste una caffetteria in grado di darti una seconda possibilità -anche se solo di alcuni minuti- per cui l’autore invita a soffermarsi sulle scelte che si fanno nella vita, anche le più piccole, spronandoci a dargli un valore, di parlare apertamente. Di spingere se stessi a fare le cose al momento giusto perché il tempo non torna indietro, va sempre e solo avanti.

“Finché il caffè è caldo” è una bella lettura che, oltre ad aver vinto un premio al Suginami Drama Festival, è diventata un’opera teatrale e un film nel 2018 che sarei davvero curiosa di vedere. Consiglio questo libro a chi ha voglia di passare un pomeriggio sul divano con una morbida coperta sulle gambe, vi darà la stessa piacevole sensazione di un sorso caldo ad ogni pagina che girerete.

Yoko _del blog Le Tazzine di Yoko

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